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Lonato del Garda

Coordinate: 45°27′56.52″N 10°28′29.64″E
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Lonato del Garda
comune
Lonato del Garda – Stemma
Lonato del Garda – Bandiera
Lonato del Garda – Veduta
Lonato del Garda – Veduta
Veduta del centro storico
Localizzazione
StatoItalia (bandiera) Italia
Regione Lombardia
Provincia Brescia
Amministrazione
SindacoNicola Bianchi (centro-destra) dal 25-5-2026
Territorio
Coordinate45°27′56.52″N 10°28′29.64″E
Altitudine188 m s.l.m.
Superficie68,2 km²
Abitanti17 196[1] (28-2-2026)
Densità252,14 ab./km²
Comuni confinantiBedizzole, Calcinato, Calvagese della Riviera, Castiglione delle Stiviere (MN), Cavriana (MN), Desenzano del Garda, Padenghe sul Garda, Pozzolengo, Solferino (MN)
Altre informazioni
Cod. postale25017
Prefisso030
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT017092
Cod. catastaleM312 (E667 fino al 2-8-2009)
TargaBS
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)[2]
Cl. climaticazona E, 2 399 GG[3]
Nome abitantilonatesi
Patronosan Giovanni Battista
Giorno festivo24 giugno
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Lonato del Garda
Lonato del Garda
Lonato del Garda – Mappa
Lonato del Garda – Mappa
Posizione del comune di Lonato del Garda nella provincia di Brescia
Sito istituzionale

Lonato del Garda (Lonato fino al 2007, Lunà[4] in dialetto gardesano, Lonàt[5] in dialetto bresciano) è un comune italiano di 17 196 abitanti[1] della provincia di Brescia in Lombardia, nella zona del basso lago di Garda.

Geografia fisica

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Il comune di Lonato del Garda è il decimo paese per estensione della Provincia di Brescia[6], si estende su una superficie di 68,2 km², con un'altezza sul livello del mare che va dai 65 ai 283 metri. Il territorio, per gran parte, si estende sulle colline moreniche del Basso Garda. Nelle zone limitrofe a Calcinato e Bedizzole invece il territorio è prevalentemente pianeggiante. Per un breve tratto di circa 350 metri esso si affaccia sul lago di Garda.[7]

Tratto della Roggia Lonata

Il territorio comunale è percorso dalla Roggia Lonata e dal canale Arnò da essa derivato.[8]

Origini del nome

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Esistono diverse ipotesi riguardo l'origine del nome Lonato.[9] Per alcuni il nome Lonato deriverebbe dal termine celtico lona che significa pozza o acquitrino, forse per la quantità di bacini inframorenici presenti nel territorio; il primo nucleo del paese si sviluppò infatti nei pressi della zona chiamata oggi "Pozze". Tale ipotesi è la stessa anche per i comuni di Lonate Pozzolo e Lonate Ceppino. Secondo altri l'origine proverrebbe dal nome etrusco Leuna. Per altri ancora deriverebbe dal termine latino lunatus ovvero volto ad arco o a mezza luna, questo per la forma dell'antico abitato. Un'altra ipotesi sostiene che il nome del paese deriverebbe da Lug, dio celtico. Lo storico lonatese ottocentesco Giacomo Attilio Cenedella scrive che per alcuni potrebbe derivare dal nome romano Publio Emilio Lunato, nome presente su una lapide, in realtà mai documentata, che forse venne scoperta nei pressi della villa romana di Monte Mario.

In un diploma di Carlo Magno del 16 luglio 774, con il quale diverse terre bresciane tra cui Lonato vengono donate al monastero di San Martino di Tours, il paese viene chiamato Lionam e così anche in un diploma del 16 giugno 887 di Carlo il Grosso. Non tutti gli studi affermano però che anche Lonato facesse parte delle terre donate.

Nel 909, in una concessione con la quale Berengario permette ai lonatesi di fortificare il paese, questo è chiamato Lonado. Il documento è considerato però un falso, tuttavia si ritiene sia una falsificazione tarda di un documento autentico.

Molte altre sono le varianti, nel 977 è chiamato Leonado, nel 1109 Lonatus, nel 1167 Lunatus, nel 1884 Papa Lucio III lo chiama Lunadus e Leonadus. Neppure lo stemma può fornire un'idea precisa sull'origine.

Nel 2007 il comune assume la denominazione di Lonato del Garda, vista la vicinanza al lago e per una valorizzazione del territorio.

Le prime tracce, sebbene molto scarse, di insediamenti umani nel territorio lonatese sono state rinvenute in località Recciago e sono ascrivibili al Paleolitico superiore. Nello stesso luogo sono stati ritrovati reperti appartenenti anche al Paleolitico inferiore, ritrovati anche nelle località di Polecra, Case Vecchie e Colombare delle Pozze. I primi abitati in queste zone si svilupparono soprattutto nei pressi dei numerosi laghetti morenici presenti un tempo nel territorio, ora scomparsi o notevolmente ridotti come il bacino ancora presente in località Polecra.[10][11]

Nelle località di Fornasetta, Monte Gabbione e di nuovo Polecra, sono state fatte scoperte risalenti al Mesolitico; sempre in località Fornasetta, Prè e Lavagnone sono stati rinvenuti oggetti appartenenti all'età neolitica.[10]

Località Polada

È tuttavia il lasso di tempo che va dall'età del bronzo alla prima età del ferro il periodo preistorico più significativo per la storia lonatese. Molti sono i reperti ritrovati risalenti a questa fase; scoperte sono state fatte in diverse zone, ancora Case Vecchie, poi Fenil Vecchio, Fenil Novo, Palude Lunga, Cattaragna (dove è stata ritrovata una palafitta)[12], Maguzzano[13], viale Roma, Monte Rova, più precisamente dove oggi sorge la rocca, e i più importanti, la già citata località di Lavagnone, condivisa con Desenzano e oggi patrimonio Unesco, e la località di Polada. Tra gli anni '70 e '80 del XIX il desenzanese Giovanni Rambotti iniziò a raccogliere e collezionare i numerosi reperti ritrovati in quest'ultima località che diede il nome a una delle più importanti culture dell'Età del Bronzo nell'Italia settentrionale. Oggi molti reperti del territorio lonatese sono conservati in vari musei come quello di Santa Giulia a Brescia e il museo civico archeologico "Giovanni Rambotti" a Desenzano; il famoso aratro e la piroga del Lavagnone custoditi in questo museo potrebbero essere stati rinvenuti proprio in territorio lonatese.[10][11][14]

Tra il V e il IV sec. a.C., tarda Età del ferro, il Nord Italia vede l'espansione in gran parte del suo territorio di una popolazione celtica proveniente dall'odierna Francia, i Cenomani. Questo popolo lasciò un'impronta indelebile nell'odierna provincia bresciana, anche a Lonato. I più importanti ritrovamenti sono la quasi intatta tomba di un guerriero a Brodena (300-250 a.C.), tra i vari oggetti figurano una spada in ferro posta sul torace, un pugnale fibule e bracciali in bronzo, e i vari ritrovamenti di viale Roma tra cui un'altra tomba (300-100 a.C.); parte di questi reperti sono conservati oggi a Sirmione.[15]

Oltre alle scoperte archeologiche il segno dei Celti è ben visibile nella parlata locale e nella toponomastica. I nomi di numerose località e frazioni lonatesi hanno una probabile origine celtica; ad esempio Maguzzano, in dialetto Magüza, significherebbe "insediamento non situato su un corso d'acqua, Brodena invece, "villaggio vicino all'acqua", da "bru" (palude) e "dunos" (località abitata), e altri nomi ancora potrebbero derivare dalla lingua celtica, Venzago, Recciago e lo stesso nome Lonato.[16]

Le pietre miliari ritrovate a Maguzzano e oggi conservate presso il Museo di Santa Giulia di Brescia.

La romanizzazione effettiva del territorio bresciano e gardesano iniziò tra il II e I sec. a.C. Molto significativo fu però il I sec. d.C., quando fu realizzata la Via Gallica, una delle principali vie di comunicazione del Nord Italia, che andava dal Friuli-Venezia Giulia a Torino. Lonato fu in epoca romana un importante centro del Basso Garda, soprattutto per la sua posizione strategica. Il territorio lonatese era infatti attraversato dalla Via Gallica, il percorso esatto è però sconosciuto e frutto di ipotesi. A seguito del ritrovamento di due cippi miliari a Maguzzano, si pensava che la strada romana, che arrivava da Desenzano, passasse in quella zona per poi continuare verso Sedena, arrivando così a Lonato e continuando infine verso l'odierna zona della Bettola e Pontenove di Bedizzole. Oggi questa ipotesi è stata quasi completamente scartata; a causa della conformazione collinare del territorio, la strada avrebbe incontrato un grande dislivello tra la costa sul lago e Sedena, questo avrebbe reso molto arduo il percorso. Sono state quindi avanzate nuove ipotesi, una farebbe passare la strada da Castel Venzago, in particolare nella vicina località di Fornaci dei Gorghi, per poi risalire verso Lonato dal territorio di Brodena. Un'altra, sorta a seguito di alcuni ritrovamenti di presunti tratti di strada nelle località di Folzone e Bariselli, farebbe arrivare la strada da Desenzano a Lonato passando appunto per queste località.[16]

Lonato in epoca romana non sorgeva nel luogo odierno ma circa un chilometro e mezzo più a nord, nella zona di Colombare delle Pozze, dove venne eretto un esteso complesso abitativo databile tra il I e il IV sec. d.C. servito da un acquedotto proveniente dalla località Bagnole. Questo insediamento, chiamato dai più villa delle Pozze, viene da alcuni considerato la mansio presente nel Basso Garda. Questa mansio era situata nei pressi di una curva, prendendo così il nome di mansio Ad Flexum; tuttavia gli storici considerano altri posti oltre alla villa delle Pozze che potrebbero coincidere con questa mansio, Pontenove di Bedizzole, Rivoltella (Desenzano), Colombare di Sirmione e Sedena di Lonato. Si pensa tuttavia che a Sedena sorgesse una mutatio, corrispondente con i resti di un edificio ritrovato sotto il sagrato della chiesa; a seguito dell'abbandono di questa mutatio sarebbe sorta la mansio alle Pozze. La villa delle Pozze venne scoperta negli anni '60 del XX sec., nonostante vennero estratti diversi reperti come mosaici, statue e monete, l'edificio non è mai stato portato alla luce.[16]

L'epigrafe funeraria del Corlo

Molte sono le altre tracce legate all'epoca romana trovate nel territorio lonatese. Nella zona di Fornaci dei Gorghi furono scoperte tra il 1985 e il 1988 sei fornaci utilizzate tra il I e il II sec. d.C. per la produzione di laterizi e mattoni, abbandonate probabilmente in seguito all'impaludamento dell'area in cui sorgevano quasi tutte le fornaci. Nel 2002 furono scoperte altre due fornaci risalenti al XIV sec. Oggi è visibile solo una fornace per intero. Nella località di Monte Mario, nome di probabile origine romana, venne invece scoperto nel XIX sec. un altro grande insediamento abitativo sorto nei pressi di due pozzi. Il Cenedella scrive che questo luogo veniva utilizzato da alcune famiglie bresciane come luogo di villeggiatura. Sempre Cenedella riporta anche le testimonianze di alcuni ritrovamenti archeologici, come un mosaico scoperto nel 1814, un pozzo, muri e pilastri.[17] Tombe di epoca romana furono ritrovate tra Brodena ed Esenta. Nel muro a destra (per chi osserva) della facciata della chiesa del Corlo è infissa un'epigrafe funeraria di epoca romana.[16]

La pieve di San Zeno.

Con l'avvento del cristianesimo, le ville romane vennero progressivamente abbandonate e soppiantate dalle pievi che non fungevano solo da centro della vita religiosa ma anche di quella sociale. La pieve lonatese, dedicata a San Zeno, sorse in una prima forma nel V sec. sulla sommità di un piccolo colle vicino al luogo in cui si trovava la villa delle Pozze. Questo edificio sopravvisse fino agli inizi del X sec. quando il primo nucleo di Lonato, sviluppatosi intorno alla pieve, venne distrutto dagli ungari che distrussero anche la prima abbazia di Maguzzano fondata nel IX sec. Tra il X e il XII secolo la chiesa venne riedificata in forme romaniche e dimensioni molto maggiori; probabilmente fu danneggiata dai terremoti del 1117 e 1222.[11]

Cartolina che rappresenta il castello di Drugolo e la chiesa di San Michele.

Tra il X e l'XI sec. il Sacro Romano Impero passò sotto la guida degli Ottoni. Nel X sec. Ottone I donò agli Averoldi il territorio di Drugolo con il suo castello, forse di origine longobarda, e alcune proprietà nei territori di Padenghe e Maguzzano. In questo periodo esercitavano il proprio potere su Lonato i vescovi di Verona e i conti Longhi di Montichiari. Nel 1106 la contessa Matilde di Desenzano dona alcuni suoi possedimenti in Lonato al monastero di San Tommaso di Acquanegra sul Chiese. Nel 1210 Ottone IV cede Lonato ai conti di Casaloldo.[11][18]

Il primo borgo di Lonato era munito di un castello; per molto tempo si è creduto che la fortificazione venne concessa da re Berengario nel X sec. attraverso un diploma oggi confermato essere falso, forse redatto in un'epoca non lontana basandosi su uno scritto reale. Nonostante nel 774 e nel 887 Lonato venga probabilmente citato in due documenti, uno di Carlo Magno e uno di Carlo il Grosso, con i quali le terre del borgo vengono donate al monastero di San Martino di Tours, è nel 977 che compare con certezza il nome di Lonato (Leunato), in un atto di permuta tra la badessa Berta II del monastero di Santa Giulia e un certo Riccardo da Lonato. Nel 1145 papa Eugenio III cita la pieve e il castello, riconoscendo al vescovo Tebaldo la possessione su di essi, nel 1154 papa Anastasio IV riconferma le possessioni. In un documento del 1167 è scritto che l'arciprete Ecardo partecipò alla consacrazione della chiesa di San Michele di Drugolo.[16]

La chiesa dei Santi Cipriano e Giustina

Lo scritto più significativo riguardante l'antico borgo lonatese è però una bolla di papa Lucio III del 1184. Con questo documento vengono elencati i beni appartenenti alla pieve di San Zeno, ovvero, Drugolo, Sedena, la chiesa di San Quirico (oggi Sant'Anna nella frazione Barcuzzi), Campagnola, Curlo (oggi Corlo), i Prada (tra la località Fenil Nuovo e la frazione Bettola), Sognone, i possedimenti nelle località delle Decime, di Montesello e Sedumina, l'antica cappella di San Martino, la chiesa di San Cipriano, alcune possessioni nel pievato di Maderno e Salò, le proprietà nel sobborgo di Lonato e in generale tutto ciò che si trova nei confini. La bolla cita anche il castello della pieve, chiamato castrum vetus, ovvero castello vecchio, l'attributo vetus fa presuppore l'esistenza di un altro castello, probabilmente l'attuale rocca, seppure in forme molto minori, che infatti risalirebbe al X sec. La rocca fungeva da difesa per il borgo della Cittadella, con molte probabilità il sobborgo citato nella bolla del 1184, che oggi costituisce la parte più antica dell'attuale centro storico.[18]

Il 1155 vide l'elezione ad imperatore di Federico Barbarossa. Lonato, comune ghibellino, appoggiava l'impero e nel 1184 i consoli lonatesi Boniolo Tonso e Giovanni Bonso si recarono a Verona per ottenere la protezione imperiale sul loro territorio, chiedendo inoltre la possibilità di continuare ad amministrarlo.[11]

I resti della Porta Milanesa

Dopo un periodo di dominazioni alterne tra Scaligeri, Casaloldo e Gonzaga, Lonato nella prima metà del XIV sec. passò definitivamente sotto i Visconti. Il primo ad esercitare il proprio potere sulla borgata fu Azzone Visconti, diventato signore di Brescia nel 1337. Azzone si trovava in lotta con gli Scaligeri sostenuti anche da suo cugino, Lodrisio Visconti il quale era a capo di una compagnia di ventura, la Compagnia di San Giorgio, che nel 1339 attaccò Lonato radendo al suolo quasi totalmente l'abitato. La parrocchiale di San Zeno fu subito ricostruita inglobando l'abside, unica parte sopravvissuta. Gli abitanti rimasti decisero di spostarsi nel borgo della Cittadella che divenne così il centro principale. Il borgo, oltre che della rocca, era dotato anche di una cinta muraria munita di due porte, una, chiamata "Porta Milanesa", ancora visibile. Nell'abitato erano inoltre presenti due chiesa, quella della Beata Vergine del Corlo, nelle sue originali forme trecentesche, ed una dedicata a San Pietro, oggi scomparsa. Si decise tuttavia di edificare tra il 1339 e il 1340 una nuova parrocchiale fuori dalle mura, estendendo così il borgo. Il nuovo duomo, di cui non si conoscono le forme, venne dedicato a San Giovanni Battista, già titolare del fonte battesimale.[11][18][19]

Alla morte di Azzone Visconti nel 1339 gli succedettero il fratello Luchino, poi Giovanni e in seguito Matteo, Galeazzo e Bernabò, quest'ultimo ottenne il potere sul territorio bresciano. Nel 1376 Regina Della Scala, moglie di Bernabò, fece estendere e fortificare le mura civiche e la rocca, coinvolgendo nei lavori anche gli abitanti di Calcinato. Nel 1384 Beatrice conferma a Lonato l'indipendenza da Brescia, già concessa da Azzone nel 1339 e da Giovanni e Luchino nel 1349. Nel 1370 Bernabò fece scavare la Roggia Lonata.[18][20]

Nel 1378 con la morte di Galeazzo II, gli succedette il figlio Gian Galeazzo che nel 1385, dopo aver imprigionato Bernabò, riuscì ad ottenere il dominio su tutto il territorio della signoria. Gian Galeazzo morì improvvisamente di peste nel 1402; in seguito alla sua morte mantenne temporaneamente il potere la moglie Caterina, in quanto i figli non avevano ancora raggiunto la maggiore età. Caterina dovette far fronte a diversi problemi, molte città si ribellarono, Pandolfo Malatesta riuscì nel 1404 a diventare signore di Brescia. Oltre a ciò la morte di Gian Galeazzo aveva lasciato in carico a Caterina diversi debiti da risanare, tra questi un debito di 63.650 lire imperiali con Francesco I Gonzaga che la duchessa reggente risolse cedendo al Gonzaga i paesi di Lonato, Castiglione delle Stiviere, Castel Goffredo e Solferino.[18]

Nel 1406 Francesco I nominò un proprio podestà a Lonato, la giurisdizione del podestà si estendeva anche ai comuni di Medole, Castel Goffredo, Castiglione, Solferino e Guidizzolo. La giustizia veniva amministrata tramite gli Statuti lonatesi approvati il 1 gennaio 1412.[18]

Con due contratti, uno nel 1408 e uno nel 1416, il Comune di Lonato acquistò il territorio del Venzago, comprendente le odierne frazioni di Castel Venzago, Centenaro e Madonna della Scoperta, fino a quel tempo comune autonomo di proprietà della famiglia Boccacci, e facente parte della Magnifica Patria di Salò. Tuttavia la questione riguardo il passaggio del Venzago si risolse pienamente solo nel XVIII secolo.[11]

L'edificio un tempo ospitante il provveditore veneto, oggi sede di istituto paritario

I Gonzaga, precedentemente filo-veneti, alleatisi in seguito con i Visconti, mantennero il controllo su Lonato fino al 1440 anno in cui il potere passò alla Serenissima Repubblica di Venezia che, grazie alla guerra con il Ducato di Milano, aveva già ottenuto il dominio su Brescia e sulla Riviera di Salò.[18] Nel 1440 il doge Francesco Foscari confermò ai lonatesi il privilegio di possesso e utilizzo dell'acqua della Roggia Lonata. Nello stesso anno il paese diventò una "terra separata" della repubblica veneta grazie alla propria posizione strategica, era quindi considerato un territorio privilegiato godente di diversi privilegi. Nel 1441 la cessione alla Serenissima viene confermata con un atto ufficiale. Nel 1452 il Piccinino, che stava conducendo una campagna militare contro Milano, saccheggia il borgo. Nel 1486 Lonato venne dichiarata "fortezza" e per questo nel paese era presente un provveditore, solitamente un nobile veneziano rappresentante del governo veneto, il quale doveva organizzare gli affari politici e diverse mansioni come l'amministrazione del personale militare. Il provveditore aveva sede in uno dei palazzi della piazza principale, nel luogo in cui oggi ha sede l'Istituto Paritario "Paola di Rosa". Oltre al provveditore in un palazzo della Cittadella, oggi sede della Fondazione Ugo Da Como, aveva sede il podestà; Lonato nel 1442 divenne infatti "podesteria minore". Il podestà, normalmente un nobile bresciano, aveva il compito di amministrare la giustizia, non poteva condannare a morte.[11]

Nel 1508 Luigi XII di Francia, nel 1499 diventato duca di Milano, preoccupato per l'espansione di Venezia, formò la Lega di Cambrai, alla quale aderirono, insieme a diversi stati, anche i Gonzaga. Nel 1509, dopo la sconfitta di Venezia ad Agnadello, Lonato passò sotto il controllo del governo francese e successivamente. Fu in questa occasione che al comune fu concesso di inserire nel proprio stemma tre gigli di Francia concessi da Luigi XII. La cittadina soffrì il governo francese, anche a causa della violenza dei soldati.[11]

Nel 1512 l'imperatore tedesco cede Lonato, dopo averla tolta ai francesi, ai Gonzaga suoi alleati; in questo periodo soggiornò nella rocca Isabella d'Este. Nel 1515 il paese torna in mano alla Serenissima, stavolta alleata della Francia nella Battaglia di Marignano. Le truppe imperiali se ne andarono definitivamente da Brescia e da Lonato nel 1516, nel 1527 quest'ultimo venne saccheggiato dai Lanzichenecchi.[11]

Nonostante nel 1441 fosse stato confermato il possesso di Lonato su Venzago, importante risorsa economica, i conflitti con la famiglia Boccacci, sostenuta dalla Magnifica Patria di Salò, non erano, nella prima metà del XVI secolo, ancora terminati. Nel 1539 i Boccacci si rivolsero addirittura alla Curia romana che, nel caso Lonato non avesse restituito tutti i beni appartenuti precedentemente ai Boccacci, avrebbe comminato una scomunica sul comune. Il Comune non accettò; l'arciprete lonatese Virgilio (o Vigilio) Cigno si rifiutò tuttavia di pubblicare la pena. Nel 1550 si giunse ad un compromesso, la giurisdizione civile fu attribuita al podestà lonatese, quella penale al capitano della Riviera, anche l'economia veniva amministrata da Salò, poiché dal Venzago transitavano i prodotti venduti al mercato delle biade di Desenzano di proprietà della Riviera.[11]

Tra i secoli XV e XVI Lonato vide un grande sviluppo sia economico che sociale. Il Comune poté istituire una farmacia pubblica, un ospedale e nominare un medico per gli indigenti; il canale della Roggia Lonata (o Seriola) fu migliorato, furono acquistate nuove macine per mulini, le mura e la rocca furono fortificate e nel 1555 si edificò la torre civica. Nello stesso periodo furono inoltre costruiti ex-novo oppure riedificati diversi edifici religiosi, tra cui il duomo, la chiesa di Sant'Antonio, la chiesa del Corlo e l'importante convento francescano dell'Annunciata. Questi interventi furono eseguiti soprattutto per via della grande crescita economica e demografica che il comune ebbe in questo tempo.

Durante la Seconda Guerra del Monferrato, Lonato, a causa della sua posizione strategica, fu per Venezia un importante presidio militare e dovette sopportare un'ingente numero di soldati. I soldati non furono collocati solamente nella rocca ma anche nelle case del sottostante borgo della Cittadella, dal quale furono sfrattate le famiglie ivi abitanti. Nel 1630, terminata la guerra, Lonato, come gran parte del Settentrione, fu interessato da un nuovo grave problema, la peste. La massiccia presenza di soldati presenti a Lonato durante la guerra facilitò il dilagare del morbo. Il censimento del 1610 registrò a Lonato una popolazione di 6000 abitanti, circa il doppio della vicina Desenzano; nonostante nel 1634 il presidio militare venne tolto, nel 1634 la popolazione era di 4318 unità.

Nel 1702, in occasione dello scoppio della Guerra di successione spagnola, Venezia non si schierò. Il Comune di Lonato dovette quindi provvedere a proprie spese alla fortificazione dei sistemi difensivi. Nel territorio lonatese ci fu uno scontro tra le truppe gallo-ispane e gli imperiali, il paese riuscì a non essere espugnato, le campagne invece furono interessate da diversi danni.

Nel 1738 iniziarono i lavori per la terza ed ultima riedificazione del duomo su progetto del lonatese Paolo Soratini.

Verso la fine del XVIII secolo i sentimenti rivoluzionari provenienti dalla Francia iniziarono a diffondersi anche oltre i confini. Anche i lonatesi si divisero in giacobini (rivoluzionari) e "goghi", modo in cui venivano chiamati i conservatori, sostenitori del governo veneto.

Napoleone nella piazza principale di Lonato. Al centro della piazza era ancora presente la fontana spostata successivamente in località Lonatino dove è ancora presente oggi.

Il 28 maggio 1796, durante la Campagna d'Italia di Napoleone Bonaparte, tra le località Molini, Corlo e San Martino di Lonato, ci fu uno scontro tra truppe austriache e francesi, ormai entrate nel territorio della Serenissima. I francesi riuscirono a prendere il controllo del comune collocandovi in seguito la sede del Comando generale francese. Venuto infatti Napoleone a sapere, verso la fine di luglio, di un'avanzata austriaca verso il lago di Garda, posizionò la maggior parte delle forze tra Lonato e Montichiari. Il 31 luglio iniziarono i primi scontri che sfociarono tra il 3 e il 4 luglio in una battaglia vera e propria ricordata come "battaglia di Lonato" oppure "la Campagne des cinq jours". L'armata napoleonica, costituita da circa 20000 uomini, guidata da Bonaparte e dal generale Massena riuscì a sconfiggere i circa 15000 austriaci guidati dal feldmaresciallo Quosdanovich. Il 5 agosto i francesi sconfissero definitivamente gli austriaci nella battaglia di Castiglione, che Napoleone aveva studiato mentre dimorava a palazzo Resini in Lonato.[17]

Nel 1797 nacquero nei territori presi da Napoleone le repubbliche giacobine, Cispadana, Transpadana e Romana. Il 18 marzo 1797 a Brescia nacque la Repubblica Bresciana. Il 20 marzo duecento uomini della milizia bresciana erano a Lonato e puntarono due cannoni verso il palazzo comunale, questo perché la comunità era ritenuta controrivoluzionaria. Il 21 venne tolto il leone alato dalla colonna di San Marco in piazza, simbolo di Venezia; la statua venne fatta a pezzi. Accanto alla colonna, ormai senza leone, venne innalzato l'albero della libertà. In seguito si formò a Lonato un gruppo di controrivoluzionari che il primo d'aprile abbatterono l'albero della libertà e distrussero il tricolore. Successivamente i circa trecento insorti lonatesi si riunirono a Ponte San Marco con altri settecento e si scontrarono con un corpo militare di tremila uomini del Governo Bresciano. I controrivoluzionari furono sconfitti e la milizia bresciana entrò in Lonato. Il 21 aprile arrivò a Lonato un Commissario del Governo Bresciano, il giorno seguente venne nuovamente innalzato l'albero della libertà e in piazza vennero bruciati, dopo essere stati gettati dalle finestre del palazzo municipale, i ritratti dei governanti veneti, insieme a diversi libri e documenti.[17]

Il XIX secolo fu per Lonato ricco di novità e cambiamenti, soprattutto per quanto riguarda i diversi interventi edilizi realizzati. Già nel VIII venne riedificato il duomo nelle forme attuali; nonostante la consacrazione nel 1780, i lavori finirono a inizio '800 con l'ultimazione della cupola. Sempre alla fine del '700 venne anche ampliato l'ospedale. Nel 1826 venne disposto l'abbattimento di gran parte delle mura civiche, in realtà con la scusa di ristrutturarle. I pretesti avanzati furono diversi e controversi e la popolazione era divisa tra favorevoli e contrari. Nonostante ciò non tutte le mura vennero distrutte, oggi ne sopravvivono alcuni tratti; ai tempi dell'abbattimento le vecchie porte con ponte levatoio furono sostituite da dei cancelli che rimasero fino alla fine del secolo; le uniche tracce delle antiche porte sono visibili nei resti della "Porta Cremonesa". Sempre nel '800 venne aperto l'attuale corso Garibaldi per permettere un attraversamento del paese più comodo senza dover percorrere la strada che da "Porta Clio" andava a "Porta Corlo". Molte altre furono le iniziative, tra queste l'apertura nel 1854 della stazione ferroviaria, la realizzazione di viale Roma, l'inaugurazione di un asilo nel 1882 e nel 1888 Lonato fu tra i primi comuni della provincia a godere di un impianto di illuminazione pubblica.[21][22][23]

Nel 1816 venne istituito il distretto V di Lonato, con una riforma nel 1853 divenne distretto VIII di Lonato.

Nel 1859 l'esercito sabaudo e quello francese si scontrarono con gli austriaci nella Battaglia di San Martino e Solferino. Vittorio Emanuele II pose la sede dell'esercito presso palazzo Zambelli a Lonato. Durante gli avvenimenti ci fu uno scontro presso Madonna della Scoperta, territorio lonatese; nella chiesa venne allestito un ospedale da campo.

Sempre nel 1859 viene istituito il circondario di Brescia suddiviso in dieci mandamenti tra cui il mandamento VIII di Lonato che comprendeva oltre che lo stesso Lonato anche i comuni di Bedizzole, Calvagese, Carzago, Desenzano sul Lago, Moniga, Padenghe, Pozzolengo, Sirmione e Rivoltella. L'anno successivo proseguì il collegio elettorale di Lonato, non più legato al Regno di Sardegna ma a quello d'Italia. Il collegio con capoluogo a Lonato era formato dai comuni di Bedizzole, Calvagese, Desenzano sul Lago, Sirmione, Pozzolengo, Padenghe, Rivoltella, Carzago, Rezzato, Botticino Mattina, Botticino Sera, Caionvico, Castenedolo, Ciliverghe, Mazzano, Nuvolera, Nuvolento, Serle, Virle Treponti, Montichiari, Calcinato, Carpenedolo, Goglione Sopra, Goglione Sotto e Sant'Eufemia della Fonte.

Nel 1866 Giuseppe Garibaldi, dopo la sconfitta italiana a Custoza, pose la sede del suo quartiere generale a Lonato, al centro del triangolo Salò-Desenzano-Brescia.

Il 14 maggio 1886 un intenso tornado originatosi nei pressi di Castiglione dello Stiviere, ha attraversato la parte orientale di Lonato causando ingenti danni alle abitazioni e purtroppo causando la morte di 5 persone. Il fenomeno è poi proseguito fino a Padenghe dove poi è entrato nel Lago di Garda dissipandosi.

Nel 1906 il politico bresciano Ugo Da Como acquistò dal comune l'antico edificio che ospitava il podestà veneto provvedendo ad avviare un intenso restauro dell'edificio portandolo alle forme odierne. Successivamente Da Como acquista nel 1920 la rocca e parte della Cittadella.

Nel periodo della prima guerra mondiale il Basso Garda fu interessato da una massiccia presenza di soldati sul territorio. Questo per la presenza delle stazioni ferroviarie da cui partivano le truppe per andare sul fronte. La conformazione collinare di Lonato favorì l'allestimento di diversi campi d'addestramento per i soldati, vennero realizzate diverse strutture dedite all'esercizio, tra cui delle trincee ancora visibili sui monti lonatesi. Nell'aprile del 1918 soggiornò a Lonato, nella villa De Riva-Sabelli, il generale Alberico Albricci, a capo del II Corpo d'armata italiano in Francia che partì per il fronte occidentale proprio dalle stazioni di Lonato, Desenzano, Brescia, Calvisano e Rezzato. A Lonato il generale ricevette la visita di Vittorio Emanuele III.

Durante la seconda guerra mondiale Lonato ebbe un ruolo rilevante soprattutto nel periodo legato alla Repubblica Sociale Italiana. Come molti comuni gardesani, anche Lonato fu sede di uffici ministeriali. Ad esempio, le ville "Scalvini", nella frazione San Polo, e "Carpani", in centro, furono requisite dalla Marina Repubblicana per porvi i suoi uffici. Il Ministero della Difesa requisì invece il palazzo "Porro-Savoldi" e gli alberghi "Stella", "Gallina" e "Tre Mori"; gli edifici si trovavano tutti nel centro storico. Il piano terra del palazzo comunale fu occupato da alcune truppe tedesche che allestirono alcuni magazzini nelle scuole elementari, oggi sede dell'istituto tecnico industriale. Nel '44 venne occupata la Casa del Podestà dalle truppe della Xª MAS, comandate dal generale Junio Valerio Borghese; Ugo Da Como, che aveva restaurato l'edificio, era morto nel 1941, la moglie nel 1944, tutte le opere presenti nell'edificio furono salvate dai primi componenti della fondazione già istituita dal Da Como. Molti furono anche i bunker anti-aerei realizzati nel territorio lonatese. Nella frazione Bettola fu allestito un piccolo aeroporto, forse già presente, utilizzato anche da Mussolini.[24]

Il duce passò più volte per Lonato, sfruttando anche la stazione ferroviaria. Domenica 11 marzo 1945 mentre Mussolini si stava recando, scortato, a Cavriana in automobile per assistere ad una parata, fu intercettato all'altezza di Castel Venzago da una pattuglia aerea della RAF; insieme al duce vi era anche il generale Karl Wolff. Gli aerei mitragliarono il piccolo convoglio, ci furono feriti e morti, Wolff si gettò in un fosso, Mussolini invece scappò e si rifugiò in una stalla vicina; in seguito i sopravvissuti ripresero la loro marcia.[25][26]

Nel corso del secondo conflitto mondiale Lonato fu più volte vittima di bombardamenti, in particolare a causa della presenza della stazione e della galleria più lunga sulla tratta Milano-Verona, utile rifugio per i convogli. Tra i bombardamenti più noti vi sono quello del 14 dicembre 1944 che colpì l'istituto delle suore Canossiane, il tentativo era in realtà quello di colpire le vicine scuole dove si trovava il comando tedesco. Un altro bombardamento fu quello del 23 aprile 1945, poco prima della liberazione, durante il quale venne bombardata la zona di Borgo Clio e persero la vita quattro persone tra cui il segretario comunale Giovanni Rovida, a Lonato dal 1935. Rovida redasse un diario in cui si impegnò ad illustrare l'intero periodo della RSI a Lonato.[27][28]

Lo stemma è stato concesso con decreto del presidente della Repubblica del 14 maggio 1952.[29]

«D'azzurro, al leone d'argento, linguato di rosso, sostenente con la zampa anteriore destra due chiavi d'oro, poste in croce di S. Andrea, con gli ingegni all'insù, e accompagnato in capo da tre gigli di Francia, pure d'oro, ordinati in fascia. Ornamenti esteriori da Città.»

Lo stemma di Lonato raffigura un leone rampante in campo azzurro con due chiavi incrociate nella zampa anteriore destra, in alto tre gigli concessi da Luigi XII nel 1509[30]; lo scudo è sormontato dalla corona civica. Non è noto il motivo per il quale furono concessi i gigli, secondo alcuni Luigi XII soggiornò temporaneamente a Lonato prima di raggiungere l'imperatore Massimiliano a Peschiera, forse concesse i gigli alla cittadina per l'ospitalità ricevuta o per qualche servigio. Per altri i gigli sarebbero stati donati a seguito di un episodio verificatosi nel borgo. Lo storico Cenedella scrive infatti che alcuni giovani lonatesi avrebbero preso le difese di una ragazza importunata da dei soldati francesi, la vicenda sarebbe poi generata in uno scontro armato conclusosi con l'incendio di alcune case di borgo Corlo e di diverse vittime. Luigi XII su richiesta dei consoli lonatesi avrebbe in seguito risarcito il comune per i danni e concesso i tre gigli per chiedere perdono.[11]

Il gonfalone, concesso con D.P.R. del 25 giugno 1953, è un drappo partito di bianco e d'azzurro.[31]

Titolo di Città - nastrino per uniforme ordinaria
«Decreto del presidente della Repubblica»
 21 novembre 1996[29]

Monumenti e luoghi d'interesse

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Architetture religiose

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  • Imponente e severa è la basilica dedicata a San Giovanni Battista, la cui costruzione venne iniziata nel 1738 su disegno dell'architetto lonatese Paolo Soratini. L'edificio sorge sui resti di due chiese, erette in successione, la più antica delle quali risale al 1339. Gli altari sono tredici e tutti arricchiti da marmi pregevoli. Di notevole interesse architettonico è la grande cupola nella quale convergono le strutture dell'edificio. Ha una misura di 20 metri di diametro interno e si innalza fino a 60 metri. La basilica ospita dipinti, tra gli altri, di:
Facciata della basilica
Nel settembre del 1980 papa Giovanni Paolo II l'ha elevata alla dignità di basilica minore.[32]
  • La chiesa di Santa Maria del Corlo, del XIV secolo, riedificata nel XVI, affidata alla Confraternita dei Disciplini, sorge nella zona a nord del centro storico. All'interno, ai lati della porta d'ingresso, si trovano affreschi, databili tra XIV e XV secolo, che rappresentano due lunghe teorie di Santi. Sulla destra si apre una cappella dipinta da Giovanni D'Asolo, con una pala che raffigura la Trinità, di Francesco Paglia; nella cappella di sinistra vi sono affreschi attribuiti a Pietro Marone o alla sua scuola e la riproduzione della pala raffigurante l'Arcangelo san Michele (l'originale era del 1596). Nel Seicento il Bonometti dipinse il soffitto, mentre il Sepolcro, ornato da statue lignee policrome, è opera del Bolesini.
Chiesa della Beata Vergine del Corlo.
  • Facciata della chiesa di Sant'Antonio Abate, a sinistra si scorge il campanile
    La chiesa di Sant'Antonio Abate venne edificata sui resti della precedente, costruita a ridosso del quattrocentesco campanile tuttora esistente. Si compone di tre corpi distinti. La navata centrale, iniziata nel 1590, fu portata a termine nel 1601. Nel 1680 iniziò la costruzione dell'oratorio della Confraternita del Suffragio, che qui operava, sul lato destro della navata principale. Nel 1685 fu costruita la Cappella di Santa Maria del Suffragio sul lato opposto. L'altare maggiore è sormontato da gessi in altorilievo e nella nicchia centrale ospita una statua lignea policroma quattrocentesca del Santo. Dal 2017 sono tornate visibili quattro grandi tele sacre tra cui l'Assunta di Pietro Marone, la Sacra Famiglia con Allegoria della Confraternita di Pompeo Ghitti, la Madonna con san Gerolamo e san Francesco di Paola di autore sconosciuto e una Natività con pastori di Antonio Balestra. Il campanile è sormontato da una cella campanaria con eleganti bifore. Dal culto di sant'Antonio è nata l'antica fiera agricola che si tiene il 17 gennaio di ogni anno. Nello stesso giorno si impartisce la benedizione degli animali sul sagrato della chiesa. Dal 2009 dal sagrato della chiesa parte il corteo del Palio di Sant'Antonio o delle Contrade che si svolge poi nella piazza della Torre. Otto squadre si contendono il palio gareggiando in cinque giochi della tradizione e sfidando anche il clima di gennaio. Il sabato più prossimo al 15 ottobre si celebra invece l'anniversario della traslazione dell'immagine miracolosa della Madonna del Giglio.
  • Il santuario della miracolosa Madonna di San Martino fu eretto dopo la peste del 1630, per volontà dei lonatesi. La chiesa, con pianta a croce greca, presenta la cupola emisferica all'interno e ottagonale all'esterno. Il santuario conserva una collezione di ex voto che va dal 1600 al 1800.
Santuario della Madonna di San Martino
  • La pieve di San Zeno è una delle chiese più antiche di Lonato, sorge su un cucuzzolo situato a nord di Lonato. Fu la parrocchiale del paese fino al 1339, anno in cui il primo nucleo di Lonato, che si trovava nei pressi della collinetta dove sorge questa chiesa, venne distrutto. La sua prima costruzione risale al V secolo. La costruzione attuale è la quarta che venne edificata nello stesso luogo, avendo subito in varie riprese distruzioni. È ad una navata, con facciata a capanna, ed è chiusa da un'abside semicircolare che risale al XII secolo, così databile per il suo caratteristico stile romanico.
  • Di particolare interesse storico è l'abbazia di Maguzzano nell'omonima località, possente costruzione che si affaccia sul Garda, già indicata nelle cronache del X secolo, rifatta nel XV secolo. Pare che in questo monastero benedettino abbia dimorato frate Teofilo Folengo, alias Merlin Cocai. Per merito di alcuni frati trappisti, che divennero proprietari del monastero, vennero riportate alla luce nella vecchia chiesa, parrocchiale, le belle decorazioni policrome dipinte sulle volte e sulle pareti nei primi anni del Cinquecento. Tra gli oggetti sacri ricordiamo una preziosa croce astile di rame dorato con figure simboliche.
  • Sulle colline moreniche del Garda, troviamo Madonna della Scoperta, località che il 24 giugno 1859 vide l'attacco delle truppe piemontesi contro gli austriaci, nella battaglia di Solferino e San Martino. Qui sorge il Santuario dedicato a Santa Maria che venne utilizzato come ospedale da campo durante la battaglia sopra citata. La chiesa è attestata per la prima volta nel 1163. Nel 1201 alcune truppe di soldati distrussero l'antica Chiesa di Santa Maria degli Angeli e il convento di Santa Maria di Fontana Coperta, ad essa adiacente. Nel 1602 la chiesa venne ricostruita con le stesse dimensioni. La zona e la chiesa sono legate ad una leggenda. Infatti si narra che nel Medioevo, dal convento sparì misteriosamente un quadro molto venerato dedicato alla Madonna. Si credeva fosse stato trafugato e nessuno se ne interesso più finché nel Settecento due bambini trovarono in un campo una cornice raffigurante la Vergine. Si pensò subito che fosse l'immagine scomparsa cinquecento anni prima e fu ritenuto un fatto miracoloso, il quadro infatti conservava ancora gli stessi colori. Da lì la località cambiò il nome in Madonna della Scoperta. L'immagine, dopo un attento esame, viene considerata cinquecentesca; oggi è visibile, ancora in ottimo stato, all'interno del santuario. Oggi la chiesa fa parte della parrocchia Scoperta(Lonato)-Vaccarolo(Desenzano).[33]

Altre chiese[34][35][36]

La chiesa di San Giuseppe

In centro:

  • Chiesa di San Giuseppe. Edificata nel 1610 per volere di "Ioseph Robatius". Si trova in centro non lontano dal duomo. È un edificio ad aula unica, la facciata è orientata ad est, all'interno è presente l'altare maggiore in marmi policromi.
  • Chiesa della Disciplina. Le origini di questa chiesa sono ignote. Fu certamente edificata prima del 1738, anno in cui furono iniziati i lavori per la costruzione dell'attuale basilica alla quale è adiacente. Tra il 2000 e il 2001 subisce nuovi interventi di restauro durante i quali, oltre ad alcuni consolidamenti, furono realizzati dei nuovi affreschi.

Nel territorio restante:

  • Chiesa di San Cipriano e Santa Giustina. Situata nella frazione di San Cipriano, è tra le chiese più antiche del territorio. Viene citata per la prima volta in una bolla del 1184 di papa Lucio III come bene appartenente alla pieve di San Zeno. Nel 1722 l'edificio subisce un restauro durante il quale viene edificato il campanile. All'interno sono ancora conservati alcuni affreschi del XV secolo. Del periodo romanico si conserva l'abside semicircolare.
  • La chiesa parrocchiale di Campagna
    Chiesa della Beata Vergine del Rosario. Si trova nella frazione di Campagna. Fu eretta nel 1936 grazie ad un lascito delle sorelle Girelli, due sorelle provenienti da una delle famiglie più facoltose di Lonato. Nel 1966 venne edificato il campanile, l'anno dopo la chiesa viene ingrandita e assume le dimensioni odierne. La chiesa nel 1953 venne elevata a parrocchia, con la morte dell'ultimo parrocco nel 2020, la parrocchia di Campagna è stata unita a quella di Lonato, costituendo così la parrocchia di Lonato del Garda e Campagna.
  • La chiesa parrocchiale di Centenaro
    Chiesa della Beata Maria Vergine del Rosario. Questa chiesa si trova nella frazione di Centenaro. È stata edificata nel 1703 da Gio.Battista Papa su progetto di GioBattista Lisignolo. Inizialmente era soggetta alla parrocchia di Santa Maria Maddalena di Desenzano. Nel 1745 viene aggiunto un piccolo campanile mentre quello attuale è del 1922. Tra il 1806 e il 1904 la chiesa viene ampliata più volte e la facciata viene rifatta. Oggi è chiesa parrocchiale, la parrocchia di Centenaro comprende anche la frazione lonatese di Castel Venzago e alcune contrade desenzanesi, San Pietro, San Lorenzo, San Girolamo e Colombare.
  • La chiesa di Castel Venzago
    Chiesa di San Giovanni Decollato. Si trova nella frazione di Castel Venzago. Viene menzionata per la prima volta nella visita pastorale del 1595, viene poi citata altre volte, nel 1655, nel 1666, nel 1667 e nel 1711, sempre ritenuta "de ratione communitatis Lonati". La pala dell'altare maggiore è del XVIII e rappresenta la decapitazione di San Giovanni Battista. Sul retro è presente una piccola torre campanaria di forma triangolare. La chiesa fa parte della parrocchia di Centenaro alla quale è stata aggregata nel 1955.
  • Chiesa di San Tommaso Apostolo. È la chiesa della frazione San Tomaso.[37] È stata costruita tra il 1686 e il 1689 dagli abitanti della frazione. La pala dell'altare maggiore, di legno intagliato e dipinto, risale al 1911 ed è di Viscardo Carton. Dotata di una piccola torre campanaria, presenta interni semplici con qualche elemento decorativo.
  • Chiesa di Sant'Anna. Si trova nella frazione Barcuzzi. La chiesa, che originariamente era una cappella, è della prima metà del XVI secolo. Durante la prima visita pastorale, del 1526, l'edificio è ancora in costruzione e dedicato a San Quirico, una chiesa dedicata al santo era tuttavia già stata citata nella bolla del 1184 di Lucio III. Dalle visite pastorali del 1530 e 1541 si evince che l'edificio non è ancora concluso. Nel 1711 l'edificio risulta essere dedicato ai santi Quirico e Giulitta. La chiesa è stata restaurata esternamente ed interiormente tra il 2011 e 2014. All'interno sono presenti affreschi raffiguranti i santi Quirico e Giulitta e l'antico altare con intarsi in marmi policromi, sopra di esso è presente una statua di Sant'Anna con la Vergine.
  • Chiesa di Sant'Eurosia. Chiesa della frazione di Sedena. È stata edificata tra il 1927 e il 1935 dagli abitanti della frazione con il contributo di Vincenzo Rizzi. L'abside ospita una pala del XVIII secolo.
  • La chiesa di Malocco
    Oratorio della Madonna del Rosario. È la chiesa della frazione Malocco. L'edificio fu costruito nel 1779 dagli abitanti di Malocco e da quelli della vicina frazione Cominello. All'interno, sull'altare maggiore è presente una pala del XVI secolo raffigurante la Madonna col Bambino. La copertura e la volta furono ricostruite nel 1982 a causa di un crollo avvenuto due anni prima.
  • Chiesa di San Gaetano Thiene. Si trova nella frazione Bettola. Dall'interno semplice e modesto, fu costruita nel 1926 dagli abitanti della frazione.[38]
  • La chiesa dei Morti della Selva
    Chiesetta dei Morti della Selva. Questa chiesa venne edificata nella selva un tempo presente a nord del borgo di Drugolo, borgo dove sorge l'omonimo castello e la chiesa del XII secolo dedicata a San Michele. Si trovava nel perimetro di un lazzaretto che fin dal 1445 accoglieva gli appestati di Drugolo e di Padenghe. Nei secoli XVI e XVII gli Averoldi, nobile famiglia proprietaria del castello, adibì il luogo a cimitero e inoltre la stessa famiglia, si occupò dei lavori che nel XVIII secolo diedero all'edificio l'aspetto odierno. Dopo un lungo periodo di abbandono, nel 2013, grazie all'intervento della Metropolia Ortodossa di Milano e Aquileia, la chiesa venne riconsacrata diventando un monastero ortodosso.[39]
  • La chiesa parrocchiale di Esenta
    Chiesa dei Santi Marco e Bernardino. È la parrocchiale della frazione di Esenta. Questa parrocchia, nonostante tutte le altre parrocchie lonatesi facciano parte della diocesi di Verona, fa parte della diocesi di Brescia. La chiesa risale agli anni '80 del XIX secolo come attesta un'epigrafe posta sul lato sud dell'edificio.

Edifici religiosi non più adibiti al culto

Nel territorio lonatese sono presenti diversi edifici religiosi oggi sconsacrati. Alcuni di questi, nonostante oggi siano quasi dimenticati, hanno avuto un'importanza rilevante nella storia di Lonato.

  • Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo. Chiesa seicentesca adibita da prima a oratorio maschile. Viene nel 1924 affidata alle suore Ancelle della Carità le quali già nel XIX secolo gestivano a Lonato un orfanatrofio femminile adiacente a questa chiesa.
  • Convento dell'Annunciata o Chiesa del Filatoio. Si tratta di un ex-complesso conventuale situato in località Filatoio. Nel XV secolo nel territorio della diocesi di Verona iniziano a stabilirsi diversi ordini religiosi. Spesso l'insediamento di un ordine in una zona avveniva a seguito di una richiesta da parte della comunità. Probabilmente questo avvenne anche a Lonato, dove nel 1472 vengono avviati i lavori per la costruzione di un convento di proprietà dell'Ordine dei frati minori francescani. Nel 1475 viene ultimata la chiesa del convento. La visita del 1530 del vescovo Giberti fornisce diverse informazioni riguardo al convento che in quel tempo ospitava sette frati, che svolgevano l'attività di predicatori e confessori in alcune chiese del comune, e cinque conversi. Il vescovo inoltre esorta i francescani a non interferire negli impegni che invece spettavano alla parrocchia e a comportarsi con maggior rigore. A metà del XVI secolo, mentre i lavori per il completamento del complesso conventuale non sono ancora ultimati, i frati, evidenziando dei contrasti con i francescani presenti sull'Isola del Garda, abbandonano il convento per un breve periodo, fino al 1545, quando vi faranno ritorno anche su richiesta del vescovo al quale la comunità lonatese si era rivolta. Nella seconda metà del XVII secolo il complesso è ancora interessato da lavori, alcuni supportati dal comune. Nel 1749 vengono ultimati i lavori di ristrutturazione della chiesa e del convento. Nel 1796 la Repubblica Cisalpina confisca i beni del convento che viene soppresso l'anno successivo. La chiesa diviene ospedale per i soldati napoleonici, successivamente caserma, poi stalla e magazzino. Infine gli edifici vengono ceduti al comune. Nel 1822, grazie al parroco Gaspari, la chiesa viene riaperta a seguito di una benedizione da parte del vescovo. Tuttavia l'edificio verrà riutilizzato a scopo religioso solo per un breve periodo prima di essere definitivamente sconsacrato e alla fine del secolo tutti gli edifici vengono venduti a privati che li adibiscono a fabbrica di fiammiferi. Il complesso è infatti conosciuto da gran parte della popolazione locale con il nome di Fabbrica. Oggi i locali del convento, compresa la chiesa, compongono un complesso residenziale. Attualmente l'aspetto originale dell'edificio permane solamente in parte. Della chiesa rimangono liberi solamente il quadrato del coro, metà dell'ultima campata e parte del presbiterio. Nella struttura si riconosce ancora lo stampo quattrocentesco. All'esterno l'estensione della chiesa è visibile dal lato sud, i volumi asimmetrici del lato nord invece fanno presagire l'abbattimento di una struttura campanaria. All'interno della chiesa rimangono intatti, seppur danneggiati, gli affreschi della volta centrale, raffiguranti san Francesco e santa Chiara, e gli evangelisti nei quattro pennacchi; queste pitture sono attribuite a Pietro Perotti. Si presume che alcuni dei quadri esposti nella chiesa di Sant'Antonio Abate provengano dalla chiesa dell'Annunciata.[40]
  • Convento dei Cappuccini di Drugolo. Questo ex-convento si trova su un cocuzzolo dei monti di Drugolo poco lontano dal Castello omonimo. L'edificazione dell'eremo fu voluta e ampiamente beneficiata dalla famiglia Averoldi, in particolare da Ottavio Averoldi. Alle spese concorsero anche i comuni di Lonato, Bedizzole e Desenzano. Il complesso contava diversi locali per esempio erano presenti ventitré cellette e una biblioteca. La chiesa, di semplice aspetto ma spaziosa, è dedicata all'Annunciazione, Drugolo inoltre rientrava nel territorio della parrocchia di Bedizzole e faceva quindi parte della diocesi di Brescia. È inoltre presente una lapide che riporta l'anno della consacrazione della chiesa, il 1581. Il convento fu invece aperto nel 1571, facente parte della provincia religiosa di Milano, nel 1587, venne aggregato alla provincia dei Santi Faustino e Giovita finché non fu soppresso dalla Repubblica Veneta nel 1769. Nel 1789, grazie all'intervento della famiglia Averoldi, venne riaperto. Il convento venne definitivamente chiuso nel 1798 dalla Repubblica Cisalpina. Nel 1830 gli Averoldi trasformano il convento in luogo privato di villeggiatura. Nel 1875 il complesso passa sotto la proprietà del cardinale Hoenlve che lo cede a sua volta al nipote, il Duca Vittorio II di Ratibor. Nel 1899 il convento torna a far parte dei beni degli Averoldi. Nel 1956 sarà completamente abbandonato. Oggi il complesso è stato rilevato e trasformato in relais.[21][41]
  • Chiesa e convento delle Canossiane. Si tratta di un complesso situato in via Soratino, in centro storico, eretto intorno al XVIII secolo. Dopo la chiusura del convento delle benedettine di Santa Maria Vittoria, la popolazione lonatese manifestò la volontà di avere nuovamente nel proprio comune un monastero femminile. Il convento, che inizialmente ospitava suore francescane cappuccine, venne soppresso in età napoleonica. Ormai non più di proprietà della curia, a inizio Novecento l'intero complesso venne donato alle suore Canossiane (o Figlie della Carità), già presenti a Lonato presso un piccolo oratorio in via San Giuseppe. Oltre al nuovo convento viene aperto un istituto di istruzione retto dalle suore stesse. La chiesa, di modeste dimensioni, è oggi spoglia, la bussola è stata recuperata ed ha sostituito quella già presente della chiesa di Sant'Antonio Abate. Nel 1991 le suore Canossiane abbandonano il luogo che oggi, di proprietà di privati, si presente in un alto stato di degrado. Si dice che l'architetto lonatese, Paolo Soratini, architetto della terza ed ultima parrocchiale di Lonato, si sia appassionato all'architettura osservando la costruzione di questa chiesa eretta vicino al luogo dove abitava.[21]
  • La facciata dell'ex-chiesa della Madonna del Giglio, oggi sede di un'officina
    Chiesa della Madonna del Giglio o del Casello, chiamata anche dai locali, Chiesone, per le sue dimensioni. L'origine di questa chiesa è legata ad un antico affresco, raffigurante una maestà, una Madonna con bambino, al quale sono stati attribuiti diversi miracoli. L'immagine miracolosa si trovava un tempo presso Porta Clio (porta verso Verona), una delle porte del paese, ed era parte della parete di un casello che serviva come riparo per i soldati. Il 30 luglio 1707 i soldati di guardia notarono che tra i fiori che la popolazione era solita offrire all'immagine, vi era un bocciolo verde spuntato dallo stelo secco di un giglio. Il fatto, ritenuto un miracolo, al quale ne seguirono altri, richiamò un numero tanto grande di fedeli da poter deliberare, grazie all'ingente quantità di elemosine e avendo ottenuto anche l'approvazione della curia, la costruzione di un santuario che venne edificato fuori dalle mura. La chiesa venne terminata nel 1711 e il 18 ottobre dello stesso anno venne stabilito il trasporto dell'immagine che venne accompagnato da una grandissima festa alla presenza del vescovo, a quel tempo cosa assai rara. Nonostante l'importanza di questa chiesa e della sua storia, l'edificio venne abbandonato già verso l'inizio del 1800. Durante la battaglia di Solferino e San Martino, la chiesa venne utilizzata come ospedale per i feriti dai soldati, oggi l'edificio ospita un'officina. Con l'abbandono della chiesa, l'immagine miracolosa venne trasferita nella chiesa di Sant'Antonio Abate dove è stato realizzato un piccolo altare dedicato. Oggi nella stessa chiesa, la terza di ottobre, viene celebrata una messa in occasione della ricorrenza della Madonna del Giglio, festa ancora piuttosto sentita dai lonatesi.[21]
  • Chiesa di San Martino. È uno degli edifici religiosi più antichi del paese. L'ex-chiesa si trova di fronte al santuario della Madonna di San Martino e sorge su un'area archeologica di epoca romana legata alla vicina villa romana di Colombare delle Pozze. A seguito di alcuni scavi, nel luogo in cui sorge l'attuale edificio, sono state ritrovate tracce di due chiese più antiche. La prima, del VII secolo, di pianta 8,90 × 5 m., corrispondente ad un oratorio funerario ad aula unica e abside semicircolare facente parte di un cimitero. Si presume infatti che i due gruppi di sepolture rinvenuti, non fossero legati alla chiesa, se non per tre tombe, due vicino alla facciata e una lungo il lato settentrionale. Molto probabilmente questa prima costruzione fu voluta dal proprietario di una vicina azienda agricola. Con la seconda costruzione, realizzata tra l'VIII e il IX secolo, l'edificio venne ampliato. Misurava infatti 19,30 × 11,80 m. ed era ad aula unica triabsidata. La chiesa mantenne la posizione sulla strada e formava una corte affiancata da un edificio, del quale è stato scavato solo il perimetrale nord, al di là di un cortile largo 7 metri. Si ipotizza che la seconda ricostruzione e la dedicazione dell'edificio sono collegate al passaggio del complesso, che quindi comprendeva anche l'azienda della quale probabilmente faceva parte, tra i beni del monastero di San Martino di Tours. Il passaggio non è certo ma si pensa avvenne su donazione di Carlo Magno con un diploma del 774 nel quale si cita una "curtem Lionam" identificata con Lonato. Nel diploma del 1184 di papa Lucio III, la chiesa, chiamata "capellam S.Martini" viene invece posta sotto le dipendenze della chiesa di San Zeno, parrocchiale del paese. Con l'ultima ricostruzione, probabilmente del XIII secolo, le dimensioni della chiesa vengono ridotte a un'unica navata. L'ultima costruzione presenta sia elementi altomedievali, come nella parete settentrionali, sia tardoromanici come le due monofore. Nel 1614 nella chiesa avviene un evento miracoloso attribuito alla statua lignea della Vergine, denominata poi Madonna miracolosa di San Martino. A seguito delle grazie ricevute nel corso della peste degli anni trenta del XVII secolo, si decide di erigere un santuario che verrà ultimato nel 1675. La statua viene trasferita nella nuova chiesa che conserva diversi voti, anche seicenteschi, e che farà progressivamente perdere importanza all'antico edificio che verrà sconsacrato e aggregato alla vicina azienda agricola, tanto da essere usato negli anni settanta del Novecento come rimessa. L'edificio, restaurato, è proprietà privata.[42][43]
  • La chiesa di San Michele a Drugolo
    Chiesa di San Michele. La chiesa si trova all'interno delle mura del Castello di Drugolo, dunque sorge su una proprietà privata. È un edificio dalle origini molto antiche, consacrato il 28 settembre del 1167 dal vescovo Raimondo. La chiesa è stata poi ricostruita nel XVII secolo per volere degli Averoldi.[44]

Chiese scomparse[19]

Oltre alle chiese sopra elencate, nella storia lonatese si ha notizia di chiese o complessi conventuali oggi non più esistenti o di cui rimane solo qualche traccia.

  • Chiesa di San Pietro in Cittadella. Tracce di questa chiesa sono presenti negli scritti di alcuni storici. Lo storico secentesco Andrea Parolino scrive che dopo la costruzione nel 1376 della nuova parrocchiale, dedicata a san Giovanni Battista, il parroco celebrava nei giorni vestivi anche nella chiesa di San Pietro, chiesa per i soldati. Il Parolino scrive che la chiesa viene citata anche in un documento del 1398. La tradizione crede, senza alcuna fonte, che la chiesa si trovasse nel campo maggiore della rocca, tuttavia lo storico Cenedella scrive che ai suoi tempi erano ancora visibili, in un orto nella zona della piazzetta in Cittadella, alcuni ruderi della presunta chiesa, tra cui i resti dell'abside. Sempre il Cenedella scrive che la chiesa venne abbandonata, ormai in cattive condizioni, tra il XV e il XVI secolo. Oggi, a causa di alcuni cambiamenti del luogo realizzati nel Novecento, non è più visibile alcun resto.
  • La lapide della consacrazione della chiesa di San Defendio
    Convento delle Benedettine di Santa Maria Vittoria. Era ubicato nell'odierna via Barzoni. Dalle fonti si sa che la chiesa del convento era dedicata a san Defendio. Oggi su un muro delle case che compongono la via, è ancora presenta una lapide, che un tempo si trovava nell'abside della chiesa, la quale probabilmente segna l'anno di edificazione e consacrazione dell'edificio. Il monastero era un tempo, per la diversa struttura del paese, abbastanza esteso, toccando le attuali via Barzoni, via Gaspari, via Repubblica e corso Garibaldi. Nel 1600 il monastero risulta ormai in decadimento, tanto che successivamente verrà aperto il convento delle cappuccine nella zona di vicolo De Angeli. La chiesa verrà soppressa nel 1792 dal vescovo a causa delle condizioni di rovina in cui si trovava. Il convento verrà poi donato da privati alle suore Canossiane a inizio Novecento.
  • Chiesa di San Pantaleone. Si trovava un tempo in quella che oggi è via San Pantaleone, vicino a Borgo Corlo, luogo in cui sorse una cascina omonima. Il Cenedella fornisce due versioni diverse sull'origine della chiesa. Nella prima sostiene che l'edificio venga citato nel bolla di papa Lucio III del 1184 da lui trascritta. Tuttavia nelle copie autentiche della bolla e nei testi del Parolino la chiesa non viene citata. Nella seconda versione scrive che la chiesa viene costruita a seguito di un voto fatto dai lonatesi nel 1478 durante la peste. Questa versione è la più probabile. La chiesa compare inoltre negli atti della visita del vescovo Giberti nel 1530 dove è detta dedicata oltre che a san Pantaleone, anche a san Pancrazio, come è confermato anche in altri documenti. Secondo lo storico Lino Lucchini (1926-2025) la chiesa viene costruita nel 1466, periodo in cui la peste colpì in maniera veramente pesante. L'edificio venne più volte restaurato. Nel XIX secolo la chiesa andò progressivamente in rovina. Il Cenedella ricorda la caduta della volta e del tetto intorno al 1805. Gli unici resti della chiesa furono delle colonne in botticino murate nella facciata.
  • Chiesa di San Martino alle Gere. Sorgeva nella frazione di Brodena, sul confine che divideva Lonato da Castel Venzago, un tempo comune indipendente. Pochissime sono le notizie riguardo questa chiesa, oltre al toponimo, riportato in una carta dell'Istituto Geografico Militare, esiste un unico documento in cui la chiesa viene citata. Il documento, conservato presso l'Ateneo di Salò, è contenuto nel secondo volume degli atti relativi alla causa fra la Magnifica Patria ed i comuni di Brescia e Lonato circa la giurisdizione del Venzago. Nel documento due "campari" di Castel Venzago denunciano ai sindaci della Riviera un omicidio avvenuto nei pressi della chiesa di San Martino. Tuttavia la chiesa rientrava nel territorio lonatese, l'omicidio non riguardava quindi il comune di Venzago. La chiesa sorgeva presso la decadente cascina di San Martino, della chiesa non è più visibile alcuna traccia.
  • Monastero e chiesa di San Paolo in Venzago. L'origine di questo monastero, e quindi anche della sua chiesa, è legata ad una leggenda. Si narra infatti che nel 950 la regina Adelaide, dopo essere stata rinchiusa nella Rocca di Garda dal re Berengario II per aver rifiutato il matrimonio con il figlio di lui, Adalberto, evase e si rifugiò in un monastero sul Monte Regina, a nord-est di Castel Venzago, dimorando circa un mese nella casa del vescovo bresciano Giuseppe. La veridicità del fatto sarebbe confermata da una lapide, datata intorno al XV secolo., murata a Venzago e da un'altra lapide, che nessuno ha però mai visto, conservata nella cattedrale di Treviri; tuttavia si tende a considerare la leggenda in quanto tale. Nonostante ciò una chiesa nei pressi del Monte Regina, vicino al castello oggi non più esistente, sarebbe esistita veramente, ne sono prova i diversi resti presenti in tal luogo come parte dell'abside. Inoltre di questa chiesa ne parla Giovanni Battista Biancolini (1697-1870) a metà Settecento basandosi su alcuni documenti, due risalenti al 1185 e uno del 1231. Sempre da documenti del XII secolo si sa che la chiesa della Madonna della Scoperta, a quel tempo chiesa di Santa Maria, detta della "fontana coperta", che si trovava nel territorio di Venzago, dipendeva dalla più antica chiesa di San Paolo. Quest'ultima venne però distrutta intorno al 1240 quando il comune del Venzago venne raso al suolo dai bresciani.[45]

Architetture civili

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"Fine della Peste" nella sala consiliare del Municipio di Andrea Celesti Fine della Peste
"Fine della Peste" nella sala consiliare del Municipio di Andrea Celesti.
  • Palazzo Municipale. Risale al XVII secolo. La Sala del Consiglio conserva un'antica mappa del Settecento del territorio lonatese, sul soffitto invece sono presenti decorazioni ottocentesche dedicate all'agronomo lonatese Camillo Tarello. Questa sala è inoltre chiamata "Sala del Celesti", per la presenza di una grande tela del 1693 commissionata dal consiglio comunale all'artista Andrea Celesti nel 1692 per celebrare la fine della peste del 1630. Al centro della tela è raffigurato Cristo, alla sua sinistra la Vergine e alla sua destra san Giovanni Battista, patrono di Lonato. A sinistra è presente un'allegoria di Lonato con accanto il doge veneziano e le tre virtù teologali, a destra invece sono raffigurate le conseguenze della peste e un lazzaretto.
  • Nella piazza principale del paese, Piazza Martiri della Libertà, sono presenti il monumento dedicato ai caduti e la colonna veneta di San Marco. Il monumento, dello scultore Luigi Contratti, fu inaugurato nel 1924 per i caduti della Grande Guerra. Successivamente furono aggiunti ai nomi già presenti, anche i nomi dei caduti durante la seconda guerra mondiale, i caduti in Spagna e i caduti per la Liberazione. Il monumento è in bronzo e raffigura un soldato che pianta la daga sul confine ai piedi di una donna che rappresenta la Madre Patria. La colonna veneta, che si trova di fronte al municipio, fu invece fatta installare dal senatore Ugo Da Como nel 1911 nel luogo in cui oggi sorge il monumento ai caduti. L'intento del senatore era quello di ricordare il lungo periodo di dominazione veneziana a Lonato. La colonna originale venne abbattuta alla fine del Settecento durante la rivoluzione giacobina.
  • La torre civica dalla parte dell'orologio
    Torre civica. La costruzione della torre civica, chiamata anche torre dell'orologio oppure Torre Maestra, viene fatta risalire al 1555. L'edificio, alto circa 55 metri, ospita le campane che servono a scandire i momenti della vita civile, quelli della vita religiosa vengono scanditi invece dal campanile del duomo. Le campane suonano ogni quarto d'ora, i rintocchi variano in base all'ora, un tempo aveva anche funzione di sorveglianza. I lavori di costruzione finirono all'incirca nel 1589, in realtà però ci furono perfezionamenti fino alla fine del secolo. La cella campanaria ha sempre ospitato nei secoli tre campane di diverse dimensioni rifuse nel Settecento, poi nel Ottocento dalla ditta Crespi di Cremona e ancora durante la seconda guerra mondiale per ricavarne il bronzo, nel 1949 furono reinstallate delle campane uguali alle precedenti. Sempre nel 1589, all'esterno si provvide a installare un orologio che prese posto in un riquadro marmoreo del 1582. Nel 1773 l'orologio, che funzionava grazie a dei contrappesi in pietra ancora presenti ma sostituiti nella loro funzione da un meccanismo elettrico, fu sostituito da uno nuovo di Domenico Crespi da Cremona, il meccanismo precedente fu collocato nel campanile della chiesa parrocchiale. Finita la cella campanaria la sommità dell'edificio venne ricoperta con un cupolino a forma poligonale in metallo (rame o piombo), sostituito poi nel 1880 da una merlatura su progetto dell'architetto Antonio Tagliaferri. Alla fine del cinquecento il piano terreno fu adibito a carcere. La torre era abitata da un carceriere, l'ultimo, alla fine del Settecento, fu Battista Battistoni. La torre è visitabile ogni domenica, è stata restaurata nel 2023 e al suo interno è stato installato un percorso multimediale che narra la storia della torre servendosi della figura del già citato carceriere Battistoni.[46]
  • Palazzo Zambelli. Fu il palazzo di una delle famiglie più importanti del paese, la famiglia Zambelli. Presenta due facciate, la principale su via Zambelli, l'altra su via Girelli. Il palazzo è secentesco, nel 1859, come ricordano due targhe, una posta all'esterno e una invece sotto il porticato, fu sede del quartiere militare dell'esercito piemontese durante la battaglia di San Martino e Solferino. Nel 1875 viene acquistato all'asta dal Comune e venne adibito prima a sede delle scuole comunali, poi sede della Pretura ed infine biblioteca comunale, ancora ivi ubicata. L'edificio mantiene ancora diverse parti originali. Al primo piano, o piano nobile, al quale si accede o da un grande scalone o da una scala secondaria, si apre la "Galleria degli stucchi e degli specchi", un ampio salone decorato con specchi-lumiere contornati da ricche volute in stucco; quelli visibili oggi sono delle copie che hanno sostituito gli originali trafugati. Sulla galleria si affacciano quattro stanze, tre delle quali presentano ancora in ottime condizioni il soffitto affrescato. La prima stanza entrando dallo scalone presenta affreschi in stile neoclassico con medaglia centrale ottagonale e riquadri sagomati con piccoli tondi. Nella seconda stanza è rappresentato al centro Febo Apollo con le allegorie delle quattro stagioni. L'affresco è poi completato da diversi elementi decorativi. Nella terza stanza sono raffigurati in modo allegorico i Quattro Continenti, anche questo affresco è ricco di elementi decorativi. Gli affreschi risalgono agli inizi del XVIII secolo e sono attribuiti o ad Alessandro Campi, allievo di Andrea Celesti, o al Celesti stesso.[5][8]

Architetture militare

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  • La rocca
    La Rocca, castello medioevale con annesso Museo civico ornitologico "Gustavo Carlotto"[47], ospitato dalla fondazione Ugo Da Como, assieme alla Casa del Podestà, la quale costituisce una ricostruzione di una dimora signorile del XV secolo caratterizzata dalla presenza di affreschi, soffitti a cassettone e raccolte di quadri, peltri e maioliche, oltre a una biblioteca di oltre 52000 documenti.[48]
  • Dirigendosi verso la Valtenesi, appena dopo l'abitato di Sedena sorge il castello di Drugolo. La sua costruzione, forse di origine longobarda, è fatta risalire al X secolo. Dopo essere stato riedificato sui finire del Trecento, passò in proprietà a parecchie famiglie nobili, fino a quando, nel 1436, fu venduto agli Averoldi. Il castello, di pianta quadrata, ha un ponte levatoio e merlature ghibelline ed è abitato dai proprietari, discendenti del barone Armando Lanni della Quara che lo acquistò nel 1935.
    Le fornaci romane

Siti archeologici

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Evoluzione demografica

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Abitanti censiti[49]

Le parrocchie del territorio di Lonato fanno parte della diocesi di Verona. Questo perché, la tradizione suggerisce che il cristianesimo fu introdotto da san Zeno e da missionari provenienti dalla sua diocesi.

La frazione di Esenta fa invece parte della diocesi di Brescia.[50]

La biblioteca comunale ha sede presso il secentesco Palazzo Zambelli.

A Lonato oltre ai vari asili, scuole elementari e medie, è presente l'Istituto Tecnico Tecnologico "Luigi Cerebotani", l'Istituto Agrario "Vincenzo Dandolo" e l'Istituto paritario "Paola di Rosa".[senza fonte]

Da un'epistola risalente al 1563, firmata dal medico Giuseppe Pallavicino, si suppone che a Lonato già nel Cinquecento fosse attivo un gruppo di suonatori. Di una banda cittadina più simile a quella moderna si ha invece notizia all'inizio del XIX° secolo. Lo storico Orazio Tessadri, vissuto nell'Ottocento, riporta infatti che nel 1805 Napoleone diretto a Verona, fu accolto a Lonato dalle autorità locali e dalla banda. Tessadri riportò la presenza del corpo musicale cittadino anche nei moti rivoluzionari del 1848. La sede della banda è Palazzo Zambelli, come per la biblioteca comunale, che tuttavia si trova in un'ala differente.[51]

A Lonato inoltre nacque il musicista e compositore Paolo Chimeri attivo tra Ottocento e Novecento.

  • Fiera di Sant'Antonio (Fiera regionale agricola, artigianale, commerciale di Lonato del Garda). Nonostante il patrono di Lonato sia san Giovanni Battista, l'evento più importante e sentito nel paese è la Fiera dedicata a sant'Antonio Abate. La fiera viene citata per la prima volta nel 1813 dall'Almanacco del Mella, il quale ricorda della presenza a Lonato di due fiere, una dedicata al patrono, già citata nel Settecento, e una dedicata appunto a sant'Antonio. La stessa notizia viene data dalla Zingara astrologa nel 1816 e dal 1820 la fiera viene con continuità citata dall'Almanacco della provincia bresciana. Questa fiera in origine era rivolta al commercio di bestiame e merci, probabilmente era incentrata sulla vendita di suini che in inverno raggiungevano il peso ideale per la macellazione. Dal 1958, volendo modernizzare l'evento, oltre ai maiali, esposti in Piazza Savoldi, iniziano ad essere esposte anche macchine e merci agricole in viale Roma. Obiettivo della fiera era valorizzare le attività agricole, artigiane e commerciali. Nel 1963 la durata dell'evento viene portata a due giorni, nel '64 a tre. Oggi la fiera dura ancora tre giorni, si svolge nel fine settimana più prossimo al 17 gennaio, giorno di sant'Antonio. Il 17 inoltre, sul sagrato della chiesa dedicata al santo, si tiene, come da tradizione, la benedizione degli animali. Molti sono gli eventi che si svolgono durante l'odierna fiera, tra i più significativi il Palio delle contrade. Durante il palio le frazioni del paese, dopo aver sfilato per il centro storico portando in processione la statua del santo, si sfidano nei giochi della tradizione come la corsa con i sacchi o il taglio del tronco. Tuttavia nelle edizioni successive a quella del 2020, la 62°, il palio non si è tenuto.[52]
  • Sagra di San Giovanni Battista. La prima notizia di un evento dedicato al patrono lonatese è presente in un almanacco del 1776 dove è citata una fiera tenuta il 24 giugno, giorno di San Giovanni Battista. Questa fiera viene menzionata anche nel Diario bresciano del 1777 e 1778 e successivamente, nel 1813, l'Almanacco del Mella parla di due fiere a Lonato, "il diciassette gennaio e il venti giugno", la prima dedicata a sant'Antonio, la seconda al Battista. Oggi in occasione della festa del patrono si tiene, presso la zona delle Pozze, una sagra dalla durata di alcuni giorni prossimi al 24 giugno.

Sono diversi gli eventi che tradizionalmente si svolgono nel comune. Molte frazioni hanno una sagra propria come Campagna, Esenta, Sedena, Centenaro e San Cipriano.

Il territorio lonatese presenta una forte vocazione vitivinicola grazie alla quale nel 2023, è entrato a far parte dell'Associazione Nazionale Città del Vino.

Sul territorio infatti si producono vini DOC come il Lugana, il Groppello e il vino da dessert San Martino della Battaglia Gefide.

Tipico prodotto gastronomico di Lonato, è l'insaccato "Os de stomech" che significa osso dello stomaco, per la presenza nell'impasto dell'osso dello sterno del maiale che viene messo a marinare, "en visiù", per un giorno nel vino rosso al quale si aggiungono sale, pepe, aglio, noce moscata e cannella. Questo insaccato è considerato uno dei migliori salumi della tradizione bresciana e, insieme allo zafferano e al raperonzolo, fa parte dei prodotti "De.C.O". di Lonato.

La cucina tipica è quella bresciana. Ci sono però anche influenze mantovane e altre dovute alla presenza del lago. Nel periodo invernale, in particolare in occasione di sant'Antonio Abate e della fiera dedicata al santo, è tradizione preparare il chisöl, un dolce semplice a forma di ciambella. Il già menzionato "Os de stomech" viene invece servito in diversi modi, più comunemente accompagnato con la polenta oppure nel risotto.[senza fonte]

Geografia antropica

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Suddivisioni storiche

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Lido di Lonato del Garda (BS)
Panorama di Lonato
Castello di Drugolo

Il territorio comunale è suddiviso in dodici comitati di quartiere, alcuni dei quali racchiudono al loro interno diverse località[53]:

  1. centro storico;
  2. san Martino;
  3. viale Roma;
  4. via Filatoio;
  5. Campagna
    • Campagna di sotto;
    • Fossa;
    • Salera;
  6. Barcuzzi - Maguzzano
  7. San Cipriano;
  8. Sedena-Bettola
  9. San Polo - San Tomaso - Brodena
    • Brodena;
    • San Polo di Lonato;
    • San Tomaso;
  10. Esenta
    • Cominello;
    • Esenta di Lonato;
    • Malocco;
  11. Centenaro;
  12. Castel Venzago - Scoperta.

L'economia di Lonato del Garda si basa sull'agricoltura, l'industria ferriera, l'artigianato, il terziario.

Lonato è attraversato dalla Strada dei vini e dei sapori del Garda.

Infrastrutture e trasporti

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Lonato del Garda è attraversato dall'autostrada A4 Milano-Venezia, nel territorio comunale non sono presenti caselli.[54].

La Padana Superiore attraversa il territorio attraverso una moderna variante, in qualità di strada provinciale BS 11, passa a nord del centro abitato principale, sottopassando il colle di San Zeno grazie all'omonima galleria. Il percorso originale, divenuto strada comunale, percorre invece il centro storico. A Lonato terminano la strada provinciale 78 Calvagese - Mocasina - Lonato e la strada provinciale BS 668 Orzinuovi - Lonato. Le frazioni di Esenta e San Tomaso sono servite dalla provinciale BS 567 del Benaco; a Esenta, inoltre, termina la provinciale 25 proveniente da Cunettone di Salò[54].

Ferrovie e tranvie

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La stazione di Lonato è posta sulla ferrovia Milano-Venezia a meridione del centro storico.

Tra il 1911 e il 1935, Lonato venne servita anche dalla tranvia a vapore Castiglione-Desenzano, diramazione della Brescia-Mantova-Ostiglia. L' ex-stazione del paese è situata lungo via Monte Grappa poco a nord del cavalcaferrovia[55].

Mobilità urbana

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Nel sistema di trasporto pubblico su gomma della provincia di Brescia, il comune di Lonato appartiene sia al lotto nord, esercito dal consorzio Trasporti Brescia Nord, sia a quello sud, di competenza di Trasporti Brescia Sud.[56].

Amministrazione

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Il municipio di Lonato

Di seguito l'elenco dei sindaci di Lonato del Garda:

Sindaco Partito Coalizione Mandato Elezione Note
Inizio Fine
1 Roberto Tardani PSI DC-PSI 23 settembre 1988 30 marzo 1990 1988 [57]
2 Ugo Lavagnini DC 30 marzo 1990 10 aprile 1993 [58]
3 Eraldo Cavagnini PDS PDS-PSI 10 aprile 1993 7 giugno 1993 [59]
Elezione diretta (dal 1993)
4 Manlio Mantovani LN Lega Nord 7 giugno 1993 28 aprile 1997 1993 [60]
28 aprile 1997 1° dicembre 1999[61] 1997 [62]
- Rinaldo Argentieri, commissario prefettizio 1° dicembre 1999 18 aprile 2000 [63]
5 Morando Perini lista civica centro-sinistra 18 aprile 2000 5 aprile 2005 2000 [64]
6 Mario Bocchio FI
PdL
FIANLN 5 aprile 2005 30 marzo 2010 2005 [65]
PdLLN 30 marzo 2010 15 giugno 2015 2010
7 Roberto Tardani FI FILN 15 giugno 2015 22 settembre 2020 2015
LegaFIFdI 22 settembre 2020 25 maggio 2026 2020
8 Nicola Bianchi Lega LegaFIFdI–Noi con Lonato-Noi moderati 25 maggio 2026 In carica 2026

Germania (bandiera) Riesa

Ha sede nel comune la società di atletica Atletica Lonato[66], iscritta alla FIDAL.

A Lonato è presente una squadra di calcio fin dal 1924. Nel 2009 l'A.C. Feralpi Lonato, nata nel 1963 con il nome di Pejo Lonato, e l'A.C. Salò Valsabbia, nata nel 1985 come A.C. Salò Benaco, si uniscono dando vita alla squadra Feralpisalò. La squadra rappresentava sia il comune di Lonato che quello di Salò. Lonato non era dotato di uno stadio adatto per disputare la massima categoria dilettantistica, perciò si scelse lo Stadio Lino Turina di Salò. La squadra portava i colori verde e blu, il primo derivato dal bianco-verde lonatese, il secondo dal bianco-blu salodiano. Nel 2025, a seguito del fallimento del Brescia Calcio, la squadra trasloca a Brescia per creare una nuova società, l'Union Brescia.

Dopo la fusione del 2009, Lonato fu dotata di nuovo di una squadra propria, la Virtus Feralpi Lonato, la quale ha richiamato a sé gran parte della sua tifoseria lonatese.[senza fonte]

A Lonato è presente uno dei campi di tiro a volo più importanti a livello nazionale ed europeo. Il campo è nato nel 1982 e nel corso degli anni ha acquisito sempre più importanza, tanto da ospitare oggi competizioni internazionali.[67]

  1. 1 2 Bilancio demografico mensile anno 2026 (dati provvisori), su demo.istat.it, ISTAT.
  2. Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
  3. Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
  4. AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani., Milano, Garzanti, 1996, p. 360, ISBN 88-11-30500-4.
  5. 1 2 Toponimi in dialetto bresciano, su brescialeonessa.it.
  6. Comuni in provincia di Brescia per superficie, su tuttitalia.it.
  7. Essendo questa piccola zona litoranea a nord di Desenzano, moltissimi la scambiano per questo comune gardesano quando invece è territorio di Lonato.
  8. 1 2 Rete idrica della provincia di Mantova (PDF), su provincia.mantova.it. URL consultato l'8 maggio 2021.
  9. Archeologia e architettura romanica nel Basso Garda bresciano (PDF), su archividelgarda.it.
  10. 1 2 3 Scavi archeologici (PDF), su comune.lonato.bs.it.
  11. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 Aspetti storici e sapori antichi nella Lonato del XIX secolo.
  12. Cattaragna, 092/003 (insediamento insediamento palafitticolo), su catalogo.beniculturali.it.
  13. Maguzzano (PDF), su museorambotti.it.
  14. Lavagnone, attività e ricerche in corso, su sites.unimi.it.
  15. Aspetti storici e sapori antichi nella Lonarto del XIX secolo.
  16. 1 2 3 4 5 Aspetti antichi e sapori storici nella Lonato del XIX secolo.
  17. 1 2 3 Giacomo Attilio Cenedella, Memorie Storiche Lonatesi.
  18. 1 2 3 4 5 6 7 Lino Lucchini e Giuseppe Gandini, Lonato, gli statuti criminali del secolo XV.
  19. 1 2 Le chiese scomparse nel territorio di Lonato (PDF), su lonato-fra-storia-e-arte.it.
  20. Angela Marini, Storia della Rocca di Lonato.
  21. 1 2 3 4 Lonato nella geografia e nella storia (PDF), su lonato-fra-storia-e-arte.it.
  22. Orazio Tessadri, Memorie.
  23. Luca Delpozzo, La notte in cui il centro di Lonato si rischiarò a giorno, in Garda Notizie, 20 aprile 2006.
  24. Dagli acquedotti medioevali ai bunker della Repubblica Sociale Italiana (PDF).
  25. Mussolini bersagliato con Wolff tra Lonato e Desenzano, su bresciagenealogia.wordpress.com.
  26. 11 marzo 1945: quando Mussolini rischiò di essere ucciso a Lonato, in BRESCIA TODAY.
  27. Lonato si racconta al tempo della «repubblica di Salò», in Bresciaoggi.
  28. La notte in cui il centro di Lonato si rischiarò a giorno, in GARDA NOTIZIE.
  29. 1 2 Lonato, su Archivio Centrale dello Stato. URL consultato il 16 ottobre 2022.
  30. Marco Foppoli, Stemmario Bresciano, Provincia di Brescia / Grafo, 2011, p. 110, ISBN 978-88-7385-844-7.
  31. Bozzetto del gonfalone del Comune di Lonato, su ACS, Raccolta dei disegni degli stemmi di comuni e città. URL consultato il 7 ottobre 2024.
  32. (EN) Catholic.org Basilicas in Italy, su gcatholic.org.
  33. Santuario della Madonna della Scoperta, su lonatoturismo.it.
  34. Chiese di Lonato, su lonatoturismo.it.
  35. Beni ecclesiastici in WEB, su beweb.chiesacattolica.it.
  36. LONATO Natività di San Giovanni Battista, su chiesadiverona.it.
  37. Il nome della frazione è San Tomaso, con una sola m.
  38. Cent'anni della chiesa di San Gaetano alla Bettola di Lonato.
  39. Chiesetta dei morti della selva, su lonatoturismo.it.
  40. [file:///C:/Users/perin/Downloads/ICCD13634023%20(5).pdf Chiesa del Filatoio] (PDF).
  41. La storia di Eremus, da convento a relais, su eremusrelais.com.
  42. Cappella di S. Martino, su catalogo.beniculturali.it.
  43. San Martino - Lonato, su gardalacus.it.
  44. Drugolo, su enciclopediabresciana.it.
  45. Santa Maria della Scoperta e San Paolo di Venzago, su bsnews.it.
  46. Torre civica di Lonato, su lonatoturismo.it.
  47. Museo Civico Ornitologico, su comune.lonato.bs.it (archiviato dall'url originale il 13 giugno 2017).
  48. Associazione castelli & ville aperti in Lombardia, 2001, p. 34.
  49. Dati tratti da:
  50. Storia/Parrocchia di Lonato del Garda e Campagna Natività Giovanni Battista e BV. Maria del Rosario, su parrocchialonato.it.
  51. Scuola di musica – Corpo Musicale di Lonato del Garda, su bandadilonato.com. URL consultato il 24 agosto 2024.
  52. Il <<Numero unico della Fiera di Sant'Antonio>>, su lonato-fra-storia-e-arte.it.
  53. Statuto comunale di Lonato del Garda, art. 29, e Regolamento comunale per l'istituzione e il funzionamento dei Comitati di Quartiere, art 3.
  54. 1 2 Cartografia della rete stradale provinciale (PDF), su provincia.brescia.it. URL consultato l'8 febbraio 2014 (archiviato dall'url originale il 17 aprile 2012).
  55. Giancarlo Ganzerla, Binari sul Garda. Dalla Ferdinandea al tram: tra cronaca e storia, Brescia, Grafo, 2004, pp. 270-271, ISBN 88-7385-633-0.
  56. Trasporti Brescia - Mappa rete nord (PDF), su trasportibrescia.it. URL consultato l'8 febbraio 2014 (archiviato dall'url originale il 14 marzo 2013). e Trasporti Brescia - Mappa rete sud (PDF), su trasportibrescia.it. URL consultato l'8 febbraio 2014 (archiviato dall'url originale il 14 marzo 2013).
  57. Ministero dell'Interno - Dipartimento per gli Affari Interni e territoriali, Anagrafe degli amministratori locali e regionali, su amministratori.interno.it. URL consultato l'8 febbraio 2014.
  58. Ministero dell'Interno - Dipartimento per gli Affari Interni e territoriali, Anagrafe degli amministratori locali e regionali, su amministratori.interno.it. URL consultato l'8 febbraio 2014.
  59. Ministero dell'Interno - Dipartimento per gli Affari Interni e territoriali, Anagrafe degli amministratori locali e regionali, su amministratori.interno.it. URL consultato l'8 febbraio 2014.
  60. Ministero dell'Interno - Dipartimento per gli Affari Interni e territoriali, Anagrafe degli amministratori locali e regionali, su amministratori.interno.it. URL consultato l'8 febbraio 2014.
  61. Dimissionario.
  62. Ministero dell'Interno - Dipartimento per gli Affari Interni e territoriali, Anagrafe degli amministratori locali e regionali, su amministratori.interno.it. URL consultato l'8 febbraio 2014.
  63. Ministero dell'Interno - Dipartimento per gli Affari Interni e territoriali, Anagrafe degli amministratori locali e regionali, su amministratori.interno.it. URL consultato l'8 febbraio 2014.
  64. Ministero dell'Interno - Dipartimento per gli Affari Interni e territoriali, Anagrafe degli amministratori locali e regionali, su amministratori.interno.it. URL consultato l'8 febbraio 2014.
  65. Ministero dell'Interno - Dipartimento per gli Affari Interni e territoriali, Anagrafe degli amministratori locali e regionali, su amministratori.interno.it. URL consultato l'8 febbraio 2014.
  66. Atletica Lonato, su atleticalonato.org.
  67. LA STORIA DEL TRAP CONCAVERDE, su trapconcaverde.it.
Approfondimenti

Voci correlate

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Controllo di autoritàVIAF (EN) 133974285 · SBN MUSL001918 · LCCN (EN) no91015003 · GND (DE) 4458252-3 · BNF (FR) cb18154220m (data) · J9U (EN, HE) 987007540104405171
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