Azemmour
| Azemmour comune | |
|---|---|
| أزمور Azemmur | |
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | Casablanca-Settat |
| Provincia | El Jadida |
| Territorio | |
| Coordinate | 33°17′16″N 8°20′32″W |
| Abitanti | 40 000 (2004) |
| Altre informazioni | |
| Fuso orario | UTC+0 |
| Cartografia | |
Azemmour (in arabo أزمور?, Azmūr; Azamor in portoghese) è una città del Marocco il cui nome originale berbero significa "Le Olive".
Geografia
[modifica | modifica wikitesto]Azemmour sorge sulla riva sinistra del fiume Oum Er-Rbia (Umm al-rabīʿa), a circa 75 chilometri a sud-ovest di Casablanca.
Storia
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Azemmour venne probabilmente fondata dai Fenici o dai Cartaginesi, con il nome di Azama. Era conosciuta dai Romani come Asama. La città acquistò importanza durante la dominazione islamica, in virtù del suo ruolo come centro di scambi commerciali con la penisola iberica. La città conobbe il suo apogeo sotto la dinastia almohade. Non solo costituiva il naturale punto di arrivo dei prodotti agricoli della valle del fiume Oum Er-Rbia, ma anche un porto fluviale collegato ad altri centri della costa del Marocco e della Spagna. Quantomeno a partire dal secondo quarto del XIII secolo Azemmour era una capitale regionale e aveva un suo governatore. Nonostante il successivo calo degli scambi via mare sotto la dinastia merinide, Azemmour viene descritta intorno alla metà del XIV secolo come una città prospera dal cronista Ibn al-Khatib. La città era racchiusa da uan cerchia di mura approssimativamente circolare.
Sebbene fosse una dipendenza del sultanato merinide, Azemmour godeva di grande autonomia. Intorno al 1370 Azemmour divenne di fatto indipendente dai merinidi sotto una coalizione di mercanti e leader tribali dei Banu Sabih. Nel 1486 Azemmour entrò nella sfera di influenza portoghese[1] e gli abitanti divennero vassalli e tributari del re Giovanni II del Portogallo. Manuele I del Portogallo nel 1497 confermò il trattato, i cui termini prevedevano che la città dovesse elargire un tributo in natura di 10000 alose ogni anno. Un armatore portoghese, Rodrigues Bérrio, informò il Manuele I del desiderio di una parte della popolazione di diventare suddita del regno del Portogallo. Nel 1508 Manuele I inviò, basandosi sulle informazioni ricevute, una piccola flotta sotto il comando di João de Meneses per cercare di conquistare la città, senza successo.
Nel 1513 il governatore di Azemmour, Moulay Zayam, espulse alcuni portoghesi dalla città e chiuse la feitoria da questi gestita. Manuele I del Portogallo rispose alla provocazione inviando una flotta di 500 imbarcazioni e 15000 soldati.[2] La spedizione, guidata da Giacomo di Braganza sbarcò a Mazagão (El Jadida) e giuse davanti alla città il 1º settembre dello stesso anno. Dopo una serie di combattimenti, descitti dal cronista Pedro de Mariz nella sua opera, pubblicata nel 1598, Diálogos de Vária história, Azemmour si arrese due giorni dopo, il 3 settembre. L'ingresso in città dei portoghesi si svolse senza spargimenti di sangue. Tra i soldati che presero parte alla spedizione vi fu anche Ferdinando Magellano, in seguito divenuto famoso per avere condotto la prima flotta nella circumnavigazione della Terra. L'esploratore Estebanico, descritto come nativo di Azemmour, prese parte alla Spedizione Narváez.
Dopo la conquista, nella città venne lasciata una guarnigione di circa tremila uomini, sotto il comando di João de Meneses. I fratelli architetti Diogo e Francisco de Arruda progettarono e supervisionarono la costruzione di imponenti opere difensive a partire dal 1513. Nel 1517 venne approvato il Regimento da obra do muro e atalho da cidade dezamor, con il quale si riedefiniva l'assetto urbanistico della città.
Il controllo portoghese sulla città durò per un breve periodo: nel 1541 Giovanni III del Portogallo decise di abbandonarla, insieme a Safi, in seguito alla conquista della Fortaleza de Santa Cruz do Cabo de Gué da parte di Muhammad al-Shaykh, che rendeva difficoltosa la difesa dei possedimenti portoghesi sulla costa meridionale del Marocco. Nel giro di pochi anni i portoghesi abbandonarono infatti anche Safi e Assila. L'evacuazione di Azemmour venne condotta in maniera ordinata tra il settembre e l'ottobre del 1541. La popolazione ebraica venne ridistribuita tra i centri del Marocco rimasti sotto il controllo portoghese, in particolare Tangeri; donne e bambini cristiani vennero rimpatriati in Portogallo, mentre la popolazione maschile cristiana venne ricollocata a Mazagão.
In seguito alla rioccupazione da parte della dinastia sa'diana, la città rimase un centro commerciale di qualche importanza, fino alla proibizione dei commerci con l'Europa ordinata da Mulay Isma'il. Azemmour era, durante il periodo del protettorato francese del Marocco, un piccolo centro abitato la cui popolazione era perlopiù impeigata nella pesca.
Comunità ebraica
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La storia degli ebrei ad Azemmour è antica di molti secoli. Nel 1496 la città accolse diversi rifugiati sefarditi dal Portogallo.[3] La comunità ebraica fondò il proprio mellah nella parte settentrionale della città.[4] Nel XV secolo la città contava circa 20000 abitanti, di cui 2500 erano ebrei, occupati principalmente nella pesca, nell'artigianato e nel commercio.[5]
Nel 1512 Joseph Adibe fu nominato rabbino di Azemmour e fu investito di ampi poteri. La comunità fiorì e membri di spicco includevano membri delle famiglie Adibe, Roti, Valensi, Buros, Rodrigues e Cordilha.
Una concessione di privilegi fu conferita agli ebrei il 14 giugno 1514 e fu fissato un pagamento fiscale annuale. Numerosi marrani furono accolti ad Azemmour, dove poterono ritornare a praticare la religione ebraica. La comunità sostenne finanziariamente e diplomaticamente David Reubeni quando arrivò in Portogallo nel 1525.
Il controllo portoghese sulla città si protrasse fino al 1541, quando fu abbandonata da Giovanni III del Portogallo a causa delle difficoltà economiche della corte portoghese.[6] Il sovrano ordinò l'evacuazione di tutti i non combattenti ebrei ad Arzila, compensandoli per le perdite subite.
La comunità fu ristabilita nel 1780. Le famiglie ebraiche di Azemmour vivevano mescolate alla comunità musulmana, il che portò allo sviluppo di un dialetto arabo non molto dissimile da quello dei concittadini musulmani, a differenza dei correligionari nelle altre città, i cui dialetti urbani presentavano forti caratteristiche pre-hilaliche.[7]
La maggior parte dei membri più ricchi emigrarono a Mazagan nel 1820, dopo che il sultano permise agli ebrei di commerciare nella città. Solo gli artigiani rimasero ad Azemmour. La comunità contava 459 membri nel 1936, scesi a 300 nel 1951.[8] La storia della comunità si è protratta fino agli anni '50 e '60 del XX secolo, quando la maggior parte delle comunità ebraiche abbandonò il Marocco, incoraggiate dall'Agenzia ebraica e dal Mossad. Nel 1968 non rimanevano più ebrei in città.[5]
Ogni anno, nel mese di maggio, migliaia di fedeli giungono in città in pellegrinaggio per visitare il mausoleo di Braham Moul Nesse.[4]
Cultura
[modifica | modifica wikitesto]Attività
[modifica | modifica wikitesto]Le spiagge di Azemmour sono note tra i praticanti di surf e kitesurf.
Eventi
[modifica | modifica wikitesto]Nella città, annualmente nel mese di luglio, si tiene il Festival di Azemmour. Ogni anno, nel mese di maggio, centinaia di famiglie ebraiche giungono in città per visitare il mausoleo di Braham Moul Nesse.[4]
Infrastrutture e trasporti
[modifica | modifica wikitesto]Strade
[modifica | modifica wikitesto]La principale via d'accesso alla città è l'autostrada A1 che unisce la capitale Rabat a Safi.
Azemmour è attraversata dalla strada nazionale 1, la più lunga strada statale marocchina.
Ferrovie
[modifica | modifica wikitesto]La città è servita da una propria stazione ferroviaria posta lungo la linea per Casablanca.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Lhoussain Simour, Recollecting History beyond Borders: Captives, Acrobats, Dancers and the Moroccan-American Narrative of Encounters, Cambridge Scholars Publishing, 19 novembre 2014, p. 55, ISBN 978-1-4438-7142-6.
- ↑ Bergreen, p. 19
- ↑ (FR) Frédéric Abécassis, Karima Dirèche e Rita Aouad, La bienvenue et l’adieu Migrants juifs et musulmans au Maghreb (XVe-XXe siècle), 2010, p. 149, ISBN 978-9954-1-0367-8.
- 1 2 3 (FR) Pèlerinage juif au Maroc #18 : Braham Moul Nesse ou l’éternel protecteur d’Azemmour, su yabiladi.com. URL consultato il 30 maggio 2020.
- 1 2 (EN) Azemmour, su jewishvirtuallibrary.org. URL consultato il 30 maggio 2020.
- ↑ Leonor Freire Costa, Pedro Lains e Susana Münch Miranda, An Economic History of Portugal, 1143–2010, Cambridge University Press, 3 maggio 2016, p. 43, ISBN 978-1-107-03554-6.
- ↑ (EN) Jeffrey Heath, Jewish and Muslim Dialects of Moroccan Arabic, Routledge, 2002, p. 16, ISBN 978-0-700-71514-5.
- ↑ (EN) Michael M. Laskier, The Alliance Israelite Universelle and the Jewish Communities of Morocco 1862-1962, State University of New York Press, p. 227, ISBN 0-87395-656-7.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
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Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su Azemmour
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) Guida viaggi su Azemmour, su virtualtourist.com. URL consultato il 13 dicembre 2007 (archiviato dall'url originale il 19 febbraio 2018).
- (PT, EN) Azemmour [Azamor], su hpip.org.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 128281527 · LCCN (EN) nr93020451 · BNE (ES) XX5438970 (data) · BNF (FR) cb15599138q (data) · J9U (EN, HE) 987007540347605171 |
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