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Joseph Beuys

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Locandina di presentazione della tavola rotonda alla New School durante la prima visita di Joseph Beuys negli Stati Uniti, nel 1974 - Courtesy Ronald Feldman Fine Arts, New York

Joseph Beuys (pron. IPA: ˈjoːzɛf ˈbɔʏs; Krefeld, 12 maggio 1921Düsseldorf, 23 gennaio 1986) è stato un pittore, scultore e performance artist tedesco.

Firma di Joseph Beuys

Ha lasciato un segno indelebile nella storia dell'arte e in particolare nell'arte contemporanea per aver sviluppato il concetto di scultura sociale e, per questo motivo, è considerato uno dei più influenti artisti del XX secolo. Secondo il suo biografo Reinhard Ermen, può essere visto come l'“antitesi ideale” di Andy Warhol[1].

Ebbe un legame profondo con l'Italia, in particolare con Bolognano (Pescara), dove soggiornò regolarmente durante gli ultimi quindici anni della sua vita e svolse una delle sue più importanti operazioni artistico-politico-ecologiche chiamata Difesa della natura[2].

Giovinezza e guerra (1921-1945)

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Joseph Beuys, figlio di Johanna Maria Margarete Hülsermann (1889-1974) e del mercante Josef Jakob Beuys (1888-1958), nacque a Krefeld nel 1921, ma in seguito considerò come propria città natale Kleve, dove la sua famiglia, di modesti commercianti di cereali, si era trasferita. Fin da bambino, Beuys manifestò un forte legame con la natura e con i lavori manuali, coltivando una sensibilità per la vita rurale che influenzò profondamente la sua opera futura[3]. Frequentò la Hindenburg-Oberschule di Kleve e manifestò interesse per la pittura, la musica e le scienze naturali, in particolare nella tradizione goethiana che unisce poesia e scienza. Approfondì inoltre la filosofia e la letteratura romantica, elementi fondamentali del suo sviluppo intellettuale. Durante la sua formazione conobbe anche le opere di Wilhelm Lehmbruck, la cui concezione della scultura come «essenza delle cose» ebbe un impatto significativo sul giovane artista[4] Allo scoppio della seconda guerra mondiale, Beuys si arruolò nella Luftwaffe, dove fu addestrato come operatore radio e raggiunse il grado di sergente. Nel marzo 1944, il suo aereo, un Stuka, precipitò in Crimea a causa di una tempesta di neve; il pilota morì nell'incidente, mentre Beuys, gravemente ferito, fu soccorso e ricoverato[5]. Successivamente Beuys raccontò di essere stato salvato da un gruppo di tartari che utilizzarono grasso animale e feltro per curarlo, una narrazione mitica che influenzò fortemente il suo immaginario artistico e gli valse l'appellativo di "sciamano dell'arte"[6]. Nel 1945, Beuys fu fatto prigioniero dagli inglesi, venendo internato in un campo per militari in Bassa Sassonia, per poi ritornare a Kleve nel 1946, dove trovò una città devastata dai bombardamenti. Questa esperienza segnò profondamente la sua coscienza e alimentò la volontà di utilizzare l'arte come strumento di rigenerazione umana e sociale[7].

Formazione artistica e primi anni (1945-1960)

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Le vicende legate alla guerra segneranno profondamente la vita dell'artista che nella seconda metà degli anni cinquanta cadde in una profonda crisi interiore che supererà grazie all'aiuto degli amici, i baroni Hans e Franz van der Grinten[8]. In questo contesto il progetto del monumento commemorativo dei caduti in guerra a Büderich assunse una funzione quasi catartica. Nel 1959 sposò Eva Wurmbach. Di formazione cattolica, Beuys aderì in un secondo tempo alla antroposofia di Rudolf Steiner[9], filosofia che influenzerà profondamente la sua concezione dell'arte come strumento di trasformazione sociale.

Carriera accademica, Fluxus e Azioni (1961-1975)

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Nel 1961 ottenne la cattedra di scultura monumentale alla Kunstakademie di Düsseldorf che aveva frequentato come studente subito dopo la guerra seguendo i corsi di Josef Enseling ed Ewald Mataré. Nel 1973, insieme a Heinrich Böll, diede invece vita alla Free International University (F.I.U.), che aprirà poi anche in Italia sotto la presidenza di Lucrezia De Domizio Durini[10], dopo che fu licenziato dalla Kunstakademie di Düsseldorf per avere riammesso gli studenti esclusi dalla prova di ammissione[11].

Beuys Filtz TV by Lothar Wolleh

Nel frattempo, insieme a George Maciunas, Nam June Paik, Wolf Vostell e Charlotte Moorman partecipò a Copenaghen, Londra e Wiesbaden ai primi eventi legati al gruppo "Fluxus", un gruppo di artisti europei e americani uniti dal desiderio di ricreare il senso dell'arte in rapporto alla sua fruizione sociale[12]. Nel 1963 organizzò presso la Kunstakademie di Düsseldorf il Festum Fluxorum Fluxus.

Negli anni sessanta Beuys si dedicò alla creazione di oggetti-sculture-installazioni, derivanti da operazioni artistiche finalizzate alla sollecitazione di una coscienza critica nel pubblico. Nel 1964 inaugurò la lunga serie delle "Azioni": Der Chef, Das Schweigen Marcel Duchamps wird überwertet; ... und in uns... unter uns... landunter e Wie man einem toten Hasen Bilder erklärt (1965); Eurasia e... mit Braunkreuz (1966); Manresa, Hauptstrom, Der Stahltisch/Handaktion, Iphigenie/Titus Andronicus (1969); I like America and America likes me (1974).[13]

Teoria della scultura sociale

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In questo periodo Beuys sviluppò la sua teoria più influente, il concetto di scultura sociale, secondo cui ogni persona può contribuire alla trasformazione della società attraverso la creatività[14]. Questa visione dell'arte come processo collettivo di cambiamento sociale diventerà centrale nel suo lavoro degli anni successivi e influenzerà profondamente l'arte contemporanea[15].

Impegno politico e ecologico (1975-1986)

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Beuys e Warhol a Napoli (1980)

Durante i suoi ultimi anni di vita, Beuys si impegnò soprattutto sia sotto il profilo ecologico che politico. In questo periodo, svolse infatti proprio in Italia, a Bolognano (Pescara), una delle sue Operazioni artistico-politico-ecologiche più importanti, chiamata Difesa della natura, operazione durata ben tredici anni.[16] Sempre in questo periodo, Beuys diede inoltre un contributo essenziale alla fondazione del movimento de I Verdi in Germania[17][18]. Partecipò inoltre alla Biennale di Venezia nel 1976 e nel 1980, mentre nel 1979 fu organizzata una sua retrospettiva al Solomon R. Guggenheim Museum di New York[19]. Nel 1981, con il fotografo napoletano Mimmo Jodice, raggiunse le rovine di Gibellina, in provincia di Trapani, che era stata distrutta dal terremoto del 1968; in quell’occasione, per il paese siciliano, concepì l’opera ambientale del Sacro Bosco, purtroppo mai realizzata[20] [21]. Nel 1982, fu invitato a partecipare alla settima edizione della grande esposizione Documenta che si svolge ogni cinque anni nella città tedesca di Kassel. Beuys espresse tutta la sua sensibilità con una delle sue opere più suggestive: 7000 querce. Non si trattò di una scultura tradizionale ma di un grande triangolo posto davanti al Museo Federiciano e composto da 7000 pietre di basalto, ognuna delle quali "adottabile" da un potenziale acquirente. Il ricavato della vendita di ogni pietra servì nel corso degli anni a piantare una quercia. L'operazione, terminata ufficialmente nel 1987, un anno dopo la morte dell'artista, deve in realtà essere ancora ultimata, dal momento che occorreranno circa trecento anni prima che le 7000 querce diventino il grande bosco immaginato da Joseph Beuys il quale, però, oltrepassando addirittura i limiti temporali della sua stessa esistenza, è riuscito a trasformare un'azione ordinaria e spesso banalizzata, come quella di piantare alberi, in un grande rito collettivo capace di evocare i significati più profondi del rapporto fra l'uomo e la natura. Quest'azione è riconducibile alla più generale Operazione Difesa della Natura ed è diventata un simbolo di scultura sociale.[22]

Morì il 23 gennaio 1986 per insufficienza cardiaca mettendo così fine prematuramente alla sua straordinaria carriera artistica. Secondo le sue volontà, le sue ceneri furono liberate nel Mare del Nord[23].

Eredità istituzionale e dialogo artistico con Andy Warhol

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Negli anni gli sono state dedicate mostre in tutto il mondo, tra cui quelle al Seibu Museum of Art di Tokyo, al Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia a Madrid e al Centre Pompidou di Parigi, tra le altre. Oggi le sue opere sono inoltre conservate nelle collezioni di importanti istituzioni museali internazionali, tra cui la Tate di Londra, il MoMA di New York, il Centre Pompidou di Parigi.[19]

A tutt'oggi, oltre 40 anni dopo la sua morte, resta una figura cardine nei programmi di studio delle Accademie di Belle Arti contemporanee in tutto il mondo. La sua eredità non è solo storica, ma funge da modello metodologico per l'insegnamento dell'arte[24].

Molto noto negli Stati Uniti, Beuys divenne amico ed estimatore di Andy Warhol che può essere considerato, in un certo senso, la sua antitesi ideologica ma anche l'artista che, insieme a lui, compendia le linee fondamentali dell'arte visiva di fine XX secolo[25][26].

Il rapporto con l'Italia

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Foggia e la decisione di dedicare la sua vita all'arte

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Durante la seconda guerra mondiale, Joseph Beuys trascorse alcuni periodi di convalescenza presso l'ospedale militare nella città di Foggia, località che ebbe un ruolo decisivo nella sua formazione personale e artistica. Fu proprio in questi anni che maturò la decisione di dedicare la sua vita all'arte, trovando in questo territorio una fonte di ispirazione profonda. Questo centro della Capitanata rimase uno dei luoghi a lui più cari, tanto che negli ultimi anni della sua vita lo definì il posto che ricordava con maggiore affetto e intensità[27].

La città pugliese ispirò diverse sue opere, tra cui la serigrafia Die Leute sind ganz prima in Foggia [La gente a Foggia è meravigliosa] (1973), in cui l'artista cattura la semplice genuinità e la vitalità delle tradizioni rurali locali, vedendole come un esempio unico di armonia tra uomo e natura.

Joseph Beuys durante l'incontro Beuys-Burri (a cura di Italo Tomassoni) a Perugia il 3 aprile 1980

In questa rappresentazione Beuys esprime il valore della cultura popolare come patrimonio fondamentale per la costruzione di una coscienza ecologica e sociale[28]. Nel corso di tutta la sua vita, Beuys fece numerosi ritorni a Foggia, dove visse a stretto contatto con la popolazione e partecipò attivamente alla vita locale, rafforzando così il legame personale con la regione. Negli anni Ottanta, Beuys manifestò al critico d'arte Michele Bonuomo la volontà di donare a Foggia una vasta collezione delle sue opere. Tuttavia, questo ambizioso progetto di valorizzazione culturale non poté concretizzarsi, principalmente a causa della prematura scomparsa dell'artista[29]. Recentemente, il rapporto tra Joseph Beuys e la Capitanata è stato riscoperto e valorizzato sia attraverso studi accademici specialistici sia mediante conferenze e iniziative pubbliche che ne sottolineano la centralità storica e artistica. Questo rinnovato interesse promuove la conoscenza del legame profondo tra l'artista e il territorio, considerato come un crocevia cruciale per la sua formazione umana e creativa.

Napoli e la Galleria Lucio Amelio

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Fu grazie all'influente gallerista napoletano Lucio Amelio che Joseph Beuys ritornò in Italia, nei primi anni settanta, da artista affermato[30]. Amelio trasformò infatti la sua Galleria di Napoli, la Modern Art Agency divenuta poi Galleria Lucio Amelio[31], nel fulcro di alcune importanti attività dell'artista tedesco. Fu proprio in questi spazi che nacquero multipli rilevanti, quali, ad esempio, la celebre fotografia-manifesto La rivoluzione siamo noi (1971) o Capri-Batterie (1985) e dove avvenne l'importante incontro tra Beuys ed Andy Warhol nel 1980[30][32]. I multipli di Joseph Beuys editi da Lucio Amelio durante questo periodo si trovano oggi nelle collezioni dei maggiori musei del mondo, quali il MoMa[33] a New York o alla Scottish National Gallery ad Edimburgo[34], tra gli altri.

Bolognano e l'Operazione Difesa della Natura

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Dopo un periodo passato a Foggia e a Napoli, Beuys arriva a Bolognano (Pescara) nel 1972, invitato dai coniugi Lucrezia De Domizio e Buby Durini, e vi torna moltissime volte negli anni successivi divenendo, di fatto, la sua seconda casa[35].

Tra il 1972 e il 1985, a Bolognano (Pescara) svolse una delle sue operazioni più importanti, senza dubbio l'operazione italiana con più eco internazionale, denominata Difesa della Natura. Le attività di Beuys a Bolognano (Pescara) presero la forma di diversi progetti artistico-politico-ecologico-umanitari. Lo scopo delle attività del Joseph Beuys non consistettero nella sola creazione di sculture formali, ma nel tentare con tutte le sue azioni un miglioramento della società. Beuys con l’Operazione Difesa della Natura fu l’antesignano di tutte quelle problematiche che toccano la salvaguardia della natura, l’agricoltura e il suo sviluppo sostenibile.[16] L'Operazione Difesa della Natura non va però intesa solo in termini ecologici, ma va letta soprattutto da un punto di vista antropologico: Difesa dell'Uomo, dell'Individuo, dei Valori Umani, Difesa della Creatività.[36] In questo contesto, Beuys svolse molteplici attività artistiche, tra le quali, la discussione sul tema Fondazione per la Rinascita dell'Agricoltura (1978), l'opera Grassello (1979), Diary of Seychelles (1980), vari lavori F.I.U. (Free International University) (1974-1984), la creazione della Piantagione Paradise con la messa a dimora di 7000 piante per il ripristino della biodiversità (1982)[37] e la magistrale opera Olivestone (1984).[38] Nel 1984 gli fu conferita la cittadinanza onoraria di Bolognano (Pescara).[39]

Il profondo legame di Beuys con l'Italia è documentato dall'intensa collaborazione con la baronessa Lucrezia De Domizio Durini, che divenne una delle sue principali sostenitrici e interpreti del suo pensiero artistico oltre che editrice di sue ventisette opere d'arte e una delle sue maggiori collezioniste in Europa.[40] Le opere riconducibili all'Operazione Difesa della Natura, che testimoniano il lavoro svolto da Joseph Beuys a Bolognano (Pescara) in collaborazione con i baroni Durini, si trovano oggi custodite nelle collezioni dei maggiori musei del mondo, quelle più rilevanti, in quelle permanenti della Kunsthaus di Zurigo (Scultura Olivestone e l'insieme di edizioni, di documenti, delle immagini fotografiche e dei video), del Solomon R. Guggenheim Museum di New York (Installazione Auto F.I.U. - Difesa della Natura e Vetrina Incontro con Beuys) e del Museo d'arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto (Installazione Grassello) oltre che in Fondazioni, quali in quella di Danielle Mitterrand di Parigi (Vetrina Vino F.I.U.).[41]

Altri progetti italiani

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Nel 1980, il 3 aprile, avvenne un importante incontro-confronto con Alberto Burri presso la Rocca Paolina di Perugia, curato da Italo Tomassoni[42]. Le sei lavagne realizzate e poi illustrate dall'artista tedesco durante la performance nella Sala Cannoniera della Rocca Paolina, sono oggi in mostra presso il Museo civico di Palazzo della Penna di Perugia. Burri sostituì invece il "Cretto" in ferro che aveva esposto per l'occasione (Grande Nero RP, oggi visibile con il nome di Grande Ferro al Museo Burri di Palazzo Albizzini a Città di Castello) con una imponente scultura nera cinetica: il Grande Nero (1984), ancora presente alla Rocca Paolina.

Nel 1981 fu uno dei primi a rispondere all'appello del gallerista Lucio Amelio che, in seguito al terremoto che devastò la Campania nel 1980, chiese agli artisti del panorama contemporaneo a lui vicini di realizzare un'opera che avesse per tema il terremoto[43]. Beuys realizzò allora Terremoto in Palazzo, un'installazione composta da vecchi tavoli da lavoro trovati nelle zone terremotate, ai quali aggiungse elementi di vetro e ceramica che comunichino l'idea della fragilità e dell'equilibrio precario[44]. L'opera fa oggi parte della collezione Terrae Motus e si trova esposta alla Reggia di Caserta[45].

Operatori e critici italiani con cui collaborò

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Fra i tanti operatori culturali e critici italiani con cui ha lavorato ricordiamo Fulvio Abbate, Lucio Amelio, Achille Bonito Oliva, Germano Celant, Bruno Corà, Lucrezia De Domizio Durini, Gian Ruggero Manzoni, Arturo Schwarz, Harald Szeemann, Italo Tomassoni.

Operazione Difesa della Natura nei Musei

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A livello internazionale ed in Italia

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L'operazione Difesa della Natura svoltasi tra il 1972 e il 1985 in Italia a Bolognano (Pescara), fu soprattutto un progetto di scultura sociale, basato su pubbliche discussioni e azioni dirette dell'artista per risvegliare la coscienza collettiva. Beuys intendeva dimostrare che l'arte è una forza politica e spirituale capace di rigenerare il rapporto tra uomo e ambiente attraverso il coinvolgimento delle persone. Parallelamente a questa attività teorica e civile, l'artista produsse però un vasto corpus di opere fisiche, tra cui sculture, installazioni, vetrine, disegni e ventiquattro edizioni seriali, tra grafiche e multipli, che fungevano da condensatori dei suoi concetti filosofici e strumenti di diffusione del suo messaggio rivoluzionario.

Le opere ed edizioni riconducibili all'Operazione Difesa della Natura di Lucrezia De Domizio Durini o provenienti dalla sua collezione privata, che Joseph Beuys realizzò nel periodo che trascorse in Italia a Bolognano (Pescara), si trovano oggi, a livello internazionale, in America, negli Stati Uniti, presso il Solomon R. Guggenheim Museum di New York (Installazione Auto F.I.U. e Vetrina Incontro con Beuys)[46][47], al The Broad di Los Angeles (importante nucleo di edizioni tra grafiche e multipli tra i quali la Serigrafia Clavicembalo e la Tela Difesa della Natura)[48][49], al Walker Art Center di Minneapolis (l'insieme delle 24 edizioni tra grafiche e multipli)[50] nonché presso gli Harvard Art Museums di Cambridge Massachusetts (l'insieme delle 24 edizioni tra grafiche e multipli)[51]. Altre opere, soprattutto edizioni di grafiche e multipli, si trovano oggi anche in Asia ed in Oceania, come, per esempio, in Giappone presso l'Itami City Museum of Art vicino Osaka (Bottiglie di Vino F.I.U. in cassette di legno)[52] o in Australia presso la QAGOMA - Queensland Art Gallery of Modern Art di Brisbane (Bottiglia Olio-Olivestone e Serigrafia Tramstop)[53][54]. In Europa, molte opere ed edizioni si trovano oggi in primarie collezioni museali, come, tra le altre, in quelle del MACBA a Barcellona (Bandiera F.I.U.)[55][56], della Galleria nazionale San Marino (Installazione fotografica Difesa della Natura)[57], della Scottish National Gallery di Edimburgo (diversi lavori su carta, tra i quali - La Piantagione)[58], del Tate Modern di Londra (diversi lavori su carta tra i quali Incontro con Beuys, Galleria Lucrezia De Domizio, Pescara [1974] e Comune di Bolognano)[59][60][61], della Pinakothek der Moderne di Monaco di Baviera (diverse edizioni tra grafiche e multipli tra le quali Ombelico di Venere [1985])[62] e in quella dell'Ars Aevi a Sarajevo (100 Bottiglie Olio-Olivestone). In Francia un'importante edizione è o era presente alla Fondazione di Danielle Mitterrand di Parigi (Vetrina Vino F.I.U.).[63]

Iconica edizione illimitata Vino F.I.U. - Difesa della natura (1983)

In Italia, le principali opere ed edizioni si trovano oggi, segnatamente, al Kunsthistorisches Institut in Florenz (oltre 500 opere quali soprattutto libri e volumi illustrati ma anche audiocassette)[64], al Gabinetto dei disegni e delle stampe della Galleria degli Uffizi di Firenze (Partitura Düsseldorf)[65], al Museo d'arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto (Grassello)[66], a Casa Morra presso il Palazzo Cassano Ayerbo D’Aragona a Napoli (Stanza Beuys)[67], all'Accademia delle belle arti di Brera (Opere grafiche in memoria di Buby Durini)[68], alla Facoltà di Architettura dell'Università Iuav di Venezia nonché presso gli stessi poderi dei baroni Durini a Bolognano (Pescara) nel quale si trovano lo Studio di Beuys e Il nonluogo, un museo privato dedicato interamente all'opera e al pensiero di Joseph Beuys, contenente le Vetrine uniche Telefoni da campo (1972) e The Elements (1984) e l'insieme delle 24 edizioni tra grafiche e multipli dell'Operazione Difesa della Natura, pietre di basalto, disegni, oggetti, documenti rari, foto e corrispondenza. Sia lo Studio di Beuys che Il nonluogo sono siti nella Piantagione Paradise.[69][10]

Piantagione Paradise

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La Piantagione Paradise (1982)[70] è un'opera vivente situata nella tenuta di 15 ettari di Bolognano (Pescara) dove Joseph Beuys fu ospite dei baroni Durini dal 1972 fino agli ultimi anni di vita.[71] Trattasi di una vera e propria azione anticipatoria dell'azione, di rilevanza mondiale, 7000 Querce di Kassel, con la differenza che lì lavorò, appunto, con 7000 Querce mentre a Bolognano (Pescara) lavorò con 7000 alberi diversi. L'opera consiste infatti in una viva piantagione di oltre 7000 alberi e arbusti di specie rare e diverse, nata come progetto ecologico e antropologico per salvaguardare la biodiversità e rappresentare l'armonia tra uomo e natura, estirpando totalmente il concetto di arte chiuso nel suo sistema, individuando invece una nuova strada della creatività, quella di una nuova Plastica Sociale e di un concetto allargato di arte. L'Operazione Difesa della Natura, realizzata a Bolognano (Pescara), culmina dunque nella Piantagione Paradise dove, il 13 maggio 1984, a seguito della pubblica Discussione sul tema Difesa della Natura, Beuys piantò di fronte al suo Studio la prima Quercia italiana, che unì simbolicamente il lavoro di Bolognano con quello delle 7000 Querce di Kassel.[72][73]

Il nucleo principale di opere riconducibili all'Operazione Difesa della Natura di Joseph Beuys (comprendente l'insieme di edizioni, di documenti, delle immagini fotografiche e dei video) si trova tuttavia, dal 2011, prevalentemente in Svizzera, alla Kunsthaus di Zurigo. La magistrale opera Olivestone (1984)[74][75], realizzata anch'essa nel contesto del progetto Difesa della Natura a Bolognano (Pescara), faceva già parte della collezione della Kunsthaus di Zurigo dal 1992.[76][77][78]

Tra le opere più rilevanti nate all'interno dell'Operazione Difesa della Natura si distingue la succitata opera Olivestone[74], una scultura realizzata nel 1984 e originariamente collocata nella tenuta di Bolognano (Pescara). Essa è composta da cinque vasche in pietra utilizzate per la decantazione dell'olio d'oliva, con all'interno blocchi di arenaria che lasciano un piccolo canale per il passaggio dell'olio. Questa installazione stimola i sensi del tatto e dell'olfatto evocando stagioni e ricordi profondamente legati al paesaggio mediterraneo. Realizzata negli ultimi mesi di vita di Beuys, Olivestone rappresenta una scultura archetipica che concentra il suo potere espressivo nel solo aspetto formale ed estetico, senza essere concepita come parte di un'azione performativa. Anche se il Maestro morì meno di un anno e mezzo dopo il completamento, l'opera ha avuto un impatto significativo ed è diventata un simbolo di scultura sociale, testimoniando un dialogo tra materiali visibili—pietra e olio—e materiali invisibili come parole, idee e narrazioni culturali.[79]

Un altro importante nucleo di opere del ciclo Difesa della Natura di Joseph Beuys si trova sempre in Svizzera, al MASI Lugano (l'insieme delle 24 edizioni tra grafiche e multipli)[80] oltre che al Musée d'art et d'histoire (Ginevra) (edizione grafica, serigrafia Clavicembalo).[81]

Operazione Difesa della Natura nella cultura di massa

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Cinema e Documentari

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Nel 2023 fu prodotto il film Lucrezia e Joseph Beuys di Pierparide Tedeschi e distribuito da Emera Film nelle due versioni italiana e inglese disponibile su piattaforme come Chili (azienda) o Indiecinema. Il film fu presentato nella selezione ufficiale del New York City Indipendent Film Festival ottenendo la Nomination come Best Feature Doc e si focalizza sull'Operazione Difesa della Natura[82].

Rai Cultura ospita diversi speciali e clip d'archivio sull'Operazione Difesa della natura di Joseph Beuys[83].

Nel 2021, Sky Arte trasmesse il documentario Beuys – L'artista come provocatore del regista Andres Veyel, evidenziando temi come la democratizzazione, la giustizia sociale e il potere trasformativo dell'arte e dell'individuo, anche grazie a interviste e testimonianze legate alla sua figura e dedicando anche ampio spazio all'Operazione Difesa della Natura[84].

Televisione e Radio

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Nel 2011, la SRF (azienda) approfondì, nel programma televisivo SF Tagesschau, l'Operazione Difesa della Natura di Joseph Beuys e il lavoro svolto dal Maestro tedesco a Bolognano (Pescara)[85].

Nel 2011, la RSI (azienda) approfondì in egual misura, nel programma radiofonico Geronimo, l'Operazione Difesa della Natura di Joseph Beuys e il lavoro svolto dal Maestro tedesco a Bolognano (Pescara)[86].

Stampa e Narrativa

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Nel corso degli anni i principali quotidiani del mondo quali, tra gli altri, il New York Times, Le Monde e il Corriere della Sera o riviste come Vogue si sono occupati dell'Operazione Difesa della natura di Joseph Beuys e del lavoro svolto dal Maestro tedesco a Bolognano (Pescara)[87].

Nel corso degli anni parecchi libri sono stati scritti sul pensiero beuysiano e sull'Operazione Difesa della natura in Italia, tra i quali, sono da segnalare quelli di Lucrezia De Domizio Durini Il Cappello di Feltro (Charta, 1998), tradotto in sette lingue e adottato come libro di testo in molte accademie e università italiane ed estere e Beuys Voice (Mondadori Electa, 2011), considerato il libro più completo nella bibliografia beuysiana o ancora quello di Italo Tomassoni Beuys in Perugia (Silvana Editoriale, 2003)[88].

Il Teatro Out Off di Milano ha dedicato numerosi eventi e spettacoli specifici a Joseph Beuys e all'Operazione Difesa della Natura, in particolare in occasione del centenario della nascita dell'artista nel 2021[89], ma anche nel 2024 con il Concerto Beuys Welt di Maurizio De Caro[90] o la serata Remember Joseph Beuys nel 2025[91].

Nel 2021, il delleAli Teatro di Vimercate ha dedicato spettacoli ed eventi relativi all'Operazione Difesa della Natura di Joseph Beuys per esplorare ed attualizzare i temi del pensiero beuysiano[92].

Nel 2001, in occasione dell'ottantesimo della nascita di Joseph Beuys, la Filatelia di Stato della Repubblica di San Marino, promosse il francobollo Difesa della Natura in omaggio al Maestro tedesco[87][93].

Opere pubbliche

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Nel 1999 venne inaugurata a Bolognano (Pescara) da Harald Szeemann la Piazza Beuys, costruita secondo i concetti beuysiani illustrati dal Maestro tedesco durante l'Operazione Difesa della Natura[87].

Beuys l’artista democratico e d’élite

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Il mercato di Joseph Beuys presenta una stratificazione estrema, dove le grandi installazioni o sculture uniche raggiungono cifre da capolavoro assoluto in trattative private gestite da giganti come la galleria Thaddaeus Ropac, con prezzi che superano i 20 milioni di dollari per opere iconiche come Das Kapital Raum (1970–77) [94]. Secondo le analisi del Il Sole 24 Ore e i report di Artsy, sebbene i record d'asta pubblici per le lavagne si attestino intorno a 1,2 milioni di dollari presso Christie's, il valore reale delle vetrine o gruppi di sculture uniche è esploso nel mercato secondario d'élite raggiungendo cifre intorno i 4-6 milioni di dollari per singolo oggetto[94][95][96]. L'80% delle vetrine, sculture o istallazioni importanti, come, tra le altre, la magistrale opera Olivestone (1984) realizzata in Italia a Bolognano (Pescara), sono tuttavia musealizzate in istituzioni come il Kunsthaus di Zurigo, rendendo i rari pezzi ancora in commercio estremamente contesi nel mercato secondario dai grandi collezionisti. Per questo motivo, vista l'assenza dal mercato classico di magistrali opere, Beuys è dunque un artista molto rispettato, ma tutto sommato poco considerato dalle aste rispetto ai suoi pari come Andy Warhol, le cui sue magistrali opere sono spesso vendute per oltre 50 milioni di euro con punte di oltre 150 milioni di euro per quelle iconiche[97][98].

Joseph Beuys ha inoltre rivoluzionato il concetto di mercato dell'arte attraverso i suoi multipli: oggetti prodotti in serie (oltre 600 edizioni tra il 1965 e il 1986 con Klaus Staeck, Jörg Schellmann, René Block, Lucio Amelio e Lucrezia De Domizio Durini tra i principali editori) concepiti come "veicoli di informazione" per diffondere le sue idee radicali. L'obiettivo era abbattere l'elitarismo del pezzo unico, poiché, come affermò lo stesso artista: Sono interessato alla distribuzione di veicoli fisici sotto forma di edizioni, perché mi interessa la diffusione delle idee[99]. Nonostante l'intento di democratizzazione, oggi molti di questi lavori sono diventati oggetti di culto ambiti dai collezionisti di tutto il mondo.

In Italia, Beuys fece realizzare 55 edizioni in totale. Il mercato è oggi dominato dalle 13 edizioni di Lucio Amelio e dalle 26 edizioni di Lucrezia De Domizio Durini. In particolare, le sue 24 edizioni, tra grafiche e multipli, riconducibili all'Operazione Difesa della Natura sono stimate, in galleria, intorno i 500.000 dollari, con gallerie storiche come Montrasio Arte di Milano che trattano però singole edizioni ad alta o illimitata tiratura con quotazioni tra i 500 e 15.000 dollari (all'asta, le celebri edizioni illimitate di una bottiglia di olio e di vino F.I.U. sono state aggiudicate nel 2024 per, rispettivamente, 903 euro[100] e 1.056 euro[101] con però un'edizione speciale di una bottiglia di olio F.I.U. aggiudicata nel 2018 per la ragguardevole cifra di 6.000 euro[102]), mentre edizioni limitate a 10 o 100 esemplari raggiungono prezzi che oscillano tra i 15.000 e i 400.000 dollari (all'asta, lo Striscione - Difesa della Natura [20 edizioni] è stato aggiudicato nel 2012 per 31.720 euro[103], la Pala-7000 Eichen - Difesa della Natura [35 edizioni] è stata invece aggiudicata nel 2015 per 44.700 euro[104] mentre la richiestissima Sled (Slitta) [50 edizioni] è stata aggiudicata nel 2011 per 350.500 dollari[105][106][102][107]). Questa dicotomia permette a Beuys di rimanere un artista "democratico" attraverso edizioni iconiche a tiratura illimitata acquistabili per circa 1.000 dollari su piattaforme come Finarte, pur mantenendo vette di mercato da oltre 20 milioni dollari per i suoi capolavori scultorei unici destinati all'élite mondiale dei grandi collezionisti ed acquistabili solo in gallerie rinomate come Thaddaeus Ropac[108][109][102].

I principali collezionisti a livello mondiale

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Tra i principali e più influenti collezionisti di Joseph Beuys a livello mondiale, si annoverano:

  1. I fratelli Hans e Franz Joseph van der Grinten, baroni tedeschi, grandi amici e primi sostenitori di Beuys, la loro collezione si concentra sulla produzione giovanile, disegni e opere su carta dell'artista. Hanno contribuito in maniera determinante a rendere le opere del periodo iniziale dell'artista accessibili al pubblico di Kleve.
  2. Reinhard Schlegel, facoltoso collezionista berlinese specializzato nei multipli; è riuscito a raccogliere quasi la totalità delle circa 600 edizioni seriali create dall'artista divenendo un riferimento per le Istituzioni culturali di tutto il mondo.
  3. Jörg Schellmann, designer ed editore tedesco, grande collezionista ma anche stretto collaboratore dell'artista. È autore del catalogo ragionato Joseph Beuys: The Multiples, che è il riferimento mondiale per le edizioni, stampe e oggetti in edizione dell'artista.
  4. Karl Ströher, magnate tedesco, proprietario del Gruppo Wella, grande collezionista e mecenate, nel 1967 fu uno dei primi a puntare e sostenere finanziariamente in maniera rilevante Beuys, che allora versava in severe difficoltà economiche, acquistandone in blocco l'intera produzione allora esistente, nota come Block Beuys, e a rendere le opere dell'artista accessibili al pubblico di Darmstadt.
  5. Erich Marx, magnate tedesco nel settore edile, grande collezionista e mecenate è stato uno dei più importanti sostenitori di Beuys, contribuendo in modo determinante a rendere le sue opere accessibili al pubblico di Berlino.
  6. Buby e Lucrezia De Domizio Durini, baroni italiani, quest'ultima operatrice culturale, scrittrice, mecenate, grande amica oltre che sostenitrice e stretta collaboratrice di Beuys nell'ultimo quindicennio della sua vita, si è concentrata sul periodo italiano di cui è stata anche editrice di molteplici opere d'arte. Ha contribuito in modo determinante a preservare e promuovere l'eredità artistica italiana, soprattutto la diffusione del pensiero dell'artista, e a rendere le opere ed edizioni del suo ultimo periodo di vita accessibili ad un pubblico italiano e internazionale.

La maggior parte delle opere riconducibili a questi grandi collezionisti sono oggi musealizzate[110][111][112][113].

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