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Negro

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Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Negro (disambigua).
Riproduzione di un volantino su un'asta di schiavi negri a Charleston, Carolina del Sud, 1769.

Per negro s'intende un essere umano caratterizzato da una pigmentazione scura della pelle, di solito etnicamente originaria dell'Africa subsahariana: in senso più ampio, il termine si applica anche ai Negritos delle Filippine, agli aborigeni australiani, ai meticci e agli indiani[1].

Sebbene la sua etimologia e il suo significato originale e antropologico non fossero né dispregiativi né volgari, sotto l'influenza di simili termini in tedesco e soprattutto in inglese la parola ha assunto col tempo connotazioni negative e razziste anche nella lingua italiana[2][3][4][5].

Il termine inglese negro, probabilmente preso in prestito dalla lingua spagnola, fu spesso utilizzato negli Stati Uniti d'America nel periodo dell'importazione di schiavi neri dall'Africa del XIX secolo e poi ripreso in letteratura agli inizi del XX secolo, dove fu affiancato dal termine più propriamente inglese nigger. La connotazione di entrambi i termini passò poi da neutra a offensiva sempre in terra americana, e successivamente nel mondo, a partire dalla seconda metà del XX secolo[6].

Etimologia e utilizzi

Il termine italiano negro è etimologicamente equivalente all'aggettivo nero, derivante dal latino niger/nigru(m), e aveva in origine tale significato; esempi di quest'uso del termine si trovano nelle opere di Dante Alighieri[7][8], Francesco Petrarca[9], Ludovico Ariosto[10] e Giosuè Carducci[11].

In spagnolo e portoghese negro significa semplicemente nero, così come negre in catalano e occitano, e in passato veniva usato comunemente per riferirsi a individui provenienti dalle regioni sub-sahariane o appartenenti ad altri gruppi etnici di pelle scura. Qualcosa di analogo avvenne in russo, ove il "negro" era inizialmente l'arap, ovvero un individuo di etnia araba[12], ma il termine è poi passato ad indicare un servo di etnia africana, e si diffuse maggiormente il sinonimo negr[13].

L'uso del termine per riferirsi per antonomasia a una persona originaria dell'Africa è stato però adottato nelle lingue romanze e germaniche in epoca coloniale[14]: nello specifico, la parola spagnola negro entrò anche nella lingua inglese, ove è pronunciata /ˈniːgrəʊ/[15]. Derivati di questa accezione sono termini come negroide, introdotto a partire dal XIX secolo nell'antropologia e nella sociologia dell'epoca per denotare una delle razze umane, oppure il più letterario "negritudine", un movimento sviluppatosi nel XX secolo nelle colonie francesi che promuoveva l'insieme dei valori etnici e culturali dei popoli neri[16]. Contrariamente a quanto si potrebbe supporre, non risultano invece riconducibili alla radice latina niger i toponimi Niger e Nigeria, per i quali si ipotizza una derivazione dall'espressione tuareg ngher (abbreviazione di gher n gheren, ovvero fiume dei fiumi)[17].

Storia

In letteratura

Lo stesso argomento in dettaglio: Letteratura afroamericana.

XIX secolo e prima metà del XX secolo

Illustrazione per Le avventure di Huckleberry Finn di Mark Twain. Nella didascalia: Misto (slang per mister) Bradish's nigger, ossia Il negro del signor Bradish

A partire dal XIX secolo il termine negro, insieme a nigger, fu usato frequentemente anche in letteratura. Nel celebre romanzo abolizionista La capanna dello zio Tom, di Harriet Beecher Stowe, nonché nelle opere di Mark Twain, il vocabolo era usato per riferirsi agli schiavi o ex schiavi afroamericani; Twain in particolare usava spesso il termine negroes anche nelle opere di saggistica, come Seguendo l'Equatore, e ricorreva invece a nigger quando rappresentava lo slang della gente di campagna della valle del Mississippi, come nell'autobiografia Vita sul Mississippi[18], sebbene nessuna delle due forme appaia nelle sue opere come intrinsecamente discriminatoria[19]. Una diversa sensibilità del significato del termine iniziò a manifestarsi a cavallo tra il XIX e il XX secolo: due casi letterari che riflettono questo cambiamento semantico sono quelli del romanzo di Joseph Conrad Il negro del "Narciso", che fu pubblicato negli Stati Uniti col titolo di The Children of the Sea: A Tale of the Forecastle[20], e il romanzo giallo di Agatha Christie Dieci piccoli indiani, il cui titolo originale Ten Little Niggers fu modificato, per motivi analoghi, in And Then There Were None o Ten Little Indians[21]. La letteratura con oggetto la schiavitù dei neri continuò nella storia fino a tempi moderni, producendo numerosi testi in merito, tra cui si possono citare Le avventure di Huckleberry Finn, del già nominato Twain, e il più recente Radici, di Alex Haley, pubblicato per la prima volta nel 1976.

A partire dai primi del Novecento, iniziarono ad emergere delle denominazioni alternative ai termini negro e nigger in alcuni ambienti americani: ad esempio, una delle più antiche associazioni antirazziste statunitensi, fondata nel 1909, venne battezzata National Association for the Advancement of Colored People, denominazione in cui fu impiegato, per la prima volta, uno dei più comuni eufemismi usati come alternativa, tradotto in italiano come di colore. Il graduale rifiuto dei termini negro e nigger da parte della popolazione afroamericana iniziò a prendere forza soprattutto perché tali termini erano nati in epoca schiavista, e di conseguenza associati storicamente alla stessa discriminazione razziale[22]. Tuttavia, il termine negro fu ancora usato per molti decenni; alcuni esempi sono la composizione Le petit nègre di Claude Debussy, del 1909, o gli interventi degli intellettuali legati al movimento artistico e culturale statunitense del Rinascimento di Harlem e in alcuni titoli legati al movimento, come l'antologia The New Negro, pubblicata nel 1925, o Negro World, settimanale fondato a New York dal sindacalista e scrittore Marcus Garvey e voce dell'organizzazione Universal Negro Improvement Association and African Communities League.

Sempre nella prima metà del XX secolo, il Museum of Modern Art di New York organizzò tre mostre tematiche sull'arte africana, tutte contenenti il termine negro nel titolo: African Negro Art[23], Young Negro Art[24] e Understanding African Negro Sculpture[25]. Dal 1936 al 1966 (con l'unica sospensione negli anni della seconda guerra mondiale) fu pubblicata poi con cadenza annuale dall'impiegato delle poste newyorchese Victor Hugo Green una guida annuale per viaggiatori afroamericani, intitolata The Negro Motorist Green Book (a volte intitolata The Negro Motorist Green-Book o The Negro Travelers' Green Book)[26].

Nel 1948, il giornalista Ray Sprigle viaggiò per 30 giorni travestito da persona di colore negli stati del Profondo Sud segregazionista, pubblicando il resoconto della sua esperienza sulla rivista Pittsburgh Post-Gazette, in una serie di articoli intitolati I Was a Negro in the South for 30 Days[27]. Un'esperienza simile fu vissuta nel 1959 da John Howard Griffin, che cambiò il colore della propria pelle con trattamenti medici e la descrisse nel romanzo Black Like Me, uscito nel 1961 e pubblicato in Italia col titolo Nero come me nel 1964 da Longanesi.

Anni Sessanta

Copertina della rivista a fumetti All-Negro Comics, 1947

Nel 1947, reagendo come provocazione alla rappresentazione delle sole persone bianche nei fumetti e a quelle di colore solo nelle storie ambientate in Africa, il giornalista afroamericano Orrin C. Evans produsse la rivista All-Negro Comics, diretta soltanto al pubblico di colore[28].

Fino alla fine degli anni Sessanta, la parola negro non era ancora completamente percepita come dispregiativa, e costituiva il modo più comune per riferirsi ai popoli di pelle scura, sia in letteratura, sia nel linguaggio comune: esempi di tale uso si trovano nel brano musicale Angeli negri, dal film Angelitos Negros del 1948, cantato da Pedro Infante e poi eseguito in italiano da Marino Barreto Junior nel 1959, il cui testo fu ancora riproposto nello sketch "Pittore ti voglio parlare" di Gianni Agus e Ugo Tognazzi, del 1958, e ancora ricantato da Fausto Leali nel 1968. Un altro esempio di quegli anni fu il brano italiano pop del 1963 I Watussi, cantato da Edoardo Vianello.

I termini negro e derivati restavano ancora senza connotazione negativa anche nell'ambiente religioso, come ad esempio nel titolo della rivista Nigrizia dei missionari comboniani[29], e cinematografico: ad esempio, nel film Indovina chi viene a cena? di Stanley Kramer, venne usato il termine nigger con estrema disinvoltura, nonostante la pellicola vertesse sulle relazioni interrazziali in maniera molto netta. In quegli anni, lo stesso Martin Luther King usava correntemente la parola nigger nei suoi comizi pubblici in difesa dei diritti civili degli afroamericani, sebbene il suo impiego fosse più una provocazione sociale che un utilizzo neutro del termine[30].

La parola negro venne anche utilizzata nei saggi pubblicati in Italia sulla tematica della discriminazione razziale su suolo italiano: nel 1963, lo studioso degli Stati Uniti Claudio Gorlier pubblicò Storia dei negri degli Stati Uniti, e nel 1967 il saggista Roberto Giammanco, che aveva già curato la pubblicazione dell'autobiografia di Malcolm X, scrisse il saggio Black power. Potere negro. Analisi e testimonianze. L'anno successivo, sempre Giammanco curò la traduzione italiana di Black Power: The Politics of Liberation in America, di Stokely Carmichael e Charles V. Hamilton, che ebbe come titolo Strategia del Potere Negro[31].

Anni Settanta e graduale censura del termine

La condanna del termine negro iniziò proprio negli Stati Uniti all'inizio degli anni Settanta, soprattutto a causa dei termini usati in inglese e tedesco. Fin dai tempi del nazismo, in Germania si era usato il termine neger a indicare soprattutto i figli dei coloni francesi africani, i cosiddetti "bastardi della Renania", oppure i cosiddetti negri apolidi. Pur non eseguendo una vera e propria persecuzione contro di essi, come avvenne per gli ebrei e i romaní, i nazisti li consideravano una "razza inferiore"[32], anche se non costituivano una minaccia, soprattutto poiché all'epoca in Germania costituivano una minoranza molto esigua ed erano localizzati solo al confine con la Francia. Celebre fu l'episodio di Adolf Hitler che si rifiutò di stringere la mano al velocista afroamericano Jesse Owens durante i Giochi della XI Olimpiade del 1938: il fatto fu poi smentito dallo stesso Owens, che narrò che il Führer lo salutò comunque dal palco[33]. Anche nella moderna Germania il termine neger acquistò connotati negativi, e ad oggi è descritto come "arcaico" e "spesso dispregiativo"[34].

Le sanguinose battaglie sociali per i diritti civili e le lotte per la conquista dell'uguaglianza sociale degli afroamericani negli Stati Uniti, guidate soprattutto da personaggi come i già citati Malcolm X e Martin Luther King Jr., entrambi assassinati nel decennio precedente, sommati ad un'ulteriore spinta dell'arte e della musica afroamericana (dalla musica sacra gospel e dal blues, al jazz e al funk, passando per la disco music e il rapping e successivamente per la break dance e l'hip hop), la tolleranza e l'integrazione degli afroamericani divennero fenomeni gradualmente più diffusi.

L'interpretazione negativa del vocabolo nigger da parte della cultura americana prese forma lungo tutto il decennio degli anni Settanta, giungendo tradotta in Italia e in altri paesi europei soltanto anni dopo. Nel 1978, un testo scolastico di geografia per la scuola secondaria di primo grado italiana, edito da Garzanti, riportava la seguente spiegazione in una scheda intitolata «Negri» e «Indiani», tutto sbagliato[35]:

«Da qualche tempo gli abitanti di colore degli Stati Uniti rifiutano di essere chiamati con il termine «negro» (nigger), che viene quasi sempre usato in tono spregiativo (come, ad esempio in Italia, si fa spesso purtroppo con il termine «terrone») e vogliono invece essere chiamati «neri» (in inglese blacks). Da noi, in Italia, il termine «negro» non ha alcun tono di disprezzo, e quindi possiamo continuare a chiamarli così.»

Anni Ottanta e Novanta

La graduale censura dei termini nigger e negro fu ulteriormente accelerata dalla spinta culturale relativa all'integrazione sociale degli afroamericani, specialmente nell'arte e nella musica, come ad esempio nelle sitcom televisive, in film cult come The Blues Brothers, nel brano Ebony and Ivory di Paul McCartney e Stevie Wonder e, soprattutto, con le forti mobilitazioni sociali internazionali degli anni ottanta, spesso legate alll'apartheid in Sudafrica.

All'inizio degli anni Ottanta in Italia, la parola negro fu usata ancora abitualmente (vedi, ad esempio, la canzone Colpa d'Alfredo di Vasco Rossi), mentre solo dalla seconda metà del decennio fu gradualmente caricata di un connotato offensivo e intesa come razzista, in conseguenza dell'estensione all'italiano dei dettami del politicamente corretto derivante dalla cultura anglosassone, che portarono alla quasi completa condanna del termine[36][37]. Lo stesso destino della censura avvenne anche per il termine "mulatto", che designava un soggetto figlio di una mescolanza etnica: oggi è ampiamente sconsigliato, poiché considerato derivante dallo spagnolo mulato, in similitudine all'animale "mulo" e inteso dunque come un ibrido senza la dignità di una "razza pura". In sostituzione è usato il termine meticcio, giudicato comunque lesivo della persona[38], oppure "creolo"[39].

Per indicare i popoli di pelle scura furono adottati dunque termini quali persona di colore, nero oppure, laddove possibile, denominazioni più specifiche come africano o afroamericano, rispettivamente per riferirsi ai neri originari dell'Africa o degli Stati Uniti[40]. Il termine è talvolta recuperato per motivi letterari (si veda per esempio l'introduzione di Giuseppe Culicchia all'edizione di Feltrinelli del 2005 de Le avventure di Huckleberry Finn) o per tradurre varianti straniere anch'esse considerate dispregiative, come l'inglese nigger, rimasto nel cinema (si notino ad esempio i film di Quentin Tarantino[41]). L'uso del termine senza connotazioni dispregiative dichiarate ha comunque ancora qualche diffusione, e la magistratura italiana ha giudicato condannabili, come incitamenti all'odio razziale, le locuzioni esplicitamente offensive, come ad esempio sporco negro[42]: nel 2026, un avvocato è stato sospeso per due mesi dopo che aveva identificato il fascicolo della controparte, un cittadino nigeriano, mediante il termine negro[43].

Nel corso degli anni Novanta, il lento e graduale processo di proibizione della parola negro fu pressoché completato, e il termine fu considerato offensivo praticamente in tutti i paesi del mondo. In Italia, il vocabolo fu ancora utilizzato con una certa disinvoltura fino ai primi anni del decennio, con esempi nella serie televisiva I ragazzi del muretto oppure nel film Nel continente nero, di Marco Risi: fu poi impiegato comunque nel parlato comune, come l'uso di alcune frasi idiomatiche, con una varietà di significati metaforici legati soprattutto alla storica tratta degli schiavi, come ad esempio le locuzioni negriero, inteso come "sfruttatore", oppure lavorare come un negro (ovvero come uno schiavo)[44].

Anni Duemila e presente

Dagli anni Duemila, il dibattito sui vari sinonimi ed eufemismi di negro resta ancora aperto. La locuzione "di colore", in passato percepita come più rispettosa, era già stata messa in discussione decenni prima a favore di altre varianti, come ad esempio people of color (lett. "persone di colore")[45] e, tuttavia anch'essa considerata, a volte, come discriminatoria.

La percezione odierna del termine nigger con accezione discriminatoria nel mondo anglosassone è ormai tanto netta che si è diffuso l'eufemismo n-word (lett. "la parola con la N") per riferirsi a tale termine senza pronunciarlo direttamente[46][47]. Alcune traduzioni italiane rendono nigger col dispregiativo negraccio, per enfatizzarne l'intento offensivo[48].

Nei paesi anglofoni, i desueti termini negro e negroes continuano invece a essere usati solo marginalmente, in riferimento a periodi storici o a organizzazioni che hanno conservato tale vocabolo nel nome, come ad esempio lo United Negro College Fund, un'istituzione benefica per la concessione di borse di studio a vantaggio di studenti neri[49]. Il termine inglese nigga, una variante gergale di nigger[50], è invece percepito in senso perfino amichevole e fraterno se a pronunciarlo è un nero, mentre è considerato offensivo quasi universalmente se detto da appartenenti a un'etnia diversa[51], e si è sviluppato su Internet il meme del cosiddetto "N-word Pass", un permesso sociale per utilizzare il vocabolo conferito ai non neri da parte dei neri: la pratica di distribuirlo nelle scuole sotto forma di biglietto, o addirittura di venderlo, è stata criticata da genitori e insegnanti[52][53].

Note

  1. Sally Morgan, La mia Australia [My Place], Bompiani, 2020 [1987], ISBN 9788830102415.
  2. Federico Faloppa, Risposta al quesito di Paola Costantini sulle forme nero e di colore, in La Crusca per voi, n. 43, ottobre 2011.
  3. Francesco Sabatini e Vittorio Coletti, negro, in Il Sabatini Coletti - Dizionario della lingua italiana, edizione online su dizionari.corriere.it, 2018.
  4. Negro, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  5. "Negro di merda", è razzismo (Cass. 307/21), su canestrinilex.com. URL consultato il 5 luglio 2026.
  6. Nero, negro e di colore, su Accademia della Crusca, 12 ottobre 2012.
  7. Dante Alighieri, Canto VII, in Divina Commedia, Inferno, verso 124.
  8. Dante Alighieri, Canto XIV, in Divina Commedia, Purgatorio, verso 56.
  9. Francesco Petrarca, Le rime, p. 561.
  10. Ludovico Ariosto, Orlando Furioso, p. 1980.
  11. Giosuè Carducci, Pianto Antico, in Rime nuove, p. 48.
  12. Vesmer, p. 21.
  13. Vesmer, p. 208.
  14. La Corte di Cassazione cambia idea: dare del «negro» è sempre razzismo, su Corriere della Sera. URL consultato il 6 luglio 2026.
  15. (EN) Definition of Negro, su Oxford Dictionaries. URL consultato il 5 luglio 2026 (archiviato dall'url originale il 9 agosto 2012).
  16. Dizionario italiano, Garzanti, 2003.
  17. (EN) Niger River, su Absolute Astronomy. URL consultato il 5 luglio 2026.
  18. (EN) Mark Twain, Life on the Mississippi, in Academic Medicine, vol. 75, n. 10, pp. 1001, DOI:10.1097/00001888-200010000-00016. URL consultato il 6 luglio 2026.
  19. (EN) David L. Smith, Satire or Evasion? Black Perspectives on "Huckleberry Finn" (PDF), in Duke University Press, Durham, 1992, pp. 103-120.
  20. (EN) Donald W. Rude e Kenneth W. Davis, The Critical Reception of the First American Edition of "The Nigger of the 'Narcissus'"., in The Conradian, 1992, pp. 46-56 (archiviato dall'url originale il 6 febbraio 2022).
  21. (EN) And Then There Were None, su uk.agathachristie.com, 1º maggio 2005. URL consultato il 5 luglio 2026 (archiviato dall'url originale il 9 febbraio 2006).
  22. (EN) African American Odyssey: The Civil Rights Era (Part 1), su memory.loc.gov.
  23. (EN) James Johnson Sweeney (a cura di), African Negro art (PDF), su MOMA.
  24. (EN) Press Release - September 30, 1943 (PDF), su MOMA.
  25. (EN) Press Release - July 1, 1952 (PDF), su MOMA.
  26. (EN) Bruce Sinclair, Technology and the African-American Experience: Needs and Opportunities for Study, MIT Press, 2004, p. 131, ISBN 9780262195041. URL consultato il 4 febbraio 2019.
  27. (EN) I Was a Negro in the South for 30 Days, su Undercover Reporting. URL consultato il 6 luglio 2026.
  28. (PT) Alexandre de Maio, Influência nos quadrinhos, su Revista Raça, 2010. URL consultato il 5 luglio 2026 (archiviato dall'url originale il 5 novembre 2013).
  29. Negro/Nero/Persona di colore, su parlarecivile.it. URL consultato il 5 luglio 2026 (archiviato dall'url originale il 12 luglio 2014).
  30. (EN) Martin Luther King, I have a dream (PDF), su archives.gov (archiviato dall'url originale il 30 aprile 2015).
  31. Razzismo individuale e, soprattutto, razzismo istituzionale (Carmichael & Hamilton 1967), su shortcutsamerica.com. URL consultato il 5 luglio 2026.
  32. Cosa è successo ai tedeschi di colore durante il nazismo, su tpi.it. URL consultato il 5 luglio 2026.
  33. Lo "schiaffo" di Owens a Hitler: tutta la verità in un film, su La Nuova Bussola Quotidiana. URL consultato il 6 luglio 2026.
  34. Ulrike Kramer, Von Negerküssen und Mohrenköpfen. Begriffe wie Neger und Mohr im Spiegel der Political Correctness – Eine Wortschatzanalyse., in Università di Vienna, 2006 (archiviato dall'url originale il 30 dicembre 2014).
  35. AA. VV., Il libro Garzanti della Geografia, Vol. 3, 3ª ed., Garzanti, 1978, p. 262.
  36. O. Calabrese, I buffi integralisti del politically correct, in Corriera della Sera, 19 settembre 1999 (archiviato dall'url originale il 12 gennaio 2011).
  37. Wu Ming 1, Nero, negro, nigger, in New Thing, Giulio Einaudi Editore, 2004, ISBN 9788806162764.
  38. Si dice nero o di colore? Guida al linguaggio inclusivo, su Sky TG24, 21 settembre 2023. URL consultato il 6 luglio 2026.
  39. Creolo, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 6 luglio 2026.
  40. René Bazin, Charles de Foucauld. Esploratore del Marocco, eremita nel Sahara, traduzione di Beppe Gabutti, 2005 [1921], ISBN 978-8831529556.
  41. (EN) Zack Sharf, One Reporter Counted Every Curse Word in Quentin Tarantino Movies, Including 901 F-Bombs, su IndieWire, 2 agosto 2019. URL consultato il 6 luglio 2026.
  42. L'epiteto "sporco negro": due pronunce della Cassazione, su piemonteimmigrazione.it. URL consultato il 6 luglio 2026.
  43. Patrizia Maciocchi, Sì alla sospensione dell'avvocato che scrive «negro» sul fascicolo della controparte, su Il Sole 24 Ore, 19 marzo 2026. URL consultato il 6 luglio 2026.
  44. Negro, su Internazionale. URL consultato il 6 luglio 2026.
  45. (EN) William Safire, On Language: People of Color, in The New York Times, 20 novembre 1988. URL consultato il 6 luglio 2026.
  46. N-word funeral, su naacp.org. URL consultato il 24 febbraio 2011 (archiviato dall'url originale il 4 marzo 2010).
  47. (EN) N-word: The troubled history of the racial slur, in BBC, 4 ottobre 2020. URL consultato il 6 luglio 2026.
  48. Vittorio Zucconi, Malcolm X: L'eredità controversa di un missionario violento, su Feltrinelli Editore. URL consultato il 6 luglio 2026 (archiviato dall'url originale il 21 gennaio 2012).
  49. (EN) Who We Are - UNCF, su uncf.org. URL consultato il 5 luglio 2026.
  50. (EN) Actor Tries to Trademark 'N' Word, su Wired. URL consultato il 5 luglio 2026 (archiviato dall'url originale il 12 febbraio 2007).
  51. Keya Wiggins, African Americans' perceptions of the 'N-Word' in the context of Racial Identity attitudes, in Journal of Pan African Studies, vol. 5, n. 1, marzo 2012, p. 262.
  52. (EN) Jamilah Lemieux, My Black Son Sold “N-Word Passes” to His White Friends, in Slate, 15 luglio 2020. URL consultato il 6 luglio 2026.
  53. (EN) Charla Huber, Kids who think they have N-word passes need a better understanding of history, in Times Colonist, 10 dicembre 2023. URL consultato il 6 luglio 2026.

Bibliografia

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