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Prima Repubblica (Austria)

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Prima Repubblica
Prima Repubblica - Localizzazione
Prima Repubblica - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome completoRepubblica d'Austria
Nome ufficialeRepublik Österreich
Lingue ufficialitedesco
Lingue parlateTedesco
InnoDeutschösterreich, du herrliches Land
Capitale Vienna
Politica
Forma di StatoStato liberale federale
Forma di governoRepubblica parlamentare
Presidenti federaliPresidenti federali dell'Austria
Cancellieri federaliCancellieri della Prima Repubblica
Organi deliberativiAssemblea federale
Nascita18 novembre del 1918 con Karl Seitz[1]
CausaDivieto di unificazione con la Germania sancito dal trattato di Versailles
Fine1 maggio 1934 con Wilhelm Miklas
CausaInizio della dittatura austrofascista e la nascita dello Stato Federale d'Austria
Territorio e popolazione
Bacino geograficoEuropa centrale
Massima estensione83.858 km² nel
Popolazione7 050 112 nel 1933
Economia
ValutaScellino austriaco
Religione e società
Religioni preminentiCattolicesimo
Religione di StatoCattolicesimo
Religioni minoritarieEbraismo
Protestantesimo
Evoluzione storica
Preceduto da Repubblica dell'Austria tedesca
Succeduto da Stato Federale d'Austria
Germania (bandiera) Germania
Ora parte diAustria (bandiera) Austria
Slovenia (bandiera) Slovenia

La Prima Repubblica d'Austria, ufficialmente la Repubblica d'Austria (in tedesco Republik Österreich) fu uno Stato esistito tra il 1918 e il 1934 che nacque con la fine della prima guerra mondiale[2] e finì con l'instaurazione dello Stato Federale d'Austria e il regime austrofascista nel 1934 che viene considerato la continuazione della Prima Repubblica.[3] Il periodo ebbe inizio l'11 novembre 1918, in seguito alla sconfitta militare e al conseguente collasso dell'Impero austro-ungarico, quando l'imperatore Carlo I rinunciò a ogni partecipazione agli affari di Stato.[4] Il giorno seguente, l'Assemblea nazionale provvisoria proclamò ufficialmente la nascita della Repubblica dell'Austria Tedesca, un'entità statale che inizialmente aspirava all'unione con la neonata Repubblica di Weimar, progetto tuttavia proibito dalle potenze vincitrici nei successivi trattati di pace.[5] Il nuovo Stato fu costretto a ridefinire drasticamente la propria identità e i propri confini geografici attraverso il Trattato di Saint-Germain-en-Laye del 1919, che ne ridusse il territorio a un nucleo alpino e danubiano di lingua tedesca.[6] La crisi economica mondiale del 1929 assestò un colpo decisivo alla già precaria stabilità austriaca, alimentando le spinte antidemocratiche e la radicalizzazione dei movimenti di destra e del nazionalsocialismo locale.[7] Il declino delle istituzioni repubblicane culminò nel marzo del 1933, quando il cancelliere Engelbert Dollfuß,[8] approfittando di una crisi procedurale del Parlamento, impedì la riconvocazione dell'assemblea e iniziò a governare per mezzo di decreti d'emergenza.[9] L'epilogo della Prima Repubblica si consumò tragicamente nel febbraio del 1934 con la breve guerra civile che portò alla soppressione definitiva delle opposizioni e alla trasformazione dello Stato in un regime monopartitico e autoritario, sancito dalla nuova costituzione del maggio dello stesso anno.[10]

Nel dopoguerra

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Il dopoguerra fu un periodo terribilmente fragile per l'Austria che, se prima era una delle potenze mondiale più rilevanti del Novecento, successivamente divenne uno Stato debole. Alla fine del conflitto, quello che rimaneva dell'Antico impero multinazionale degli Asburgo era un territorio ridotto, impoverito e privo di una chiara identità politica ed economica. Inizialmente venne proclamata la Repubblica dell'Austria Tedesca con l'intenzione di unirsi alla Repubblica di Weimar. Tuttavia questa ipotetica unione fu severamente vietata dal Trattato di Saint-Germain-en-Laye, che impose all'Austria non solo di non poter unirsi alla Germania, ma anche di accettare i confini drasticamente ridotti.[11]

In questo periodo storico l'Austria era molto povera da molti punti di vista. Aveva una democrazia forte, ma instabile. Per esempio l'Austria fu uno dei primi paesi in Europa a introdurre il suffragio universale,[12] ma allo stesso tempo gli scontri politici tra socialisti e conservatori resero comunque questo Stato una democrazia debole e frammentata.[13] Le difficoltà economiche erano evidenti, mentre erano sempre più diffusi scontri politici. Da una parte c'era il Partito Socialdemocratico d'Austria, diffuso soprattutto a Vienna,[14] dall'altra invece c'era il Partito Cristiano-Sociale;[15] la violenza politica era uno strumento molto utilizzato. Il dopoguerra fu un periodo drammatico per l'Austria che fu governata sia da movimenti di destra sia da altri di sinistra, ma il sistema in generale non funzionava a causa della scarsa discussione politica, caratterizzata da violenza.

Nel 1918 l'Austria venne governata principalmente da socialdemocratici guidati da Karl Renner, leader dell'SPO e principale avversario del partito cristiano-sociale. Con questo governo non ci fu un taglio netto con il passato imperiale dell'Austria, ma ci furono diverse distanze da quel che fu la Monarchia asburgica, dando inizio a una trasformazione controllata, selettiva e molto pragmatica. Sul piano politico e simbolico ci furono moltissime rotture con il passato monarchico, infatti fu instaurato un nuovo Stato repubblicano e democratico; dal punto di vista amministrativo, invece, la continuità fu fortissima. La burocrazia rimase in vigore e gli stessi funzionari dell'Impero Asburgico continuarono a lavorare nello Stato repubblicano. Senza questa continuità, l'Austria sarebbe finita al collasso e Renner lo sapeva benissimo; quindi il leader austriaco ebbe il merito di permettere alla nazione repubblicana di non collassare del tutto. [16]

Dal punto di vista culturale, la Prima Repubblica Austriaca mantenne una forte continuità con lo Stato imperiale: molti dirigenti politici, funzionari e persino socialdemocratici ebbero una formazione tipicamente asburgica.

Il governo di Renner stava per giungere alla fine, mentre in questo periodo storico venne dato inizio alla Vienna rossa,[17] ossia un periodo storico in cui la città di Vienna venne governata soltanto da socialdemocratici.[18]

Austria governata dal Partito Cristiano-Sociale

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Dal 1920 l'Austria venne governata fondamentalmente dal Partito Cristiano-Sociale. Nel dicembre del 1920 divenne cancelliere austriaco Michael Mayr che si trovò a guidare un paese profondamente diviso e segnato dalla prima guerra mondiale.[19] Il problema più urgente era la scarsità economica dello Stato. Il suo governo continua in sostanza la linea di stabilizzazione già avviata, ma si trova presto paralizzato dalla questione, politicamente esplosiva, dei rapporti con la Germania. Il progetto di un’unione doganale o politica con Berlino, sostenuto da ampi settori della politica austriaca, si scontra con il divieto imposto dal trattato di Saint-Germain. Quando nel 1921 emergono tensioni diplomatiche su questo tema, Mayr preferisce dimettersi piuttosto che gestire una crisi internazionale che rischiava di isolare ulteriormente il paese.[20]

A succedergli fu Johannes Schober, che guidò un governo tecnico. Il suo obiettivo fu quello di rafforzare la credibilità internazionale dell'Austria e di mantenere l'ordine interno, ma non riuscì a sollevare la crisi economica.[21] Ci fu una svolta con Ignaz Seipel, una figura centrale all'interno del Partito cristiano-sociale, sacerdote e teorico politico, Seipel fu uno dei più influenti cancellieri della Prima Repubblica. Nel 1922 negoziò l'intervento con la Società delle Nazioni, accettando delle condizioni più severe come il controllo internazionale delle finanze pubbliche, politiche di austerità e riforme strutturali. Questo programma, pur estremamente impopolare, riesce a stabilizzare la moneta e porre fine all'iperinflazione. Tuttavia, la stabilizzazione economica ebbe un costo politico e sociale altissimo. Le misure di austerità colpirono duramente la classe operaia, rafforzando la contrapposizione con i socialdemocratici.[22]

Nel 1924 Ignaz Seipel venne succeduto da Rudolf Ramek, uomo politico membro del Partito Cristiano-Sociale e cancelliere dal 1924. Ramek seguì la stessa politica del suo predecessore, sia dal punto di vista economico che sociale. Il suo obiettivo principale era quello di evitare l'instabilità economica che si era manifestata negli anni precedenti. Tuttavia, proprio in questo periodo di prudenza economica, l'Austria continuò a essere divisa tra socialisti e conservatori, con conflitti spesso violenti all'interno delle città.[23]

Nel 1927, durante uno scontro politico tra socialisti e membri di una forza paramilitare di destra nel comune di Schattendorf, nel Burgenland, alcuni nazionalisti spararono e il risultato fu la morte di un bambino, Josef Grössing.[24] Qualche mese dopo, i responsabili dell'omicidio furono ingiustamente assolti e da qui nacque la rivolta di luglio. Quella che inizialmente doveva essere solo una manifestazione si trasformò in un episodio di estrema violenza, in cui i manifestanti bruciarono il Palazzo di Giustizia di Vienna, simbolo del potere giudiziario. Di fronte a questo incendio, la polizia intervenne con estrema durezza causando diversi morti e feriti. Da questo momento sia socialdemocratici, sia conservatori iniziarono ad avere visioni diverse della parte politica opposta; infatti i conservatori videro nella socialdemocrazia una tendenza al rivoluzionarismo e alla violenza politica, mentre i socialdemocratici videro nel Governo una ingiustizia sociale e una tendenza alla repressione politica. Da questo periodo ci furono una serie di governi che si succedettero uno all'altro, mantenendo instabilità politica in Austria.[25][26]

Austrofascismo

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A partire dal 1932, mentre i conflitti politici erano ancora diffusi, intervenne la figura di Engelbert Dollfuß, nazionalista e conservatore, con l'obiettivo di instaurare un nuovo Stato. Nel 1932, Dollfuß divenne cancelliere, avvicinando l'Austria sempre di più a uno Stato autoritario, soprattutto con la crisi dovuta alla Grande depressione. Nel marzo del 1933, il cancelliere sospese di fatto il parlamentarismo e iniziò a governare tramite decreti. Il pluralismo politico era stato messo da parte e la democrazia era quasi inesistente. I partiti politici vennero di fatto eliminati, sia i socialdemocratici, sia i nazionalsocialisti, sia i comunisti. [27]

Nel 1934 scoppiò una guerra civile, la quale durò pochissimi giorni, tra il 12 e il 15 febbraio. Ci fu una vittoria schiacciante da parte degli austrofascisti i quali schiacciarono militarmente ogni opposizione socialista, mettendo fine allo Stato.[28] Dopo la vittoria venne creato lo Stato Federale d'Austria che fu considerato la continuazione della Prima Repubblica, ma a differenza di essa non esisteva alcun tipo di democrazia, né di pluralismo politico.[29] Questo Stato durò fino al 1938, quando poi venne annesso alla Germania nazista tramite l'Anschluss.[30]

Una delle tante costruzioni popolari costruite nel periodo della Vienna rossa (Felleishof, 1927/28).

Il nuovo stato era difficile da controllare, poiché gran parte delle importanti regioni economiche dell'impero precedente era stata portata via con la fondazione di nuovi stati nazionali. La questione fu ulteriormente complicata dal fatto che alcuni di questi nuovi stati-nazione dipendevano ancora dalle banche di Vienna, ma gli affari furono ostacolati dai nuovi confini e dalle nuove tariffe.

L'Austria, senza sbocchi sul mare, era a malapena in grado di sostenersi con il cibo e mancava di basi industriali sviluppate. Inoltre, la Cecoslovacchia, l'Ungheria, la Jugoslavia e l'Italia avevano imposto il blocco degli scambi commerciali e si erano rifiutati di vendere cibo e carbone all'Austria, che alla fine è stata salvata dagli aiuti e del sostegno degli Alleati occidentali. Nel 1922 un dollaro statunitense valeva 19.000 corone e metà della popolazione era disoccupata.

Nel dicembre del 1921 fu firmato il trattato di Lana tra l'Austria e la Cecoslovacchia, in cui l'Austria riconobbe i nuovi confini dello Stato e cedette le pretese di rappresentare i tedeschi etnici, in cambio la Cecoslovacchia concesse un prestito di 500 milioni di corone all'Austria.

Per occuparsi dell'inflazione postbellica, il cancelliere Ignaz Seipel nel 1922 chiese prestiti esteri e introdusse politiche di austerità. Nell'ottobre del 1922 il Regno Unito, la Francia, l'Italia e la Cecoslovacchia fornirono un prestito di 650 milioni di corone d'oro dopo che Seipel promise di non tentare Anschluss con la Germania per 20 anni e permise alla Società delle Nazioni di controllare l'economia austriaca. Durante i due anni successivi il bilancio statale si stabilizzò e la vigilanza internazionale sulle finanze terminò nel marzo 1926. La Banca nazionale austriaca fu ristabilita nel 1923, l'imposta sulle vendite fu introdotta nel 1923, lo scellino austriaco sostituì la corona a dicembre 1924.

La Grande depressione colpì duramente l'Austria e nel maggio del 1931 la banca più grande in Austria, la Creditanstalt Bank, crollò. Per migliorare la sua economia, l'Austria voleva concludere un'unione doganale con la Germania nel 1931, ma il progetto fu impedito dalla Francia e dai Paesi della Piccola Intesa.

Dopo la caduta dell'Impero austro-ungarico l'Austria decise di unirsi alla Germania creando la Repubblica dell'Austria tedesca, ma questo stato non durò come previsto, perché dopo la sconfitta nella prima guerra mondiale dell'Impero tedesco, la Società delle Nazioni decise di imporre ultimatum alla Germania per ripagare ai danni bellici. Nel trattato di Versailles era previsto un divieto di annessione alla Germania da parte dell'Austria. Dunque quest'ultima dovette creare uno stato a sé che per i primi anni utilizzava ancora la corona, mentre più avanti volle dimenticare il passato creando una valuta che simboleggi la nazione. Come fece pure l'Impero austro-ungarico creando la corona austro-ungarica dopo il fiorino, perché prima esisteva l'Impero austriaco con appunto questa valuta.

Cancellieri della Prima Repubblica

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Periodo Nome Partito
Inizio Fine
19181920Karl RennerSDAPÖ
19201921Michael MayrCS
19211922Johann Schober
1922Walter Breisky
1922Johann Schober
19221924Ignaz SeipelCS
19241926Rudolf RamekCS
19261929Ignaz SeipelCS
1929Ernst StreeruwitzCS
19291930Johann Schober
1930Carl VaugoinCS
19301931Otto EnderCS
19311932Karl BureschCS
19321934Engelbert DollfußCS / VF
25 scellini d'oro
  1. Facente funzioni in quanto presidente dell'Assemblea costituente.
  2. Prima Repubblica (Austria), su Wikiwand. URL consultato il 23 aprile 2026.
  3. BiblioToscana - Storia dell'Austria, su biblio.toscana.it. URL consultato il 23 aprile 2026.
    «Nel 1918 l'Austria divenne una repubblica, con istituzioni democratico-rappresentative fino al 1934, quando il cancelliere Engelbert Dollfuß stabilì la dittatura.»
  4. Carlo i imperatore d'austria e re d'ungheria - Enciclopedia, su Treccani. URL consultato il 23 aprile 2026.
    «il 1º ott. 1918 fece annunziare l'autonomia per i varî gruppi etnici, il 17 la trasformazione dell'Impero in stato federale. Costretto all'armistizio, scoppiata in Austria la rivoluzione, riparò in Ungheria (11 nov.),»
  5. Ronald Friedrich Schwarzer, Sui tedeschi, gli austriaci e la "Grande Complicazione", su Das Andere, 1º settembre 2025. URL consultato il 23 aprile 2026.
  6. Saint-germain en laye - Enciclopedia, su Treccani. URL consultato il 23 aprile 2026.
  7. Paolo Manganiello, Nazis, made in Austria, su QuiVienna, 16 agosto 2023. URL consultato il 23 aprile 2026.
  8. Dollfuss, Engelbert - Enciclopedia, su Treccani. URL consultato il 23 aprile 2026.
  9. Storia dell’identità austriaca. Dal crollo della Duplice Monarchia all’ingresso nell’Unione Europea, su Nuova Rivista Storica, 16 marzo 2021. URL consultato il 23 aprile 2026.
  10. L"Austria mussoliniana" al comando: trentini redenti e ventennio fascista, su Trentino Cultura. URL consultato il 23 aprile 2026.
  11. 10 settembre 1919: l'occasione perduta dell’Italia | Il Bo Live, su ilbolive.unipd.it, 10 settembre 2019. URL consultato il 24 aprile 2026.
  12. Austria, la Prima Repubblica, su www.storico.org. URL consultato il 24 aprile 2026.
  13. Niccolò Lucarelli, Il socialismo a misura d’uomo: Vienna Rossa 1919-1934. Una mostra documentaria al Wien Museum, su ArtsLife, 7 agosto 2019. URL consultato il 24 aprile 2026.
  14. Partito socialdemocratico - Enciclopedia, su Treccani. URL consultato il 24 aprile 2026.
  15. CRISTIANO-SOCIALE, PARTITO - Enciclopedia, su Treccani. URL consultato il 24 aprile 2026.
  16. Renner, Karl - Enciclopedia, su Treccani. URL consultato il 24 aprile 2026.
  17. (DE) La Vienna rossa: politica socialdemocratica e progetti d’edilizia popolare negli anni fra le guerre, su vienna cultural walking tours. URL consultato il 24 aprile 2026.
  18. L’austria dopo la fine dell’impero - Enciclopedia, su Treccani. URL consultato il 24 aprile 2026.
  19. Mayr, Michael - Enciclopedia, su Treccani. URL consultato il 24 aprile 2026.
  20. (EN) Prima Repubblica austriaca, su HistoryMaps. URL consultato il 24 aprile 2026.
  21. SCHOBER, Hans - Enciclopedia, su Treccani. URL consultato il 24 aprile 2026.
  22. Seipel, Ignaz - Enciclopedia, su Treccani. URL consultato il 24 aprile 2026.
  23. RAMEK, Rudolf - Enciclopedia, su Treccani. URL consultato il 24 aprile 2026.
  24. (DE) Österreich1918plus 1927 - Tödliche Schüsse in Schattendorf: Auch ein Kind wird Opfer, su Österreich1918plus. URL consultato il 24 aprile 2026.
  25. Vienna, incendio del palazzo di giustizia (15 Luglio 1927), su ilDeposito.org, 15 luglio 1927. URL consultato il 24 aprile 2026.
  26. La rivolta di Vienna del luglio 1927 e la canzone I Lavoratori di Vienna nelle pagine dell'Archivio Storico Benedetto Petrone, su www.pugliantagonista.it. URL consultato il 24 aprile 2026.
  27. Dollfuss, Engelbert - Enciclopedia, su Treccani. URL consultato il 24 aprile 2026.
  28. (EN) February 1934 - History of Vienna, su English. URL consultato il 24 aprile 2026.
  29. Prima Repubblica (Austria), su Wikiwand. URL consultato il 24 aprile 2026.
  30. Anschluss - Enciclopedia, su Treccani. URL consultato il 24 aprile 2026.

Voci correlate

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Altri progetti

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Collegamenti esterni

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