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Culto

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Devoti sikh rendono il loro culto al Tempio d'Oro di Amritsar.

Nell'uso tradizionale, il culto di una religione, indipendentemente dalle sue sacre scritture, dalla sua teologia, mitologia, o dalla fede personale dei suoi credenti, è la totalità della pratica religiosa esteriore. Il culto è letteralmente la "cura" dovuta alla divinità e al suo sacrario. Il termine "culto" deriva direttamente dal latino cultus, che significa "cura, coltivazione, adorazione", participio passato di colere, "coltivare". Tra le osservanze nel culto di una divinità ci sono i rituali, che possono comprendere preghiere e inni recitati o cantati, danze e spesso sacrifici, o sostituti del sacrificio.

Altre manifestazioni del culto di una divinità sono la conservazione di reliquie o la creazione di immagini, come le murti o le icone (termine che di solito indica un'immagine piatta dipinta) o immagini di culto tridimensionali (statue o crocifissi) e l'identificazione di luoghi sacri, cime di colli e di monti, grotte, sorgenti e stagni, o boschi, che possono essere la sede di un oracolo. Queste particolari espressioni del culto sono considerate illecite nell'Ebraismo e nel Protestantesimo perché ritenute contrarie all'insegnamento delle Sacre Scritture.

Il luogo sacro può essere lasciato allo stato naturale oppure può essere elaborato a causa della costruzione di santuari o templi, sui quali è concentrata l'attenzione pubblica durante le festività religiose e che possono diventare la meta di un pellegrinaggio. Lo studio comparato della pratica cultuale fa parte delle discipline dell'antropologia della religione e della sociologia della religione, due aspetti della religione comparata.

Storia dei luoghi di culto in Europa

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I complessi megalitici (dal greco “pietre enormi”), diffusi in Europa dall’Irlanda a Malta, dalla penisola Iberica alla Valle del Danubio, databili dal 4500 a.C., sono imponenti strutture di culto che testimoniano le società pre-urbane. Tra tutti spicca Stonehenge in Inghilterra, iniziato nel 2800 a.C. e modificato per oltre mille anni. L’impianto originale consiste in un’area circolare delimitata da terrapieni, con monoliti verticali e menhir posti secondo punti di osservazione astronomica, orientati sul solstizio d’estate e sulle fasi lunari. Questi spazi sacri isolavano il rito dal mondo esterno, conferendo un valore simbolico al confine dei terrapieni, accessibile solo in occasioni particolari o a individui selezionati.

Con l’evoluzione delle civiltà, l’architettura sacra si complessifica: in Egitto e Mesopotamia i templi si associano a funzioni astronomiche e al controllo dei tesori della città, esprimendo il potere sacerdotale. In Grecia, il tempio concilia mistero e apertura verso l’esterno; i santuari extraurbani combinano monumentalità e scenografia, distaccando il fedele dalla vita cittadina e creando spazi rituali caratterizzati da processioni, rappresentazioni teatrali, riti iniziatici, fertilità e magia. I più arcaici prevedono spazi riservati ai sacerdoti e aree per gli iniziati, con cerimonie all’aperto che simboleggiano morte e rinascita.

Tra i santuari greci, Delfi, dedicato ad Apollo, è il centro più noto: scenograficamente disposto su un monte con vista sulla valle, ospitava pellegrini e delegazioni, mentre i responsi dell’oracolo influenzavano decisioni politiche e alleanze. Il culto era sostenuto da offerte monumentali delle città-stato e dai giochi sacri quadriennali. Anche nel Lazio antico, santuari come quello di Diana sui Colli Albani fungevano da centri religiosi e di scambio tra popolazioni, mentre Delo ed Efeso combinavano culto e funzioni economico-commerciali sotto il controllo politico di Atene. Epidauro, Kos e Pergamo erano importanti per il culto di Asclepio, dio della medicina, con santuari dotati di strutture terapeutiche e spazi per mercati e servizi per i pellegrini.

Con il declino dell’Impero Romano, i grandi santuari urbani ed extraurbani subiscono una decadenza dovuta alla crisi religiosa, al rafforzamento del cristianesimo e al ridotto controllo statale sulle vie commerciali. Molti templi vengono convertiti al culto cristiano, come a Roma, Siracusa e Assisi, avviando un processo parallelo di costruzione di complessi sacri cristiani, che ospitano reliquie e diventano centri religiosi e politici. I monasteri e gli ordini ecclesiastici creano reti di latifondi e strutture monumentali, favorendo pellegrinaggi e prestigio religioso, con esempi come Cluny, Montecassino e Assisi.

Nel Medioevo, il pellegrinaggio assume un ruolo centrale: sul sito della tomba dell’apostolo Giacomo nasce Santiago di Compostela, meta di vie percorse da fedeli da tutta Europa, con strade restaurate, chiese e ospizi lungo il percorso. Anche la Terrasanta diventa meta di pellegrinaggi, prima riservata alle élite e poi più popolare grazie alle crociate e alla creazione dei regni cristiani in Palestina. Gerusalemme, con il Santo Sepolcro, è meta per cristiani fin dal II secolo, mentre la dominazione araba non ne interrompe il ruolo sacro; la riconquista cristiana favorisce la costruzione di chiese e santuari.

Con l’Islam, La Mecca si sviluppa come centro di scambi e pellegrinaggio; il profeta Maometto sancisce il pellegrinaggio obbligatorio (Hajj) e costruisce la Grande Moschea attorno alla Pietra Nera. Medina, invece, custodisce la tomba del Profeta e diventa modello per la moschea e i centri di culto islamico.

Edifici di culto

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Il coro della basilica di San Quintino ad Aisne.

Il termine edificio di culto, a seconda del culto praticato al suo interno, può riferirsi a:

Culto nel Cristianesimo

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Alcuni cristiani hanno perfezionato la distinzione tra adorazione e venerazione, entrambe comprese nel termine latino cultus e apparentemente indistinguibili. Sia il Cattolicesimo che l'Ortodossia distinguono tra l'adorazione (latino adoratio, greco latreia [λατρεια]) che è dovuta solo a Dio, e la venerazione (latino veneratio, greco doulia [δουλεια]), che si può offrire ai santi. Le chiese protestanti, invece, conformemente all'interpretazione ebraica, ritengono che non vi sia alcuna distinzione fra adorazione e venerazione; pertanto non ammettono il culto dei santi. Il termine culto, tendenzialmente, è utilizzato dalle chiese evangeliche per denominare la celebrazione comunitaria.

Voci correlate

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