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Partito del Lavoro d'Albania

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Partito del Lavoro d'Albania
(SQ) Partia e Punës e Shqipërisë
LeaderEnver Hoxha (1941-1985)
Ramiz Alia (1985-1991)
StatoAlbania (bandiera) Albania
SedeTirana
AbbreviazionePPSH, PLA
Fondazione8 novembre 1941 (come Partito Comunista d'Albania)
Dissoluzione12 giugno 1991
Confluito in
IdeologiaComunismo
Hoxhaismo
Marxismo-leninismo
Antirevisionismo
Neostalinismo
Maoismo (fino al 1978)
CollocazioneEstrema sinistra
CoalizioneFronte Democratico d'Albania
Affiliazione internazionaleComintern,

Cominform

TestataZëri i Popullit
(1944-1992)
Organizzazione giovanileUnione dei Giovani Lavoratori d'Albania,
Pionieri di Enver
Iscritti147.000 (1986)
Bandiera del partito

Il Partito del Lavoro d'Albania (in albanese Partia e Punës e Shqipërisë, PPSH o PLA) è stato un partito politico albanese fondato l'8 novembre 1941 sotto il nome di Partito Comunista d'Albania (in albanese Partia Komuniste e Shqipërisë). Dal 1944 al 1991 esercitò il monopolio del potere politico in Albania e costituì la forza dirigente della Repubblica Popolare d'Albania, denominata dal 1976 Repubblica Popolare Socialista d'Albania. Nel giugno 1991 venne trasformato nel Partito Socialista d'Albania.

L'organo supremo del partito era formalmente il congresso nazionale, che eleggeva il Comitato centrale. Quest'ultimo eleggeva a sua volta il Politburo, il Segretariato e il primo segretario; nella pratica, il Politburo rappresentava il principale centro decisionale del partito e dello Stato.

Il PLA adottò come ideologia ufficiale il marxismo-leninismo e, sotto la guida di Enver Hoxha, assunse posizioni antirevisioniste. Dopo essere stata alleata con la Jugoslavia, l'Unione Sovietica e la Repubblica Popolare Cinese, l'Albania ruppe progressivamente i rapporti con ciascuno di questi paesi e, dalla fine degli anni settanta, perseguì una politica di crescente isolamento internazionale. L'orientamento ideologico elaborato dal partito durante la leadership di Hoxha è comunemente indicato come hoxhaismo.

Prime formazioni comuniste in Albania

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Le prime attività di propaganda comunista nel Principato d'Albania furono promosse da Kostandin Boshnjaku, un commerciante albanese che aveva svolto attività economiche a Odessa e San Pietroburgo, nell'Impero russo. Durante la sua permanenza in Russia assistette alla Rivoluzione d'ottobre e agli eventi della successiva guerra civile russa, entrando inoltre in contatto con le autorità della Russia sovietica.[1] Avvicinatosi alle idee bolsceviche, dopo il ritorno in Albania nel 1923 Boshnjaku cercò di diffondere posizioni comuniste e filosovietiche negli ambienti politici del paese.[2] La sua attività contribuì alla circolazione di tali idee, soprattutto tra alcuni giovani intellettuali e attivisti, ma non portò alla costituzione di un'organizzazione comunista stabile.

Ali Kelmendi.

Numerosi esponenti della sinistra albanese parteciparono alla Rivoluzione di giugno del 1924, guidata da Fan Noli, in seguito alla quale il primo ministro Ahmet Zog lasciò l'Albania e si rifugiò nel Regno d'Italia.[3][4] Dopo il rovesciamento del governo di Noli e il ritorno al potere di Zog nel dicembre dello stesso anno, parte degli oppositori politici albanesi si trasferì all'estero. Il 25 marzo 1925 venne fondato a Vienna, con il sostegno del Comintern, il Comitato nazionale rivoluzionario (in albanese Komiteti Nacional Revolucionar, KONARE), al quale aderirono esponenti dell'opposizione antizoghista e alcuni militanti comunisti. L'organizzazione mantenne rapporti con la Federazione comunista balcanica e con Ali Kelmendi.[5][6][7][8]

Nel corso degli anni venti sorsero in diverse città albanesi alcune associazioni operaie, tra cui l'Unione operaia di Argirocastro nel 1925, l'associazione dei sarti Përparimi a Tirana nel 1927 e l'Unione dei lavoratori e dei sarti di Coriza nello stesso anno.[9][10][11] Tali organizzazioni non erano necessariamente comuniste, ma contribuirono alla diffusione delle rivendicazioni sindacali e delle idee socialiste tra i lavoratori urbani.

Dopo la caduta del governo di Noli, Zog instaurò nel gennaio 1925 la Repubblica albanese e ne assunse la presidenza. Nel settembre 1928 l'Assemblea costituente trasformò il paese in una monarchia e proclamò Zog re degli Albanesi con il nome di Zog I. Il nuovo regime limitò le attività dell'opposizione politica e sottopose a sorveglianza i primi nuclei comunisti.[4]

Nel 1928 alcuni comunisti albanesi appartenenti al gruppo Bashkimi, dopo aver frequentato scuole politiche dell'Internazionale comunista in Unione Sovietica, costituirono a Mosca un gruppo comunista albanese, successivamente collegatosi al KONARE, rinominato nel 1927 Comitato di Liberazione Nazionale[12] Nello stesso periodo, l'VIII Conferenza comunista balcanica sollecitò la costituzione di cellule comuniste in Albania, in vista della futura unificazione dei diversi gruppi in un unico partito.[12]

Nel 1928 venne costituito a Coriza un primo nucleo apertamente comunista, al quale si affiancarono successivamente altre cellule locali.[13] Nel 1929 queste confluirono nel Gruppo Comunista di Coriza (in albanese Grupi Komunist i Korçës, GKK), che svolse attività clandestina e partecipò all'organizzazione di agitazioni operaie.[13] Nel 1930 Ali Kelmendi tornò in Albania su incarico del Comintern e cercò di coordinare le attività del gruppo, ma venne arrestato nel 1932.[14][15]

Nel 1933 il GKK promosse a Coriza l'associazione assistenziale Puna ("Lavoro"), attraverso la quale proseguì clandestinamente l'attività politica contro il regime di Zog sotto la guida di Pilo Peristeri.[16] Alcuni suoi membri entrarono inoltre in contatto con il movimento clandestino che preparò la rivolta di Fier dell'agosto 1935, alla quale parteciparono militari, oppositori repubblicani e altri avversari della monarchia.[17] L'insurrezione venne rapidamente repressa dalle autorità.[17]

Costretto nuovamente a lasciare l'Albania, Kelmendi partecipò alla guerra civile spagnola nelle file delle Brigate internazionali, insieme ad altri volontari albanesi, tra cui Mehmet Shehu.[18] Trasferitosi successivamente a Parigi, continuò a mantenere i collegamenti tra il Comintern e i gruppi comunisti albanesi fino alla morte, avvenuta nel febbraio 1939, poco prima dell'invasione italiana dell'Albania.[15]

Nella seconda metà degli anni trenta il GKK si oppose alla crescente influenza politica ed economica dell'Italia fascista sull'Albania. Nel 1936 una sezione locale della Puna partecipò all'organizzazione di uno sciopero degli operai degli impianti petroliferi di Kuçovë, gestiti dall'Azienda italiana petroli albanesi. Tra le rivendicazioni figuravano l'introduzione della giornata lavorativa di otto ore e l'abolizione di pratiche imposte dall'amministrazione fascista, tra cui il saluto romano. Lo sciopero venne represso dalle autorità.[19]

Di fronte alla frammentazione del movimento comunista albanese e alla sua difficoltà nell'adeguarsi alla nuova strategia antifascista del Comintern, Ali Kelmendi e Koço Tashko ricevettero l'incarico di riorganizzarne le strutture.[20] Il Gruppo Comunista di Coriza e il successivo Gruppo Comunista di Scutari continuarono tuttavia ad agire separatamente e mantennero divergenze politiche e organizzative.[21] In questo periodo Enver Hoxha, rientrato in Albania nel 1936 dopo aver soggiornato in Francia e in Belgio, si avvicinò al gruppo comunista di Coriza.[15]

Fondazione e seconda guerra mondiale

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Nel 1939 il Gruppo Comunista di Coriza e il Gruppo Comunista di Scutari tentarono di costituire un comitato centrale comune per coordinare le rispettive attività politiche,[22] ma la collaborazione si interruppe entro l'anno. Nello stesso periodo numerosi militanti comunisti furono arrestati dalle autorità del regime di Zog e processati per attività sovversiva.[23]

Il 7 aprile 1939 il Regno d'Italia invase l'Albania e costrinse Zog I all'esilio. Il 12 aprile un'assemblea convocata dalle autorità occupanti offrì la corona albanese a Vittorio Emanuele III, che la accettò formalmente il 16 aprile. L'Albania venne quindi posta sotto il controllo politico e militare dell'Italia fascista, pur mantenendo formalmente istituzioni statali separate. In seguito all'occupazione sorsero diversi nuclei di resistenza comunisti, nazionalisti e monarchici.[24]

L'attacco tedesco all'Unione Sovietica del giugno 1941 e la nuova strategia antifascista del movimento comunista internazionale favorirono i tentativi di unificazione dei gruppi comunisti albanesi.[25] Con la mediazione di Miladin Popović e Dušan Mugoša, emissari del Partito Comunista di Jugoslavia,[26][27][28][29] tra l'8 e il 14 novembre 1941 si tenne clandestinamente a Tirana la riunione costitutiva del Partito Comunista d'Albania (in albanese Partia Komuniste e Shqipërisë).[4][30] Alla riunione parteciparono tredici rappresentanti dei principali gruppi comunisti del paese, tra cui Enver Hoxha, Qemal Stafa e Koçi Xoxe.[31] Venne costituito un Comitato centrale provvisorio, del quale Hoxha divenne il principale dirigente senza assumere inizialmente una carica formale di segretario.[31] Il partito avviò quindi la formazione di cellule locali e di unità clandestine e promosse la costituzione della Gioventù Comunista Albanese, guidata da Stafa.[32]

La risoluzione approvata durante la riunione costitutiva indicò come obiettivi immediati la lotta contro l'occupazione italiana e i suoi collaboratori, la liberazione nazionale e l'istituzione di un governo democratico popolare.[11][33]

Il 5 maggio 1942 Qemal Stafa venne ucciso nei pressi di Tirana durante un'operazione delle forze di occupazione italiane. La sua morte contribuì ad accentuare la competizione interna tra Enver Hoxha, Koçi Xoxe e gli altri dirigenti del partito. Nello stesso anno Mehmet Shehu, reduce dalla guerra civile spagnola, tornò in Albania e assunse progressivamente importanti incarichi militari nella resistenza comunista.[15]

Bandiera del Movimento di Liberazione Nazionale albanese.

Il 16 settembre 1942, durante la conferenza di Peza, venne costituito il Movimento di Liberazione Nazionale (in albanese Lëvizja Nacional Çlirimtare), posto sotto la crescente influenza del Partito Comunista ma comprendente inizialmente anche esponenti nazionalisti non comunisti. Nel luglio 1943 venne organizzato l'Esercito di Liberazione Nazionale, che riunì le principali formazioni partigiane controllate dal movimento.[11][34] Il 25 agosto 1942 era intanto uscito il primo numero dello Zëri i Popullit, organo clandestino del partito.[35]

Tra il 17 e il 22 marzo 1943 si tenne a Labinot, nei pressi di Elbasan, la prima conferenza nazionale del partito.[36] Enver Hoxha venne eletto segretario generale del Comitato centrale e furono definite la struttura organizzativa e la strategia politica e militare del PKSh secondo i principi del marxismo-leninismo.[37]

Dopo l'armistizio di Cassibile del settembre 1943, le forze tedesche occuparono l'Albania, sostituendosi agli italiani. I rapporti tra il Movimento di Liberazione Nazionale e le altre organizzazioni della resistenza, in particolare il Balli Kombëtar e il movimento monarchico Legaliteti, degenerarono progressivamente in uno scontro armato. Alcuni settori del Balli Kombëtar collaborarono con le autorità tedesche in funzione anticomunista, mentre altri continuarono a opporsi all'occupazione.[38]

Grazie al sostegno organizzativo dell'Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia, agli aiuti della missione militare britannica e alla propria crescente capacità di mobilitazione, i partigiani comunisti divenne nel corso del 1944 la principale forza armata della resistenza albanese.[5][38] Le sue unità combatterono contro le truppe tedesche e contro le formazioni rivali del Balli Kombëtar e di Legaliteti, assumendo progressivamente il controllo di ampie parti del paese.

Nel maggio 1944 il congresso di Përmet istituì il Comitato antifascista di liberazione nazionale, trasformato nell'ottobre successivo nel Governo democratico dell'Albania. Il nuovo governo, presieduto da Enver Hoxha, venne formalmente costituito a Berat e rivendicò l'autorità sull'intero territorio nazionale.[39][40] Nel dicembre 1944 venne inoltre istituita la Direzione della difesa popolare (in albanese Drejtoria e Mbrojtjes Popullore), primo nucleo degli apparati di sicurezza del nuovo regime, organizzato anche con l'assistenza dell'OZNA jugoslava.[41]

Dopo una battaglia durata diverse settimane, le forze partigiane conquistarono Tirana il 17 novembre 1944.[39] Entro la fine del mese le ultime unità tedesche lasciarono il territorio albanese e il Movimento di Liberazione Nazionale estese il proprio controllo sulle principali città e sulle istituzioni locali, amministrate attraverso consigli di liberazione dominati dai comunisti.[36]

Instaurazione del regime

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Lo stesso argomento in dettaglio: Repubblica Popolare Socialista d'Albania.
Bandiera del Governo Democratico Albanese.

A differenza di quanto avvenne in gran parte dell'Europa orientale, i comunisti albanesi conquistarono il potere senza l'intervento diretto dell'Armata Rossa. La loro affermazione fu tuttavia favorita dall'assistenza organizzativa jugoslava e dalle forniture militari britanniche ricevute durante la guerra. Alla fine del 1944 il Partito Comunista d'Albania controllava il Governo democratico, l'Esercito di Liberazione Nazionale e gran parte dei consigli di liberazione locali.[42][43]

Il Governo democratico era presieduto da Enver Hoxha, che ricopriva anche l'incarico di ministro della Difesa e rimaneva segretario generale del Comitato centrale del PCA.[44] La maggior parte dei principali incarichi governativi fu affidata a membri del partito, mentre alcune personalità non comuniste continuarono inizialmente a partecipare alle istituzioni del movimento di liberazione. Nonostante il controllo esercitato sul nuovo apparato statale, nel 1945 il PCA contava ancora un numero relativamente limitato di iscritti.[5]

Nell'agosto 1945, il Movimento di liberazione nazionale albanese venne trasformato nel Fronte Democratico d'Albania (in albanese Fronti Demokratik i Shqipërisë), presieduto da Hoxha.[45] Il Fronte riunì le organizzazioni politiche e sociali ammesse dal nuovo regime, sotto la direzione del PCA, e divenne l'unica coalizione autorizzata a partecipare alla vita politica nazionale.

Il 2 dicembre 1945 si tennero le elezioni per l'Assemblea costituente. Agli elettori fu presentata un'unica lista del Fronte Democratico, mentre le forze d'opposizione non poterono partecipare come organizzazioni autonome. L'L'Assemblea così eletta proclamò l'11 gennaio 1946 la Repubblica Popolare d'Albania (in albanese Republika Popullore e Shqipërisë) e approvò una nuova Costituzione.[46][47]

Parallelamente alla costruzione delle nuove istituzioni, il governo represse le organizzazioni nazionaliste e monarchiche che avevano combattuto contro i comunisti o continuavano a opporsi al nuovo regime. Nel gennaio 1945 le forze governative sconfissero nei pressi di Scutari una formazione del Balli Kombëtar guidata da Abas Ermenji,[48] mentre altri esponenti dell'opposizione lasciarono il paese. Gli emigrati anticomunisti crearono il Comitato nazionale "Albania libera" (in albanese Komiteti Kombëtar "Shqipëria e Lirë") che cercò di sollevare una ribellione inviando paracadutisti nel paese,[49] non riuscendo ad ottenere alcun risultato.

Il nuovo regime adottò sin dai primi anni un modello politico di tipo stalinista, caratterizzato dalla concentrazione del potere nel PCA, dalla censura e dalla repressione degli oppositori.[44] Reparti militari denominati Brigadat e Ndjekjes ("brigate d'inseguimento") furono impiegati contro le formazioni armate anticomuniste, soprattutto nelle regioni settentrionali.[50]

Tra marzo e aprile 1945 si svolse a Tirana un processo davanti al Tribunale speciale per i criminali di guerra e i nemici del popolo, presieduto da Koçi Xoxe. Diciassette imputati furono condannati a morte e altri ricevettero pene detentive; tra essi figuravano ex ministri, funzionari del periodo monarchico e delle amministrazioni istituite durante l'occupazione, nonché oppositori politici del nuovo governo.[51] Ulteriori processi, arresti ed epurazioni contribuirono negli anni successivi all'eliminazione dell'opposizione politica organizzata.

Nel 1945 il governo approvò una riforma agraria che espropriò le grandi proprietà fondiarie e venne avviata la collettivizzazione dell'agricoltura. Il regime promosse inoltre campagne di alfabetizzazione, estese i servizi sanitari pubblici e introdusse provvedimenti diretti ad affermare formalmente la parità giuridica tra uomini e donne.[45][52]

Nello stesso periodo la Direzione della difesa popolare venne riorganizzata come "Direzione della sicurezza di stato" (in albanese Drejtoria e Sigurimit të Shtetit), comunemente nota come Sigurimi, che divenne il principale organismo di polizia segreta del regime. Nel 1946 l'Armata popolare albanese diventò il nuovo ramo armato del Paese.

Benché alcune personalità non comuniste continuassero inizialmente a figurare nel Fronte Democratico e nelle istituzioni statali,[5] il PCA consolidò rapidamente il proprio controllo. All'inizio del 1947 i suoi membri occupavano undici dei tredici incarichi ministeriali e costituivano la maggioranza negli organi dirigenti del Fronte Democratico.[53]

La resistenza armata anticomunista proseguì soprattutto nelle regioni settentrionali. Nell'agosto 1949 alcuni membri del Comitato delle montagne (in albanese Komiteti i Maleve), attivo nella regione della Mirdizia, assassinarono il segretario locale del partito e deputato Bardhok Biba.[54]

Crisi con la Jugoslavia

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Nei primi anni del dopoguerra il Partito Comunista d'Albania instaurò stretti rapporti con il Partito Comunista di Jugoslavia, mentre i collegamenti diretti con il Partito Comunista dell'Unione Sovietica rimasero inizialmente più limitati. Tra il 1945 e il 1948 la Jugoslavia divenne il principale alleato politico ed economico dell'Albania e fornì al nuovo regime assistenza amministrativa, militare e tecnica.[55]

All'interno della dirigenza albanese, Koçi Xoxe, ministro dell'Interno e responsabile degli apparati di sicurezza, rappresentava il principale sostenitore dell'integrazione politica ed economica con Belgrado.[56] Nel luglio 1946 Albania e Jugoslavia firmarono un trattato di amicizia e mutua assistenza, seguito da accordi che prevedevano il coordinamento dei piani economici, la creazione di società miste, l'unificazione dei prezzi e l'istituzione di un'unione doganale. Venne inoltre fissata una parità tra il lek e il dinaro jugoslavo.[57][58]

Questa linea incontrò l'opposizione di alcuni dirigenti favorevoli a una maggiore autonomia economica e politica dell'Albania. Sejfulla Malëshova venne progressivamente emarginato nel 1946 per le sue posizioni relativamente moderate, mentre Nako Spiru, responsabile della pianificazione economica, si oppose alle modalità con cui veniva attuata l'integrazione economica con la Jugoslavia. Per le stesse ragioni, il leader dell'Unione dei Giovani Lavoratori d'Albania Liri Belishova venne sollevato da ogni incarico. Sottoposto a forti critiche all'interno del partito, Spiru morì nel novembre 1947 in circostanze ufficialmente attribuite a un suicidio.[55]

Il conflitto sovietico-jugoslavo del 1948 modificò rapidamente gli equilibri interni e la politica estera del partito.[59] Dopo l'espulsione della Jugoslavia dal Cominform il 28 giugno, Hoxha si schierò con l'Unione Sovietica; il governo albanese espulse i consiglieri jugoslavi, denunciò gli accordi economici bilaterali e avviò una campagna contro la corrente filojugoslava.[55]

Koçi Xoxe venne rimosso dagli incarichi politici nell'autunno del 1948 e accusato dalla nuova dirigenza di «titismo», attività antipartito e complotto contro lo Stato. In quello stesso anno, Xoxe aveva promosso un possibile ingresso della Repubblica Popolare d'Albania nella Federazione Jugoslava[59] ed era diventato anche oppositore di Enver Hoxha.[60] Dopo un processo celebrato a porte chiuse, fu condannato a morte e impiccato l'11 giugno 1949. Le epurazioni colpirono anche altri esponenti considerati vicini a Xoxe e alla Jugoslavia, tra cui Pandi Kristo, e portarono all'espulsione o alla rimozione di numerosi membri del Comitato centrale e dell'amministrazione statale.[60][61][55]

In risposta, la Jugoslavia ruppe ogni rapporto con l'Albania e ritirando l'ambasciatore da Tirana.[59] La rottura con Belgrado pose fine alla fase di integrazione albanese-jugoslava e determinò il progressivo inserimento dell'Albania nella sfera politica ed economica dell'Unione Sovietica.[55]

Primi congressi nazionali

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Tra l'8 e l'11 novembre 1948 si riunì il I Congresso nazionale del Partito Comunista Albanese, durante il quale furono rafforzate le strategie anti-titine e filo-sovietiche.[62] Su suggerimento di Stalin, il PCA fu rinominato nel Partito del Lavoro d'Albania (in albanese Partia e Punës e Shqipërisë), venne adottato un nuovo statuto ed Hoxha ne divenne il segretario generale.[63][64] Il cambiamento del nome avrebbe portato ad una marcata diminuzione dello status del partito all'interno del movimento comunista internazionale, ma Hoxha, essendo un acceso sostenitore di Stalin, accettò tale modifica senza obiezioni.[65] Molti anni dopo, la moglie Nexhmije Hoxha spiegò le politiche filo-staliniste di suo marito affermando che l'URSS era vista da lui come garante dell'indipendenza dell'Albania;[66] in aggiunta, la leadership comunista temeva che senza un forte sostegno esterno, Tito avrebbe annesso la Repubblica Popolare alla Jugoslavia.[67]

Nel 1949, la Repubblica Popolare d'Albania entrò a far parte del neonato Consiglio di mutua assistenza economica e strinse accordi economici con i paesi del blocco orientale.[68]

Nel 1950 si riunì la II Conferenza nazionale del PLA, durante la quale furono discusse la situazione e i risultati ottenuti dopo il I Congresso, accogliendo con interesse la proclamazione della Repubblica Popolare Cinese del 1949 e approvando il primo piano quinquennale del paese per il periodo 1951-1955.[69]

Il 19 febbraio 1951, un attacco terroristico ebbe luogo nell'ambasciata sovietica (senza vittime e gravi danni) perpetrato dall'organizzazione clandestina anticomunista Fronte della resistenza/Unità nazionale. Nei giorni successivi furono giustiziati cinque attivisti dell'organizzazione, incluso il leader, mentre otto persone furono condannate a vari termini.[70] Il 26 febbraio, Hoxha ordinò la fucilazione senza processo di oltre 22 intellettuali dissidenti accusati di aver preso parte all'attentato.[71][72]

Tra il 31 marzo e il 7 aprile 1952, fu organizzato il II Congresso nazionale del PLA, durante il quale furono confermate le direttive del primo piano quinquennale nonché le strategie della sua applicazione.[73][74] Enver Hoxha fu rieletto alla segreteria del Comitato centrale.[75]

Rottura con l'Unione Sovietica e avvicinamento alla Cina

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Mao Zedong ed Enver Hoxha

Dopo la morte di Stalin nel 1953, le relazioni con il PCUS si deteriorarono: Hoxha si oppose alla decisione del nuovo segretario sovietico Nikita Chruščëv riguardante la riconciliazione con Tito e la normalizzazione delle relazioni sovietico-jugoslave. Tuttavia, nel 1955 l'Albania aderì ugualmente al Patto di Varsavia.

La divisione sovietico-albanese assunse però un carattere irreversibile nel 1956, dopo il rapporto segreto pronunciato da Chruščëv durante il XX Congresso del PCUS e l'inizio della destalinizzazione.[76] Durante il III Congresso nazionale del PLA, fu affermato che il Partito avrebbe continuare a seguire la propria linea e ad ostacolare ogni forma di revisionismo interno.[77] Secondo i comunisti albanesi, tale processo riformista contro lo stalinismo era in realtà una lotta contro il marxismo-leninismo, che poneva delle condizioni favorevoli alla sostituzione del corso rivoluzionario con uno opportunistico, riformista, in tutti i partiti comunisti e operai.[78] La destalinizzazione fu considerato dal PLA come una delle concause della rivoluzione ungherese del 1956 e di conseguenza il Partito espresse la propria solidarietà con i rivoltosi.[79] Hoxha si mostrò inoltre contrario all'intervento militare dell'Armata Rossa per sedare le rivolte e accusò l'Unione Sovietica di imperialismo nei confronti della Repubblica Popolare d'Ungheria.[79] Successivamente, all'interno del PLA furono effettuate nuove purghe.[80] Alla riunione internazionale di Mosca dei partiti comunisti nel 1960, la delegazione del PLA sostenne il Partito Comunista Cinese in un acceso conflitto con il PCUS riguardo alle politiche interne adottate da Mao Zedong e ai mutamenti ideologici dell'Unione Sovietica. Inoltre, in un incontro a Mosca a novembre con la leadership sovietica, una delegazione guidata da Enver Hoxha cercò di chiedere spiegazioni sull'atteggiamento anti-albanese da parte dei sovietici, nonostante questi ultimi volessero rialacciare l'alleanza militare con l'Albania, ma la situazione degenerò ulteriormente in toni molto accessi tra Hoxha e Chruščëv.[81]

Il IV Congresso del PLA del 1961 dichiarò compiuta la realizzazione della base economica del socialismo nella Repubblica Popolare, a seguito dei risultati ottenuti dalla pianificazione statale e ritenuti soddisfacenti.[82] Tuttavia, l'allontanamento dall'Unione Sovietica aveva portato a gravi danni economici a causa del taglio di ingenti finanziamenti e scambi commerciali con una superpotenza già affermata, ma la Cina maoista si sostituì all'URSS come principale alleato.[83] Il Congresso confermò la propria linea anti-revisionista e iniziò ad attaccare sempre più apertamente il PCUS, tramite comunicati e propaganda politica interna.[84]

Nel 1961, il XXII Congresso del Partito Comunista Sovietico inasprì la propria linea anti-stalinista e prese duramente posizione contro Enver Hoxha e la Cina.[85]

Negli anni successivi, il Partito del Lavoro d'Albania attuò una feroce repressione contro i sostenitori della linea di Chruščëv che, secondo i documenti congressuali, aveva indebolito la lotta operaia contrastando il pensiero di Marx, Engels, Lenin e Stalin.[86] Nel 1962, l'Albania si ritirò dal Comecon.

Nel 1965, Enver Hoxha lanciò una propria "rivoluzione culturale" su modello di quella cinese in modo tale da poter rafforzare la disciplina interna al Partito.[87] Furono introdotti dei nuovi commissari politici e rimossi i gradi militari nell'esercito, gli stipendi degli ufficiali di rango medio e alto furono dimezzati, mentre fu intensificata la repressione contro la religione e gli artisti ritenuti dissidenti.[87]

Intanto, nel 1966 il V Congresso del PLA proclamò la lotta al burocratismo, considerato come una delle concause della degenerazione della dittatura del proletariato in Unione Sovietica.[88] Il Partito fece inoltre leva sulla "rivoluzione ideologica" volta a far radicare e trionfare l'ideologia socialista nella coscienza dei lavoratori, a discapito delle idee ritenute borghesi.[89] Venne accentuata la linea anti-revisionista e filo-stalinista, mentre fu esteso il concetto di lotta di classe anche all'interno dello partito.[90] La leadership albanese approvò un maggior accentramento della pianificazione economica e la prosecuzione della collettivizzazione,[91] inasprendo la lotta al revisionismo e all'imperialismo americano e sovietico e confermando nuovamente Enver Hoxha alla guida del partito.[92]

Sul fronte interno, le autorità divennero più ostili alla religione, sostenendo che quest'ultima avesse diviso la nazione albanese e che mirasse a mantenerla arretrata. Degli studenti furono inviati nelle campagne per convincere le popolazioni a rinunciare alla loro fede, mentre il governo chiudeva o riutilizzava chiese, moschee, monasteri e istituti religiosi come magazzini, ginnasi o botteghe artigiane.[87] Nel 1967 l'Albania fu dichiarata come "il primo Paese ateo al mondo", mentre la pratica e il culto religiosi furono equiparati ai crimini di stato e puniti anche con la condanna a morte.[93][94] Il Partito del Lavoro incoraggiò le donne ad emanciparsi dalle famiglie patriarcali e garantì i loro diritti.[87]

I rapporti con l'URSS non migliorarono dopo le dimissioni di Chruščëv e l'ascesa di Leonid Brežnev:[95][96] nel 1969 la RPA uscì anche dal Patto di Varsavia, dopo il rifiuto da parte di Mosca di non imporsi sui Paesi membri.[97]

La rottura con l'Unione Sovietica portò il PLA ad orientare le proprie politiche verso la Repubblica Popolare Cinese. Ciò è stato facilitato dalla vicinanza ideologica tra l'hoxhaismo e il maoismo nonché dalla lotta comune contro la supremazia del PCUS nel movimento comunista internazionale e contro la sua linea revisionista. La diplomazia albanese appoggiò le posizioni della RPC su tutte le questioni internazionali significative. Inoltre, la Sigurimi patrocinò i gruppi maoisti dell'Europa orientale, in particolare l'illegale e anti-revisionista Partito Comunista Polacco di Kazimierz Mijal attivo nella Repubblica Popolare di Polonia.[98]

Epurazioni ed isolamento internazionale

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Francobollo commemorativo del VI Congresso del Partito del Lavoro d'Albania, 1971.

Negli anni settanta, il PLA continuò la propria serie di epurazioni interne, con arresti e fucilazioni di esponenti considerati liberali, revisionisti o cospiratori contro lo Stato.[99][100]

Tra il 1º e il 7 novembre 1971, il VI Congresso rafforzò la lotta alla burocrazia, accentuò il ruolo delle masse, del Partito e dell'esercito nella dittatura del proletariato albanese.[101] Il Partito inoltre espresse il proprio disappunto nei confronti dell'apertura della Cina verso gli Stati Uniti d'America, considerati ancora come imperialisti assieme all'URSS revisionista.[102]

Il VII Congresso del 1976 approvò il testo di una nuova legge fondamentale dello stato che avrebbe consolidato gli ideali del precedente congresso:[103] la nuova Costituzione della Repubblica Popolare Socialista d'Albania (in albanese Republika Popullore Socialiste e Shqipërisë, RPSA) affermò esplicitamente il "ruolo guida" del Partito del Lavoro e del marxismo-leninismo nel governo del Paese.[104] Il PLA ribadì inoltre la natura "antimarxista e controrivoluzionaria" di organizzazioni quali la NATO, la Comunità economica europea, il Patto di Varsavia e il Comecon,[105] intensificando così la chiusura dell'Albania verso il blocco orientale ed il panorama internazionale. Enver Hoxha fu nuovamente riconfermato alla guida della segreteria del Comitato centrale.[106]

Nel frattempo, le relazioni con la Cina iniziarono a deteriorarsi: il paese asiatico cercò infatti di stringere rapporti più amichevoli con gli Stati Uniti e normalizzare quelli con l'Unione Sovietica.[107] Alla fine degli anni settanta, la politica del socialismo con caratteristiche cinesi avviata da Deng Xiaoping, fu accolta negativamente dal Partito del Lavoro Albanese: nel 1978, Hoxha interruppe le relazioni con la Cina, eseguì una nuova purga all'interno del governo contro i sostenitori di un maggior allentamento del regime e adottò una posizione di completo auto-isolamento dell'Albania.

Nel 1978-1979, la Sigurimi scoprì nella prigione politica di Spaç delle organizzazioni clandestine create dagli arrestati durante la loro detenzione: un gruppo nazionalista guidato dall'anticomunista Xhelal Koprencka, ed un altro gestito dai comunisti Fadil Hysen Kokomani e Vangjel Stefan Lezho. Tutti e tre furono fucilati, ma poco prima dell'esecuzione Kokomani e Lezho inviarono una lettera al Comitato centrale del PLA nella quale criticavano aspramente la leadership del partito, le sue politiche ed Enver Hoxha.

Intanto, Hoxha, consapevole delle sue precarie condizioni di salute, iniziò a considerare la scelta di un suo possibile successore alla guida del partito e del paese. A seguito di divergenze politiche, il leader intimò Shehu a farsi da parte per il ruolo di nuovo segretario ma quest'ultimo rifiutò.[108] Nel 1980, Hoxha si rivolse quindi a Ramiz Alia e convinse il PLA ad inveire contro Shehu, reo di aver permesso il matrimonio tra suo figlio e la figlia di un'ex famiglia borghese.[108] Nel 1981, il primo ministro Mehmet Shehu, la seconda persona nella gerarchia di governo dopo Enver Hoxha, fu trovato morto in circostanze poco chiare, e l'anno successivo Hoxha lo accusò postumo di "cospirazione controrivoluzionaria" contro il leader albanese e di spionaggio a favore dei servizi segreti britannici, americani, jugoslavi e sovietici.[108] Nel 1982 furono arrestati i suoi parenti stretti e associati.[108][109]

Leadership dopo Hoxha

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L'11 aprile 1985, Enver Hoxha morì dopo quarant'anni di governo dell'Albania e Ramiz Alia divenne il secondo primo segretario del comitato centrale del PLA.[110] Il IX Congresso del Partito confermò Alia alla guida del Paese.[108]

Nei primi anni del governo di Alia non furono attuate riforme significative e fu mantenuta la linea politica avviata da Hoxha e la posizione antirevisionista, ma in seguito il regime socialista seguì un percorso di distensione e liberalizzazione: le repressioni di massa e l'ateizzazione violenta cessarono, i credenti non furono più perseguitati nonostante la presenza del divieto di culto formale. L'intelligencija albanese poté esprimersi con minor pressioni da parte del governo e furono tollerati il commercio e la produzione privata, nonostante il divieto formale. L'Albania iniziò ad aprirsi al blocco orientale (ad eccezione dell'URSS) e a rinnovare accordi commerciali con i paesi dell'Europa occidentale.[111]

Le politiche del nuovo segretario valsero ad Alia l'appellativo di "Gorbačëv albanese".[111] Tuttavia, l'apertura graduale all'economia di mercato rese sempre più instabile il Paese dal punto di vista economico ed accentuò il malcontento tra la popolazione.

Le rivoluzioni del 1989 nell'Europa orientale preoccuparono la leadership del PLA, ma l'élite del partito sperava ancora di tenere sotto controllo la situazione. La linea conservatrice più rigorosa era rappresentata da Nexhmije Hoxha, Lenka Çuko, Muho Asllani, Hekuran Isai e Simon Stefani.

Fine del regime

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Lo stesso argomento in dettaglio: Caduta del comunismo in Albania.

Nel 1990 iniziarono le prime proteste di massa in Albania contro il regime. A Scutari si verificarono scontri tra manifestanti e polizia con 4 morti tra i civili;[112] a Kavajë il comitato comunale del PLA fu preso d'assalto[113] e gli oppositori iniziarono ad incitare ad una rivoluzione simile a quella avvenuta l'anno precedente in Romania. Temendo la stessa sorte avuta da Nicolae Ceaușescu, nell'aprile 1990, Ramiz Alia annunciò il processo di democratizzazione dell'Albania davanti al plenum del Comitato Centrale del Partito. A novembre, fu dichiarata la separazione tra il PLA e lo Stato, iniziò la stesura di una nuova legge elettorale e fu ufficialmente garantita la totale libertà di culto.[114]

Nel dicembre 1990, le proteste anticomuniste iniziarono ad evolversi in una vera e propria rivolta nazionale che richiese l'intervento dell'armata popolare albanese.[115] Il movimento studentesco ricevette il sostegno dei lavoratori uniti nell'Unione dei sindacati indipendenti d'Albania, guidati dal geologo Gezim Mahmut Shima.[116] Di fronte alla minaccia di uno sciopero generale, il 12 dicembre Alija, a nome del comitato centrale del PLA, fu costretto ad annunciare il passaggio a un sistema multipartitico in Albania, considerandolo pubblicamente come una sconfitta storica del Partito.[117] Il 20 dicembre, l'Assemblea popolare approvò il decreto favorevole alla creazione di nuovi partiti[118] e subito dopo, fu fondato il Partito Democratico d'Albania (in albanese Partia Demokratike e Shqipërisë, PDA), partito di centro-destra guidato da Sali Berisha, seguito da altri partiti d'opposizione.[119]

Allo stesso tempo, Ramiz Alia e i suoi sostenitori speravano, a costo di abbandonare il sistema monopartitico, di mantenere saldo il potere della nomenclatura del partito. La propaganda del PLA insistette sul fatto che "soltanto i politici con esperienza possono fornire una transizione verso la democrazia", come appunto quelli della leadership comunista. Parallelamente, Alia rafforzò la sua posizione nel Politburo espellendo i conservatori hoxhaisti.

La situazione politica continuò a degenerare e il popolo incominciò ad essere sempre più rivoltoso nei confronti del regime: il 20 febbraio 1991, lavoratori e studenti demolirono il monumento a Enver Hoxha in Piazza Scanderbeg a Tirana,[120] e né la polizia né gli hoxhaisti poterono impedirlo.

Il 31 marzo 1991 si tennero le prime elezioni parlamentari multipartitiche: il Partito del Lavoro vinse con il 56,2% dei voti mentre il Partito Democratico, ottenendo il 38,7%, accusò le autorità di aver esercitato pressione sugli elettori.[121][122] Nel Paese scoppiarono nuove proteste in strada: il 2 aprile 1991 a Scutari avvenne uno scontro tra la polizia e i manifestanti d'opposizione, durante il quale fu aperto il fuoco e morirono quattro attivisti del PDA.[112]

Il 29 aprile 1991, la nuova composizione dell'Assemblea popolare modificò la Costituzione: il paese fu ribattezzato in Repubblica d'Albania (in albanese Republika e Shqipërisë), furono proclamate le libertà civili e politiche. Il 30 aprile, Ramiz Alia fu eletto dai deputati come primo presidente della Repubblica. La fazione del PLA nell'Assemblea nazionale votò a favore delle nuove proposte, cancellando così le sue precedenti posizioni.

Nel maggio del 1991, Bedri Spahiu fu il primo e unico leader comunista che si scusò pubblicamente con il popolo albanese per i crimini commessi da lui e dal regime.[123]

Le proteste continuarono nel giugno 1991 con uno sciopero generale a livello nazionale, ed il presidente della Repubblica Alija ed il governo di Fatos Nano furono costretti a concordare una nuova elezione del parlamento per l'anno successivo.[124] Il 5 giugno fu formato nuovo governo era guidato dal socialista Ylli Bufi, seguito il 10 dicembre da Vilson Ahmeti.

Transizione verso la socialdemocrazia

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Lo stesso argomento in dettaglio: Partito Socialista d'Albania.

Il 12 giugno 1991, fu organizzato un Congresso straordinario che approvò una riforma cardinale: il Partito del Lavoro d'Albania fu ribattezzato in Partito socialista d'Albania (in albanese Partia Socialiste e Shqipërisë), abbandonò il marxismo-leninismo e adottò un programma affine al socialismo democratico, dichiarando il proprio impegno per i diritti umani e criticò gli "eccessi" del precedente governo comunista.[125] Ramiz Alja divenne il nuovo leader ed il premier Fatos Nano assunse ufficialmente la presidenza del partito.

Nonostante l'ideologia e il programma del partito fossero cambiate drasticamente, le figure della precedente leadership comunista erano rimaste al potere, e l'opposizione vide la trasformazione dal PLA al Partito Socialista come una manovra politica ingannevole dei comunisti al fine di mantenere il potere.

Il 22 marzo 1992, il Partito Democratico vinse le nuove elezioni e Sali Berisha fu eletto Presidente dell'Albania,[126] con Aleksandër Meksi alla guida del governo. Tra il 1992 e il 1993, numerosi importanti membri dell'ex Partito del Lavoro e del contemporaneo Partito Socialista, tra cui Ramiz Alia e Nexhmije Hoxha, furono arrestati e in seguito condannati con pene detentive.[127][128][129] Nel 1994 Alia fu condannato a nove anni di carcere per abuso di potere e violazione dei diritti dei cittadini, ma nel 1997 fu prosciolto.[130][131]

Il PSA è diventato uno dei due principali partiti albanesi, ed è salito al potere tra il 1997 e il 2005 per poi ritornare al governo dell'Albania nel 2013 con il premier Edi Rama.

"Marxismo-leninismo: la bandiera della vittoria", con i ritratti di Marx, Engels, Lenin e Stalin.

Il Partito del Lavoro d'Albania aveva come ideologia fondante il marxismo-leninismo e si opponeva al processo revisionista dell'operato di Stalin, considerando tale atto come anti-marxista e nocivo per il movimento comunista internazionale.[132] Era contrario all'imperialismo, all'intromissione nelle politiche degli altri Paesi e favorevole alla reciproca cooperazione internazionale.[132] Lo scopo ultimo del Partito era quello dell'edificazione di una società comunista nella quale doveva essere applicato il principio "Ognuno secondo le sue capacità, ad ognuno secondo i suoi bisogni".[132] Il PLA fu promotore dell'ateismo di Stato e di campagne antireligiose, in linea con i principi dell'ateismo marxista-leninista.

Per un breve periodo il PLA appoggiò il maoismo ma, a seguito della rottura con il Partito Comunista Cinese, abbracciò l'hoxhaismo: tale corrente comunista prevedeva una maggior difesa dello stalinismo ed una politica di maggior chiusura del Paese nei confronti degli USA, della Jugoslavia, dell'Unione Sovietica e della Cina, quest'ultimi considerati come "social-imperialisti".[132]

Il Partito era inoltre contrario all'eurocomunismo proposto dai partiti comunisti di Francia, Italia e Spagna, considerati come promotori di un'ulteriore processo revisionista volto ad allontanare tali partiti dagli ideali del marxismo-leninismo.[133]

Organizzazione

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Secondo lo statuto del partito, l'organizzazione interna si basava sui principi del centralismo democratico leninista, come negli altri partiti comunisti del blocco orientale, e vi era una gerarchia d'importanza dalle sezioni locali nelle aziende fino alla direzione centrale.[134]

L'organo supremo era il Congresso nazionale: convocato una volta ogni 4-5 anni, i suoi delegati venivano eletti durante le conferenze regionali, distrettuali e nazionali.[135] Il congresso discuteva le questioni generali interne, approvava i piani quinquennali, analizzava le relazioni del Comitato centrale e ne eleggeva uno nuovo.

Il Comitato centrale comprendeva i principali funzionari dell'apparato del partito, dirigenti delle aziende statali e rappresentanti di spicco dell'intellighenzia. Il CC guidava le attività del partito nel periodo tra due congressi e si riuniva circa tre volte l'anno.

Il Politburo e il segretariato venivano eletti dal CC e guidavano di fatto l'azione di governo. Il Politburo era composto dai principali segretari del Comitato Centrale e dai ministri chiave della Repubblica Popolare (incluso il Ministro degli Interni a capo della Sigurimi). Durante le riunioni settimanali, il Politburo prendeva importanti decisioni politiche e amministrative. Gli atti del Politburo venivano automaticamente approvati dal Comitato. Il segretariato era responsabile della gestione delle attività quotidiane del partito, in particolare dell'attuazione delle decisioni del Politburo, del coordinamento stato-partito e del personale attivo nell'economia.

Il PLA pubblicava i quotidiani Zëri i Popullit ("La voce del popolo") e 8 Nëntori ("8 novembre"), assieme al mensile teorico Rruga e Partisë ("La via del partito").

Congressi nazionali

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Partito Comunista d'Albania
  • I Congresso — 8-14 novembre 1941 - Congresso fondativo del Partito
Partito del Lavoro d'Albania
  • I Congresso — 8-22 novembre 1948
  • II Congresso — 3-6 aprile 1952
  • III Congresso — 3-5 giugno 1956
  • IV Congresso — 13-20 febbraio 1961
  • V Congresso — 1-8 novembre 1966
  • VI Congresso — 1-7 novembre 1971
  • VII Congresso — 1-7 novembre 1976
  • VIII Congresso — 1-7 novembre 1981
  • IX Congresso — 3-8 novembre 1986 — primo congresso dopo la morte di Enver Hoxha
  • X Congresso — 1991 — ultimo congresso del PLA e rinomina in "Partito Socialista d'Albania"

Primi segretari del Partito del Lavoro d'Albania

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Sostegno internazionale

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La posizione fermamente ortodossa del Partito del Lavoro d'Albania attirò l'attenzione di molti gruppi politici comunisti in tutto il mondo, in particolare tra i maoisti delusi dal percorso intrapreso dal Partito Comunista Cinese verso la fine degli anni settanta. Numerose fazioni aderirono alla "linea del PLA", in particolare nel periodo 1978-1980. Tuttavia, molte di esse abbandonarono la linea hoxhaista dopo la caduta del governo socialista in Albania. Oggi, molti dei partiti politici che sostengono la linea politica del PLA sono raggruppati attorno alla Conferenza internazionale dei partiti e delle organizzazioni marxiste-leniniste.

Durante la guerra fredda, il Partito del Lavoro d'Albania era seguito da:

Comunismo albanese dopo la fine del regime

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La trasformazione del Partito del Lavoro d'Albania nel Partito Socialista non fu ben accetta da molti membri rimasti fedeli all'hoxhaismo: già nel 1991, l'intellettuale Hysni Miloshy creò l'Unione di volontari "Enver Hoxha" e successivamente il Partito Comunista d'Albania, al quale si unì Nexhmije Hoxha.

Il nuovo partito comunista hoxhaista non ebbe alcuna influenza seria e il numero dei suoi sostenitori non superò diverse migliaia di persone. Tuttavia, ha ripetutamente partecipato alle elezioni, soprattutto a livello locale. Nel 2002, alcuni membri del PCA annunciarono la rinascita del Partito del lavoro albanese. Muho Aslani si unì al nuovo PLA ma nel 2013, nonostante avesse conosciuto personalmente Enver Hoxha ed era membro del Politburo assieme a lui, fu espulso dal partito perché troppo conservatore e poco tollerante: infatti, il nuovo partito è favorevole alla legalizzazione della prostituzione e al movimento LGBT in Albania. Inoltre, la leadership del partito incriminò la cooperazione di Aslani con l'anticomunista Sali Berisha.[138]

A livello internazionale, nel 1994 è stata creata la Conferenza internazionale dei partiti e delle organizzazioni marxisti-leninisti (CIPOLM), un'organizzazione che riunisce partiti comunisti minoritari hoxhaisti e anti-revisionisti. Il Partito Comunista d'Albania rappresenta il proprio paese all'interno della CIPOLM.[139]

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    Në Republikën Popullore Socialiste të Shqipërisë ideologjia sunduese ështëmarksizëm-leninizmi. Në bazë të parimeve të tij zhvillohet gjithë rendi shoqëror socialist.»
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