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Razza radice

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Albero-cactus delle Razze-radici secondo la teosofia, che distingue un tronco principale (A), diviso in sette sottorazze (B), ognuna connotata da ulteriori sette ramificazioni (C).[1]

Le Razze madri, o razze radici, razze radicali ecc., sono un termine utilizzato nel lessico teosofico per indicare le tappe attraverso le quali evolve l'umanità; ogni tappa corrisponde a un maggiore livello di evoluzione rispetto al precedente, inteso però, a differenza del darwinismo, in senso spirituale e non solamente biologico.[2]

Le varie razze seguono inoltre un percorso settenario, che riflette l'andamento a spirale con cui le monadi, ossia le scintille dello Spirito universale, si sviluppano complessivamente nel corso di eoni: si tratta di un processo descrivibile come una parabola, discendente e poi ascendente, in cui l'ultimo punto, il settimo, ritorna infine allo stesso livello del primo ma apportandovi una coscienza superiore.[2]

Caratteristiche

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Le varie razze-madri succedutesi fino ad oggi, secondo la teosofia, sono le generazioni predominanti in ognuno dei sette piani di esistenza, detti «globi»,[3] attraversati dalla Terra, che compongono una «ronda» planetaria, ossia un giro temporale complessivo di quegli stadi; sette ronde completano a loro volta una «catena planetaria» o manvantara,[3] termine in uso nella cosmologia induista per indicare la parte di un ciclo cosmico preceduta e succeduta da un periodo di riposo detto pralaya.

L'andamento di una «catena planetaria» composta da 7 «globi», che discende da quello più spirituale in alto (A) al più denso (D) in basso, per ritornare allo spirituale (G); tale percorso si ripete per 7 giri di «ronde».

Un manvantara in definitiva vede 7 giri di ronde dei 7 globi, i quali vengono attraversati quindi 49 volte, ma ad un livello ogni volta superiore. Su ogni globo poi si succedono appunto sette razze-madri, le quali si suddividono in altre sette sotto-razze, e quest'ultime suddivisibili ancora in sette ramificazioni, che vengono chiamate «rami» o «famiglie» razziali.[4]

Attualmente l'evoluzione umana si troverebbe nel quarto giro di ronda del quarto globo, che consiste nell'incarnazione propriamente fisica della Terra, dopo gli stadi precedenti più spirituali, e prima di quelli analoghi futuri. Le sette cosiddette «razze radici» sono pertanto sotto-cicli di ogni stadio; nell'attuale globo vi sarebbero state finora cinque razze principali, di cui la quinta, la più recente, si sarebbe evoluta fino alla quinta sotto-razza.[2] Ricapitolando quindi l'umanità si troverebbe nella quinta sotto-razza della quinta razza-radice, della quarta Ronda del pianeta Terra.

Lo stesso argomento in dettaglio: Manu (teosofia).

Ognuna delle razze, come le relative sotto-razze, nascerebbe inoltre da un progenitore supremo chiamato «Manu» (o Manu-Radice), e si chiude con un Manu-Seme che ne raccoglie il karma per trasmetterlo alla Razza (o sottorazza) successiva.[5]

Si tratterebbe di un essere spirituale particolarmente elevato che su ordine di una Fratellanza cosmica superiore si si incarnerebbe, anche più volte, per generare fisicamente, oppure perfezionare, la stirpe del momento, destinata di volta in volta a compiti specifici.[6]

Ascesa e declino

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Secondo la Dottrina segreta, basato sull'antico manoscritto di Dzyan, le varie tappe seguirebbero un processo ciclico con il raggiungimento di un punto di massimo splendore e poi, con il sorgere di una nuova razza, un successivo declino; la divisione tra le varie razze in ogni caso non è netta, ma vede il sovrapporsi delle prime sottorazze di una nuova razza-radice con le ultime della precedente. Queste tappe "razziali" rappresentano la graduale evoluzione degli stati di coscienza, meglio definiti con l'espressione «ottave di coscienza».[7]

Si tratterebbe di stati di coscienza rinvenibili all'interno delle popolazioni più disparate, generalmente dovuti, a parte l'impegno dei singoli, soprattutto alle tendenze karmiche, che determinerebbero la superiorità dell'una sulle altre. In ogni essere umano sarebbero però virtualmente presenti tutte e sette le razze, pur essendovi la predominanza di una in particolare.[7]

La successione delle razze-radici

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Successione delle razze-radici nell'attuale ciclo terrestre secondo la teosofia.

Ogni razza-radice dell'attuale ciclo terrestre viene associata dalla teosofia a un continente mitico che, dopo il suo sviluppo, sarebbe scomparso con essa.[3] Gli uomini della prima razza vengono descritti come dotati soltanto di un corpo sottile ed etereo, ancora senza una forma ben definita, mentre con l'avanzare dell'evoluzione il corpo umano sarebbe divenuto sempre più denso in un susseguirsi di stadi, fino ad assumere la forma attuale.

Alle suddivisioni della Blavatsky, a cui contribuì anche il trattato di Alfred Percy Sinnett intitolato Buddismo esoterico,[8] il teosofo americano William Scott-Elliot (1849-1919) aggiunse dettagli particolareggiati esposti in due suoi libri riguardo alle razze-radici di Atlantide e Lemuria,[9] riprese in parte da Rudolf Steiner in una serie di saggi pubblicati sulla rivista Lucifer-Gnosis tra il 1904 e il 1908, tradotti in italiano come Cronaca dell'akasha.[10]

Steiner a ogni modo avrebbe progressivamente abbandonato la struttura ciclica dello sviluppo razziale, adottando una visione sempre più lineare dell'evoluzione umana fino a prevedere una futura riunificazione e successiva scomparsa delle differenze di razza.[11]

Raffigurazione della primordiale discesa dello spirito igneo dalle regioni celesti.

Le prima delle razze-radici succedutesi fino a oggi è indicata come «polare» perché collocabile nell'estremità nordica del pianeta. Questa razza detta «protoplasmatica»,[12] chiamata dalla Blavatsky anche dei «nati da se stessi» o «senza mente», sarebbe apparsa circa 300 milioni di anni fa, in un continente denominato «l'Isola Sacra e Imperitura» (Adi-Varsha), situata al Polo nord, dove continuerebbe a sussistere in forme invisibili.[13] Talvolta viene associata a continenti mitici come la terra di Asgard, l'antica Thule o simili.[12]

Gli esemplari di questa razza sarebbero stati immensi, ma non avevano un corpo fisico essendo eterei, costituiti da una sostanza calorica la cui manifestazione attuale corrisponde all'elemento fuoco.[14] Essi non avevano neppure un intelletto, in quanto privi di manas, termine induista che indica appunto la «mente», vivendo così in una sorta di incoscienza.[15]

Sono descritti nella letteratura teosofica come «ombre» o chhâyâ, cioè immagini astrali emanate dai loro padri o «Pitri» lunari, una sorta di antenati angelici che avevano completato il loro stadio umano su un precedente sistema planetario, di cui l'attuale Luna costituisce un residuo.[15]

Essendo asessuati, la loro riproduzione avveniva per scissiparità, in maniera affine alle amebe. Poiché questa razza era di fatto immortale, non è scomparsa, ma si è semplicemente trasformata nella successiva, «trasudandola».[16]

Razza iperborea

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Lo stesso argomento in dettaglio: Iperborea § Iperborea nell'occultismo.
Il Sole trainato da Apollo (di Marcius-Simons, 1909), divinità tradizionalmente associata al mito iperboreo.[17]

La seconda razza, detta anche dei «nati dal Sudore» o «senza Ossa», viveva in un continente chiamato «Hyperborea», situato anch'esso nelle regioni boreali del pianeta,[18] a sud-ovest rispetto al Polo nord,[19] ma connotato da clima tropicale,[20] come in un'eterna primavera secondo le tesi esposte anche dai teosofi Besant e Leadbeater:[21]

«Queste forme dai colori brillanti, filamentose, alcune arborescenti, altre quasi animali, altre ancora quasi umane, vagavano qua e là, galleggiavano, scivolavano, si arrampicavano, chiamandosi l'un l'altra con note flautate, attraverso le splendide foreste tropicali

Steiner aggiunse che gli Iperborei vivevano come «nel grembo degli Dèi», in un aspetto che ricorda quello interiore delle piante, godendo degli influssi benefici del Sole.[22]

In questa razza sarebbe apparso un primo rudimento della mente, sebbene non vi fosse ancora alcun ponte tra lo spirito e la materia che veicolasse la mentalità,[23] sicché il mondo veniva percepito attraverso una veggenza ottusa.[22] Costituita dall'elemento aria,[14] la razza iperborea si riproduceva per gemmazione, emettendo parti di sé simili a gocce di sudore.[24]

Essendo priva di fisicità come la prima (e in parte la terza), tali razze sono dette semidivine.[25] Al termine del suo periodo di evoluzione, si tramutò nella successiva.

Razza lemurica

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Lo stesso argomento in dettaglio: Lemuria § Lemuria nell'occultismo.

La terza razza sarebbe vissuta nel continente chiamato Lemuria, esteso tra l'oceano Indiano e il Pacifico,[26] acquisendo una maggiore densità corrispondente all'elemento acqua. I suoi componenti avrebbero conosciuto tre fasi complessive (nel corso delle loro 7 sotto-razze), tramutandosi in:

Prometeo reca il fuoco agli uomini, assunto dagli esoteristi come metafora luciferica della scintilla dell'io (immagine di Hugo Vogel, 1910)

La Dottrina Segreta afferma che la divisione dei sessi sarebbe avvenuta diciotto milioni di anni fa, durante la quinta sottorazza lemurica.[27] Tale evento fu descritto più dettagliatamente da Steiner come conseguente al distacco della Luna dalla Terra, evento cosmologico che avrebbe determinato anche l'apparizione della morte, come contrappeso necessario alla nuova capacità di generare vita attraverso l'unione sessuale.[29]

Solamente allora, quelli che erano esseri eterei e giganti, sostanzialmente imperituri, si sarebbero trasformati in organismi fisici soggetti alle leggi biologiche di nascita e morte. Tale evento fu associato al risveglio del principio mentale, veicolato dagli Agnishvattas, ossia i Pitri del Sole (una classe dei cosiddetti Dhyan Chohan, cioè Deva o Arcangeli, anche detti Mānasaputra, «figli della mente»),[30] senza il cui intervento i lemuriani sarebbero rimasti gusci d'ombra privi di autocoscienza, costituiti unicamente dello stampo astrale fornito in precedenza dai Pitri lunari (Barhishad).[27]

La Blavatsky descrisse come gli angeli solari, anche chiamati «Kumara», si fossero rifiutati di scendere nella materia preferendo restare puri e verginali, finché una parte ribelle di costoro accettò di sacrificarsi, incarnandosi in quei modelli umani, in cui finirono intrappolati come Prometeo incatenato nel Caucaso per aver rubato il fuoco agli Dei.[31]

Tale assunzione della corporeità è spesso interpretata come la caduta dell'uomo nella densità fisica descritta nella Genesi biblica,[27] con cui essi persero la connessione diretta col divino, ma per acquisire una coscienza individuale e un proprio potere creativo.[29]

Da questo momento la monade degli umani, cioè il loro spirito originariamente incorrotto,[2] avrebbe iniziato il ciclo di reincarnazioni in corpi fisici distinti.[32]

Razza atlantidea

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Lo stesso argomento in dettaglio: Atlantide § Altantide nell'occultismo.

La razza degli Atlantidei sarebbero i giganti denominati nephilim nella Bibbia, vissuti secondo la Blavatsky crica 18 milioni di anni fa nel continente chiamato «Atlantide». La razza atlantidea ha rappresentato il punto medio dell'evoluzione nel corso nell'attuale Globo terrestre, dove la densificazione avrebbe finalmente raggiunto lo stadio solido, corrispondente all'elemento terra.

La capitale leggendaria di Atlantide, in una raffigurazione idealizzata di John Augustus Knapp (1928)

Le sue sottorazze cominciarono a distinguersi per il colore della pelle. La loro successione fu così descritta da Scott-Elliott,[33] e successivamente da Steiner:[34]

  • Rmoahals, il cui nome viene fatto derivare dal grido di guerra loro attribuito;[35] costoro avrebbero acquisito una primitiva capacità mnemonica con cui compensavano la mancanza di pensiero logico, evocando parole dotate di un potere magico, in grado di influenzare la crescita delle piante;[10]
  • Tlavatli, che fortificarono la memoria cominciando a venerare gli antenati e le gesta delle persone ritenute valorose;[10]
  • Toltechi, creatori di una civiltà caratterizzata da un elevato sviluppo spirituale e tecnologico,[24] basato sullo sfruttamento dell'energia della vita chiamata nell'occultismo «vril», e il cui splendore da essi raggiunto corrisponderebbe a quello narrato nei dialoghi di Platone;[10]
  • Turani, che svilupparono a tal punto l'ambizione da tramutarla in egoismo, fino a degenerare in pratiche di magia nera che avrebbero condotto alla distruzione di Atlantide in un solo giorno e una notte come riferito da Platone;[36]
  • Proto-semiti, che riuscirono in parte ad arginare i devastanti effetti delle forze scatenate dalla sotto-razza precedente grazie al primo sviluppo del pensiero logico, in grado di tenere a freno i desideri egoistici;[10]
  • Accadi, che avrebbero sviluppato ulteriormente la forza del pensiero, perdendo così il dominio sui poteri vitali delle piante, acquisendo soltanto il controllo su quelli meccanici dei minerali;[10]
  • Proto-mongoli, settima e ultima sotto-razza di Atlantide, cercarono di conservare la connessione con l'antica saggezza perduta, difendendola contro l'avanzata del pensiero logico-razionale, finendo per «indurirsi» e assumendo una rigida costituzione eterica.[10]

Su Atlantide l'umanità avrebbe inoltre imparato a sviluppare il linguaggio, ma cadendo poi nel peccato avrebbe perso la funzionalità del «terzo occhio» fino a sprofondare nelle acque.

Illustrazione di migrazioni umane (1808)

La quinta razza radice ad emergere fu quella degli Ariani, attualmente operativa,[37] il cui compito è di sviluppare il pensiero astratto. Essa deriverebbe secondo la teosofia dai sopravvissuti dalla distruzione di Atlantide, ed esisterebbe da circa un milione di anni, quando il Manu della quinta razza, detto Vaivasvata, attraverso una migrazione avrebbe condotto alcuni superstiti degli Atlantidei in Asia per fondarvi le civiltà post-diluviane, infondendo le sue qualità in sette uomini, divenuti i sette santi Rishi della civiltà indiana.[38]

Antichi manoscritti Veda della tradizione storico-religiosa degli indoari, ritenuti i capostipiti dell'attuale ciclo «ariano».

Tale razza si sarebbe sviluppata progressivamente in un quinto continente oggi corrispondente all'Europa, ed avrebbe visto succedersi le seguenti sotto-razze, secondo le ulteriori classificazioni esposte da Annie Besant e Charles Webster Leadbeater:

  1. Indù, ossia gli ariani indiani originari;[39]
  2. Arabi, comprendente i Semiti insieme alle popolazioni del Mediterraneo e del Vicino Oriente, come Assiri, Babilonesi ecc.;[40]
  3. Iranici, comprendente Medi e Persiani;[41]
  4. Celti, comprendente anche Greci e Romani, come rami di una stessa ondata migratoria in senso spirituale, non necessariamente biologico, in quanto forgiatrice della civiltà classica;[42]
  5. Teutoni, che include i popoli germanici, anglosassoni e scandinavi.[43]

Attualmente l'umanità si troverebbe pertanto nella predominanza della quinta sottorazza, della quinta razza, della quarta ronda. Seguiranno altre due sotto-razze, poi l'inizio della sesta Razza Madre, che sarà annunciata dall'arrivo di Maitreya, una figura del messianismo buddista Mahayana,[44] e infine la Settima, nuovamente spiritualizzata, con cui la Terra terminerà il suo attuale ciclo evolutivo.[45]

Rielaborazioni antroposofiche

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Nel corso della sua progressiva rottura col movimento teosofico, a partire dal 1907 Rudolf Steiner smise di utilizzare i termini razza radice e sottorazza, preferendo parlare di «periodi» o «epoche culturali».[46] In alcune lezioni del 1908 spiegò che la morte del Cristo Gesù aveva posto le basi per una nuova umanità basata su una cultura di tipo universale, senza più riguardo ai legami razziali o etnici.[46] Egli predisse anche che il concetto stesso di razza, sebbene ancora valido per distinguere tra loro i vari ceppi dell'umanità, sarebbe cessato in futuro, non avendo più motivo di esistere:

«Bisogna dunque ben comprendere che le forme d'evoluzione, tanto nel lontano passato quanto nell'avvenire, sono talmente diverse dalle attuali, che le nostre denominazioni attuali non possono servire che di ripiego, e spesso perdono ogni senso quando sono attribuite a quelle lontane epoche.

Di "razze" veramente si può cominciare a parlare soltanto verso il secondo terzo della terza epoca principale, la lemurica. ... Questo carattere di razza si mantiene durante l'epoca dell'evoluzione atlantica che è la quarta condizione principale, e giunge fino alla nostra epoca che è la quinta.

Ma già alla fine della nostra quinta epoca la parola "razza" perderà ogni significato. In avvenire l'umanità sarà divisa in modo che le sue parti non potranno più esser chiamate "razze". La letteratura teosofica usuale ha portato in ciò una grande confusione, causata specialmente da quel libro che ha, d'altra parte, il gran merito d'avere divulgata per primo ... cioè il Buddhismo esoterico del Sinnett.

Andamento delle recenti ere astrologiche (componenti nel complesso il grande anno platonico), adottato da Steiner per la suddivisione delle sue epoche di cultura.

In esso, l'evoluzione cosmica è rappresentata come se le "razze" si ripetessero eternamente allo stesso modo, attraverso i giri cosmici. Ma non è così.»

Steiner pertanto suddivise le epoche di cultura dell'attuale civiltà post-atlantica in periodi della durata di circa 2160 anni, corrispondenti a un mese del «grande Anno platonico», in questo modo:[47]

  1. epoca indiana antica, antenata della più nota civiltà dell'Indo;
  2. epoca persiana antica, in cui operò uno Zarathustra anteriore a quello omonimo conosciuto dalla storiografia tradizionale;[48]
  3. epoca egizio-caldaica;
  4. epoca greco-romana;
  5. epoca anglo-sassone, ovvero quella attuale;
  6. epoca russo-slava, collocata nel futuro a partire dal IV millennio d.C.;
  7. epoca americana-australiana, che si concluderà con una «guerra di tutti contro tutti» prima del cataclisma finale, che darà avvio alla sesta successiva grande Epoca terrestre.[47]

Diversa durata dei cicli razziali

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La concezione antroposofica diverge anche dalle datazioni della Blavatsky, che presentava la durata dei vari cicli razziali in una scala di milioni di anni, essendo basata sulle cronologie sia della scienza accademica, sia delle interpretazioni letterali dei testi orientali. In particolare Guenther Wachsmuth, criticando esplicitamente le leggi temporali dell'uniformitarismo fondate su proiezioni matematiche astratte, propose una sorta di metamorfismo accelerato, più affine al catastrofismo, con cui cercò di conciliare i nuovi risultati di Steiner con i dati geologici del tempo.[49]

Wachsmuth così ridusse le grandi tappe della civiltà e dell'evoluzione umana a una scala cronologica misurata in millenni, anziché sulle cifre iperboliche della teosofia tradizionale.[49]

I grandi numeri induisti, come i 4.320.000.000 di anni di un kalpa, venivano da lui assunti come meri simboli di ritmi spirituali o indicazioni di stati di coscienza, piuttosto che come durate temporali lineari. Secondo Wachsmuth, infatti, nel passato la vitalità della Terra avrebbe permesso trasformazioni morfologiche in tempi brevissimi che oggi, con la materia «indurita», richiederebbero milioni di anni.[49]

Ricezione in altri contesti esoterici

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L'utilizzo del termine «ariano» da parte della Blavatsky per designare la quinta sotto-razza,[50] da lei ritenuta attualmente predominante e inclusiva peraltro dei semiti,[52] si ricollegava agli studi antropologici del XIX secolo sulla scoperta di numerose assonanze linguistiche tra il greco, il latino e il sanscrito, dalle quali si era dedotta una loro comune provenienza da un unico ceppo proto-indo-europeo. Questa lingua ancestrale, attribuita a una razza progenitrice caucasica, era stata chiamata col vocabolo sanscrito arya, che significa «nobile», da cui il termine ariano.[51]

A questi studi si aggiunsero da più parti talune connotazioni di superiorità basate sul concetto di evoluzione biologica introdotto dal darwinismo,[50] oltre alle suggestioni di romanzieri come Bulwer-Lytton che avevano preconizzato l'avvento di una razza futura come dominatrice del mondo, alle quali fu attribuito un fondamento di verità negli ambienti dell'esoterismo occidentale.[53]

L'utilizzo della svastica da parte di numerosi popoli (indiani, tibetani, eurasiatici) per il suo potere magico-spirituale di armonia e dinamismo,[54] ricorrente anche nella teosofia, assurse nei circoli occulti mitteleuropei a simbolo solare della tradizione nordica primordiale,[55] di cui la razza ariana era ritenuta la diretta discendente.[56]

Nel dibattito sulla possibile terra d'origine dei popoli ariani, vari occultisti, ricalcando in parte le tesi della Blavatsky, concordarono su una sua collocazione mitica nella regione artica del pianeta.[57] Tra costoro Julius Evola, pur prendendo le distanze dalla teosofia, identificava come Iperborei gli abitanti di quel centro nordico, che per lui rappresentava la Tradizione primordiale dell'età dell'oro,[58] caratterizzata da virtù solari, virili e regali, ma progressivamente corrottasi verso le forme sempre più materiali e «telluriche» dei culti meridionali, matriarcali e lunari, a seguito delle loro migrazioni verso Sud dovute a drastici cambiamenti climatici.[57]

Evola teorizzava quindi un'«involuzione» della razza, più che una sua evoluzione,[59] ma in ogni caso non la riduceva a una mera questione di sangue, tenendo a distinguere, all'interno dell'essere umano, tre diversi attributi razziali: corporeo (ossia il dato biologico), animico (i tratti caratteriali), e soprattutto spirituale; quest'ultimo non dipendeva per lui dai tratti somatici, bensì dall'atteggiamento verso il sacro e il trascendente, denotando l'autentica nobiltà.[57] Per questo egli preferiva parlare di razza iperborea anziché ariana.[57]

Tra gli altri anche René Guénon situava l'origine spirituale dell'umanità nel polo nordico,[60] ma liquidando la teoria delle razze-radici come un sincretismo di terminologie orientali e suggestioni occidentali, sosteneva che la vera distinzione tra gli umani non fosse di tipo razziale, ma riguardasse la loro natura interiore, di cui il sistema delle caste (o varna induiste) era un riflesso, intese come vocazioni spirituali profonde che prescindevano dall'appartenza etnica.[61] Egli valorizzava dunque molto di più la gerarchia delle caste rispetto alla classificazione biologica.[57]

Della concezione teosofica delle razze si sarebbe poi nutrito l'immaginario occulto del nazismo, travisandola o reinterpretandola appunto in senso biologico e nazionalistico.[62] Correnti völkisch come l'ariosofia, o la società Thule, adottarono la svastica come l'emblema solare della patria originaria dei popoli nordici, associata a una mitica età d'oro dell'umanità,[62] i cui superstiti sarebbero sopravvissuti in regni sotterranei come Agarthi o Shamballa.[63] In particolare l'Ahnenerbe (Eredità Ancestrale), fondata da Heinrich Himmler, si dedicò alle ricerche riguardanti la storia antropologica della razza ariana, promuovendo le spedizioni tedesche in Tibet e in altre parti del mondo alla ricerca di quei capostipiti della stirpe germanica, raccogliendo informazioni su di essi al fine di ripristinarne la purezza.[64]

L'utilizzo del termine «razza» in tali contesti culturali tendeva comunque a divergere dall'autentico significato teosofico,[27] per il quale esso restava una categoria temporanea dell'anima umana, uno stadio di coscienza nel suo percorso evolutivo di reincarnazione attraverso i vari globi e ronde,[4] sicché in definitiva, secondo la Blavatsky, «il criterio di dividere l'umanità in razze superiori e inferiori si dimostra infondato e perde valore».[65]

  1. (RU) "The fifth Race and its divine guides", in Тайная Доктрина, "The Secret Doctrine", vol. II, p. 434, Stanza XII of the "Book of Dzyan".
  2. 1 2 3 4 G.W. Pelt, La Storia arcaica della Razza Umana, § 1.
  3. 1 2 3 Anelli e Ronde, Catena Planetaria, Globi, in Glossario de "La dottrina segreta".
  4. 1 2 G. de Purucker, Studi sulla Filosofia Occulta (PDF), su theosociety.org, traduzione di Nicola Fiore, § 2, La Razza Radice e le Sue Suddivisioni, Theosophical University Press, 2017 [1945], p. 16.
  5. Manu, su teosofica.org.
  6. Charles Webster Leadbeater, I Maestri e il Sentiero, Madras, The Theosophical Publishing House, 1925.
  7. 1 2 Razze radici, su theosophy.wiki.
  8. Alfred Percy Sinnett, Buddismo esoterico, traduzione di Antonio Girardi, Edizioni Teosofiche Italiane, 1883.
  9. The Story of Atlantis: a Geographical, Historical and Ethnological Sketch, Londra, Theosophical Publishing Society, 1896; The Lost Lemuria, Londra, Theosophical Publishing Society, 1904; trad. it.: La storia di Atlantide e della Lemuria perduta, a cura di E.M.B. Presta, Cerchio della Luna, 2024 ISBN 979-8328094764.
  10. 1 2 3 4 5 6 7 8 Rudolf Steiner, Cronaca dell'Akasha (1904), trad. it. di Lina Schwarz, 4ª ed., Fratelli Bocca Editori, 1953.
  11. Peter Staudenmaier, Race and Redemption. Racial and Ethnic Evolution in Rudolf Steiner's Anthroposophy, in "Nova Religio. The Journal of Alternative and Emergent Religions", vol. 11, n. 3 (2008), pag. 7 e segg.
  12. 1 2 Weor, pp. 104-6.
  13. Vincenzo Pisciuneri, Le Terre Primordiali (PDF), su sapienzamisterica.it, p. 5.
  14. 1 2 G.W. Pelt, La Storia arcaica della Razza Umana, § 2.
  15. 1 2 G.W. Pelt, La Storia arcaica della Razza Umana, § 3.
  16. «Essi furono "distrutti" come Razza, essendosi fusi nella loro progenie (per essudazione); vale a dire che la Razza senza sesso si reincarnò nella Razza (potenzialmente) bisessuata» (H.P. Blavatsky, La dottrina segreta, vol. II, Antropogenesi, in Note preliminari, trad. it. di Boris de Zirkoff, Roma, Istituto Cintamani, 2006, pag. 4).
  17. Iperboreo, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. Cfr. anche L'esperienza dell'Apollo iperboreo, Centro Studi La Runa, 2020. L'età dell'oro: gli Iperborei, su vedavyasamandala.com, 2020.
  18. Weor, pp. 106-7.
  19. Vincenzo Pisciuneri, La terra iperborea (PDF), su Le Terre Primordiali, sapienzamisterica.it, p. 9.
  20. Weor, pp. 106-7
  21. 1 2 Michel Coquet, La storia del nostro pianeta (PDF), in Luci della Grande Loggia Bianca: Atlantide e Lemuria, § 1, Amrita, 1995, pp. 14-15.
  22. 1 2 (EN) Rudolf Steiner, The Hyperborean and the Polarean Epoch, su rsarchive.org, O.O. n. 11.
  23. (EN) Second Root-Race, su Root Race, theosophy.wiki.
  24. 1 2 Girolamo Chiaro, Modernismo magico. Eredità nietzscheana e radici esoteriche nell'arte del XX secolo (PDF), su thesis.unipd.it, Università degli Studi di Padova, 2023, p. 35.
  25. G.W. Pelt, La Storia arcaica della Razza Umana, § 7.
  26. G.W. Pelt, La Storia arcaica della Razza Umana, § 6.
  27. 1 2 3 4 5 6 7 (EN) Root-Races, su theosophy.world.
  28. Weor, pp. 107-110.
  29. 1 2 Rudolf Steiner, La scienza occulta, § 4, L'evoluzione del mondo e dell'uomo, 1910. Cfr. anche Rudolf Steiner, Angeli all'opera, su Pietro Archiati (a cura di), media.liberaconoscenza.net, traduzione di Giusi Graziuso, O.O. 105, PensareLibero, 2008 [1908].
  30. (EN) Pitris, su theosophy.wiki.
  31. G.W. Pelt, La Storia arcaica della Razza Umana, § 5.
  32. Fabrizio Fiorini (a cura di), Rudolf Steiner e la mystica aeterna, Udine, Mimesis, 2022, p. 97.
  33. William Scott-Elliott, The Story of Atlantis, Londra, 1896.
  34. Rudolf Steiner, Elementi fondamentali dell'esoterismo, in "L'Archetipo", traduzione di Angiola Lagarde, O.O. 93a, vol. 22, n. 9, settembre 2017 [1905].
  35. Bruno Martinis, Atlantide: mito o realtà, pag. 135, nota 22, Dedalo, 1989.
  36. Su questo punto tuttavia la Blavatsky precisa che l'Atlantide di Platone si riferiva esclusivamente all'isola di Posidone che sarebbe stata sommersa dal diluvio solo molto più tardi, in tempi relativamente più vicini ai nostri: «Resta inteso che i nomi di Lemuria e di Atlantide non sono i veri nomi arcaici dei continenti perduti. Li abbiamo adottati semplicemente per amor di chiarezza. Atlantide era il nome dato a quelle parti del Quarto Continente che erano oltre le Colonne d'Ercole, e che rimasero emerse dopo il cataclisma generale. Gli ultimi resti di queste — l'Atlantide di Platone, o "Poseidone", che è un altro sostituto, o piuttosto una traduzione, del vero nome — era l'ultimo dei continenti rimasti emersi, circa 11.000 anni fa» (H.P. Blavatsky, La dottrina segreta (PDF)., op. cit., pag. 213, nota 230).
  37. Lachman, pag. 256.
  38. Vaivasvata, in Glossario teosofico, Società Teosofica Italiana.
  39. Besant e Leadbeater, Early Aryan Civilisation and Empire, cap. XVI, pag. 264.
  40. Besant e Leadbeater, The Second sub-race, the Arabian, cap. XVII, pag. 275.
  41. Besant e Leadbeater, The Third sub-race, the Iranian, cap. XVIII, pag. 293.
  42. Besant e Leadbeater, The Fourth sub-race, the Keltic, cap. XIX, pag. 306.
  43. Besant e Leadbeater, The Fifth sub-race, the Teutonic, cap. XX, pag. 320.
  44. Goodrick-Clarke, pag. 223.
  45. Campbell, pag. 45.
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  48. Paul Du Breuil, Zarathustra, Firenze, ECIG, 1998, pag. 23.
  49. 1 2 3 Guenther Wachsmuth espose in particolare le sue tesi in tre libri, ossia Le forze eteriche plasmatrici nel cosmo, nella terra e nell'uomo (Die ätherischen Bildungskräfte in Kosmos, Erde und Mensch, 1924, trad. it. di Giuseppe Trinchero, Psiche, 2017); Cosmogonia e storia del pianeta in un divenire organico (Die Entwicklung der Erde. Kosmogonie und Erdgeschichte, 1950, trad. it. di Laura Sassi, Psiche, 2019); e Il divenire dell'umanità (Werdegang der Menschheit, 1953, trad. it. Antroposofica, 1973).
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  51. 1 2 3 Richard Smoley, Blavatsky era nazista? (PDF), in "Quest magazine", Theosophical Society in America, 2015.
  52. H.P. Blavatsky, La Dottrina Segreta, Antropogenesi, trad. it. di Elena Ossipoff, vol. VI, pag. 43, Edizioni Teosofiche Italiane (ETI), 2002.[51]
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  54. Salvino Ruoli, Dopo la fine del Kali Yuga, in "L'Archetipo", anno 29, n. 11, novembre 2024.
  55. Francesco Surdich, Miscellanea di storia delle esplorazioni, Genova, Fratelli Bozzi, 1975, p. 18.
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  58. Paolo Spaggiari, Il Graal: analisi storico-letteraria e prospettive antropologiche, Alta Formazione Editrice, 2025, p. 327.
  59. Raffaele Ganzerli, Il Darwinismo Sociale in Germania dall'Unificazione al Terzo Reich, Youcanprint, 2014, p. 49.
  60. Godwin, Il mito polare (2001), pp. 23-27.
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  63. Roberto Pinotti e Alfredo Lissoni, Luci nel cielo, Milano, Mondadori, 2014, pp. 243-5.
  64. (EN) Peter Longerich, Heinrich Himmler: a Life, Oxford University Press, 2012, p. 275.
  65. H.P. Blavatsky, La Dottrina Segreta, Antropogenesi, trad. it. di Elena Ossipoff, vol. V, pag. 247, Edizioni Teosofiche Italiane, 2002.[51]

Voci correlate

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Collegamenti esterni

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