Storia dell'antico Egitto
La storia dell'antico Egitto (o storia egizia) riguarda la civiltà sviluppatasi lungo la valle e il delta del Nilo. Come storia documentata di uno Stato unitario, essa inizia convenzionalmente con l'unificazione di Alto e Basso Egitto e con l'introduzione della scrittura, attorno al 3100 a.C.[1]
La delimitazione temporale del periodo è oggetto di dibattito tra gli studiosi. In senso stretto, la storia dell'antico Egitto coincide con la parabola della civiltà faraonica e delle sue dinastie indigene, dalla fine della preistoria egizia fino al 343 a.C., quando si concluse l'ultima dinastia autoctona, la XXX. In senso più ampio, molti studiosi includono anche il periodo tolemaico e quello romano, poiché istituzioni, culti e forme di scrittura della tradizione egizia continuarono a esistere anche sotto dominazioni straniere per diversi secoli.[2]
Nel corso dell'età faraonica si succedettero trenta dinastie faraoniche; a queste si aggiungono per convenzione la XXXI (persiana, 343–332 a.C.), la XXXII (macedone, 332–305 a.C.) e la XXXIII (tolemaica, 305–30 a.C.). Per tutta la durata della civiltà faraonica il sovrano – detto faraone – incluse tra i propri titoli quello di Signore delle Due Terre, a ricordo della bipartizione geografica e politica originaria del Paese.[3]
Quadro cronologico
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La cronologia dell'antico Egitto si basa principalmente sulle liste reali tramandate dall'antichità, tra cui il Canone Reale di Torino, la Lista di Abido e la Pietra di Palermo, integrate dall'opera del sacerdote Manetone, che nel III secolo a.C. suddivise la storia egizia in trenta dinastie. Tale ripartizione è ancora oggi alla base della storiografia egittologica, benché alcune dinastie fossero contemporanee e non sequenziali come Manetone lasciava intendere.[4]
La datazione assoluta si fonda su alcuni punti fissi ricavati dall'astronomia — in particolare dalla levata eliaca della stella Sirio registrata in alcuni papiri — e dalla correlazione con le cronologie assira e babilonese, che consentono sincronismi puntuali a partire dal II millennio a.C. Per le fasi più antiche, però, resta un certo margine di incertezza: gli studi radiometrici più recenti collocano la formazione dello Stato egizio in un arco compreso all'incirca tra la fine del XXXIII e l'inizio del XXXI secolo a.C., con una data probabile attorno al 3100 a.C., restringendo sensibilmente un quadro in cui le proposte più antiche oscillavano in passato tra circa 3400 e 2900 a.C.[5] Permangono dunque divergenze tra studiosi, soprattutto per il Periodo Protodinastico, anche se oggi esse risultano in genere contenute entro alcune decine o, al massimo, poche centinaia di anni.[5]
I principali periodi in cui si articola la storia dell'antico Egitto, con le rispettive dinastie, sono riassunti nella tabella seguente. A questi vanno aggiunte per convenzione storiografica la XXXI dinastia persiana (343–332 a.C.), la XXXII macedone (332–305 a.C.) e la XXXIII tolemaica o lagide (305–30 a.C.). Il periodo tolemaico si concluse con la morte di Cleopatra VII e la conquista romana dell'Egitto, che divenne provincia romana nel 30 a.C. La cultura faraonica sopravvisse ancora per alcuni secoli sotto i romani: l'ultimo testo geroglifico è datato al 394 d.C. e l'ultimo santuario tradizionale in funzione, quello di Iside a File, fu chiuso nel VI secolo per ordine di Giustiniano I.[2][6]
- Dettaglio del Canone Reale di Torino. Museo Egizio, Torino.
Origini: preistoria e Neolitico
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Sul finire del Paleolitico (circa 10.000 a.C.), il ritiro dei ghiacci e la conseguente desertificazione progressiva del Sahara, accentuatasi nel corso dell'Olocene, spinsero le popolazioni nomadi che abitavano le savane nordafricane a concentrarsi lungo le rive del Nilo, allora paludose e ricche di selvaggina e pesce.[7] Le prime culture attestate sono di carattere nomade; solo con la diffusione di specie domesticate provenienti dall'area siro-palestinese — tra cui il grano, l'orzo e il lino — prese avvio una progressiva sedentarizzazione.[8]
Con l'acquisizione delle competenze agricole, a partire dal V millennio a.C. si formarono villaggi stabili nell'Alto e nel Basso Egitto, intorno ai quali si svilupparono strutture di governo embrionali. L'unificazione progressiva di comunità in entità provinciali — i futuri nòmi — anticipò la bipartizione tra Alto e Basso Egitto che avrebbe caratterizzato l'intera storia del Paese.
Tra il 3900 e il 3150 a.C. si succedono le culture Naqada I (o Amraziana), Naqada II (o Gerzeana) e Naqada III (o Semainiana), documentate soprattutto negli scavi di Flinders Petrie a Naqada e di Quibell e Green a Ieracompoli.[9] In quest'ultima, la netta separazione tra sepolture di élite e sepolture comuni attesta già una struttura gerarchica evoluta, precondizione dell'unificazione politica.[10] Tra i reperti del periodo, il Museo Egizio di Torino conserva un corpo di adulto mummificato naturalmente (Suppl. 293), risalente tra il 3900 e il 3700 a.C.[11]
- Vaso in forma di uccello, periodo Naqada III.
- Treccia in fibra vegetale e cuoio, associata alla mummia S. 293. Museo Egizio, Torino.[12]
- Coppa con scene di caccia (classe C), terracotta, epoca predinastica, Naqada I (3900-3700 a.C.), probabilmente da Sedment; documenta il repertorio figurativo delle prime comunità nilotiche sedentarie.[13]
- Vaso decorato con figure di barche dipinte (classe D), terracotta, epoca predinastica, Naqada II (3700-3300 a.C.); le imbarcazioni richiamano temi centrali dell'iconografia del predinastico tardo.[14]
Periodo arcaico (3150-2700 a.C.)
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Le prime due dinastie sono dette anche tinite, dal nome della città di Thinis, di cui sarebbero state originarie. Il Periodo arcaico, compreso tra il 3150 e il 2700 a.C. circa, conclude la fase di formazione dello Stato unitario nato dalla fusione di Alto e Basso Egitto; le due componenti territoriali resteranno tuttavia sempre distinte nell'organizzazione politica e religiosa del Paese, tanto che il sovrano assumerà tra i propri titoli quello di Re delle Due Terre.
La scarsità di documenti contemporanei e il fatto che la maggior parte delle liste reali pervenute risalgano al Nuovo Regno — circa 1500 anni dopo i fatti — generano notevoli incertezze sulla sequenza dei sovrani e sulle date. La maggior parte dei nomi Horo è stata rinvenuta su stele, vasellame o graffiti; altri compaiono sulla Pietra di Palermo. La suddivisione in due dinastie si basa sul Canone Reale di Torino e sull'opera di Manetone.[15]
L'unificazione delle Due Terre viene tradizionalmente attribuita a un sovrano chiamato Menes nelle liste reali, identificato dalla maggior parte degli studiosi con il Narmer della tavoletta omonima, che lo ritrae nell'atto di indossare le corone di Alto e Basso Egitto. Alcuni studiosi hanno avanzato ipotesi alternative, associando la figura dell'unificatore al mitico Re Scorpione o ad Aha, di norma indicato come successore di Narmer. La I dinastia (3150–2925 a.C. circa) costituisce un periodo di consolidamento dello Stato unitario, con struttura fortemente teocratica e sovrano-dio al vertice. Le fonti scritte riportano principalmente i nomi dei sovrani e poche altre notizie; si ha comunque notizia di vittorie sulle popolazioni nomadi della Penisola del Sinai e di un progressivo spostamento della capitale da Thinis a Menfi.[16]
La II dinastia (2925–2700 a.C. circa) è segnata da tensioni interne tra le componenti settentrionale e meridionale del Paese, leggibili nella scelta del re Peribsen di sostituire il dio tutelare Horus con Seth e nella conseguente damnatio memoriae del suo nome. Tale rottura riflette verosimilmente uno scontro politico tra i centri di potere delle Due Terre. Solo con Khasekhemui si afferma una doppia titolatura che unisce le due divinità, con espliciti richiami alla pacificazione presenti nella titolatura stessa; ciò pose le basi politiche e religiose per la fase storica successiva.[17]
- La Targhetta MacGregor in avorio, raffigurante il faraone Den che abbatte un nemico. British Museum, Londra.
- Etichetta zoomorfa in osso e avorio, epoca protodinastica (3300-3000 a.C.); testimonia i sistemi di marcatura e identificazione degli oggetti nella fase di formazione dello Stato. Museo Egizio, Torino, n. inv. Suppl. 1123.[18]
- Vaso cilindrico in alabastro, Inizio Epoca Dinastica, I-II dinastia (3000-2590 a.C.); appartiene alla produzione litica di pregio dei primi secoli dinastici. Museo Egizio, Torino, n. inv. Suppl. 345.[19]
- Coppa in alabastro, Inizio Epoca Dinastica, I-II dinastia (3000-2590 a.C.); esempio della vasellaria in pietra diffusa nei contesti di prestigio dell'età arcaica. Museo Egizio, Torino, n. inv. Suppl. 369.[20]
Antico Regno (2700-2160 a.C.)
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L'Antico Regno abbraccia le dinastie dalla III alla VI (2700–2160 a.C. circa) ed è noto anche come «l'età delle piramidi». Fu il primo periodo di piena maturità della civiltà egizia: lo Stato si dotò di un apparato amministrativo centralizzato con il visir come figura di raccordo tra il sovrano divino e il governo terreno, e l'architettura monumentale divenne lo strumento principale di affermazione del potere reale e religioso.[21]
Con Djoser, primo re della III dinastia (2700–2620 a.C.), il suo architetto Imhotep realizzò a Saqqara la prima piramide della storia — la piramide a gradoni — inaugurando l'uso sistematico della pietra da taglio in luogo dei mattoni crudi.[22] La IV dinastia (2620–2500 a.C.) portò questa tradizione al culmine: Snefru sperimentò tre piramidi successive giungendo alla prima piramide a facce lisce; i successori Cheope, Chefren e Micerino costruirono le celebri piramidi di Giza, con annessa la Sfinge di Giza.[21]
La V dinastia (2500–2340 a.C.) spostò l'asse religioso verso il culto solare di Ra, costruendo templi solari nell'area di Abu Sir e Abu Gurab e rafforzando nell'ideologia reale il titolo di «Figlio di Ra». Nel contempo, i funzionari provinciali iniziarono ad acquisire autonomia crescente, avviando il processo che avrebbe indebolito il potere centrale.[21]
La VI dinastia (2340–2160 a.C.) fu segnata da tentativi di pacificazione interna — leggibili nei nomi di Horus dei sovrani — e da un'intensa politica estera commerciale verso Biblo, la Nubia e il Paese di Punt. Il lunghissimo regno di Pepi II, protrattosi forse per oltre 90 anni, accelerò la sclerotizzazione dell'apparato burocratico e il rafforzamento del potere feudale locale; alla sua morte il potere centrale si dissolse rapidamente in una miriade di signorie autonome, aprendo la strada al Primo periodo intermedio.[23]
- La Piramide di Djoser a Saqqara, III dinastia.
- La Sfinge di Giza e la piramide di Chefren, IV dinastia.
- Statua della principessa Redji, granodiorite, III dinastia (2592-2544 a.C.), da Saqqara; testimonia la statuaria di corte dell'inizio dell'Antico Regno. Museo Egizio, Torino (Cat. 3065).[25]
Primo periodo intermedio (2160-2055 a.C.)
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La situazione politica delineatasi durante la V e la VI dinastia, con il progressivo rafforzamento del potere provinciale, la crescente autonomia dei governatori locali e il lunghissimo regno di Pepi II, giunse al suo apice in un periodo di turbolenze e disgregazione noto come Primo periodo intermedio. Secondo alcune teorie,[23] alla crisi politica si sarebbe sommato un periodo climatico di tipo saheliano, con lunghe carestie aggravate dall'assenza di un'amministrazione centrale in grado di mantenere efficienti i canali di irrigazione; tra gli elementi addotti a sostegno dell'ipotesi vi è il fatto che i maggiori disordini si verificarono nella valle del Nilo, mentre città lontane dal fiume come Balat e la sua necropoli nell'oasi di Dakhla non mostrano segni di interruzione della vita comune.[23]
Difficile si presenta la stesura di un elenco dei re, poiché si ha sovrapposizione di dinastie instaurate dai capi dei nomi locali che si autoproclamarono re. La VII e VIII dinastia (2150-2135 a.C. circa), di cui Manetone scrisse che si trattò di "70 re di Menfi che regnarono 70 giorni", videro il potere effettivo ridursi all'area menfita, mentre nell'Alto Egitto i principi locali gettavano le basi per futuri poteri regionali.[21]
- Pittura parietale dalla tomba di Iti e Neferu, Gebelein, 2118-1980 a.C. Museo egizio, Torino.
Medio Regno (2055-1790 a.C.)
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Il Medio Regno comprende la XI e la XII dinastia (2055-1790 a.C.) e rappresenta il secondo grande periodo di fioritura della civiltà egizia, dopo la riunificazione delle Due Terre operata da Mentuhotep II. Questi, salito al trono intorno al 2065 a.C. come principe tebano, condusse una lunga azione contro la dinastia eracleopolitana e nel corso del regno ristabilì l'unità politica del Paese. Tebe divenne allora il principale centro del nuovo regno e il suo programma monumentale ebbe nel tempio funerario di Deir el-Bahari la realizzazione più celebre.[30][31]
I successori di Mentuhotep II - Mentuhotep III e Mentuhotep IV - proseguirono nell'azione riunificatoria senza tuttavia consolidarla pienamente. La transizione alla XII dinastia (1994-1785 a.C.) avvenne probabilmente senza traumi: Amenemhat I, forse già visir del suo predecessore, fondò una nuova capitale, Imenemhat-Ity-Tawy, nei pressi dell'odierna El-Lisht, a voler simboleggiare il distacco tanto dall'eredità tebana quanto dal polo menfita. Istituì inoltre la pratica della coreggenza per garantire continuità nella successione, elevando il figlio Sesostri I al rango di co-reggente intorno all'anno ventesimo di regno.[32]
Sotto la XII dinastia il Paese raggiunse il suo secondo apice di potenza. Sesostri III rafforzò radicalmente il controllo della corona sulle province e nel corso della tarda XII dinastia il peso dei nomarchi si ridusse fortemente a vantaggio di funzionari di nomina regia; ne conseguirono il ridimensionamento dei poteri locali e l'ascesa di una classe media di scribi e funzionari. In politica estera consolidò la presenza egiziana in Nubia, con una rete di fortezze di frontiera, e mantenne intensi rapporti con il Levante. Il suo successore Amenemhat III, con un regno di circa 45 anni, sviluppò ulteriormente il Fayyum e al suo periodo si collega il villaggio operaio di Kahun, uno dei più noti insediamenti pianificati del Medio Regno.[33][34]
Fu anche un'epoca di straordinaria produzione letteraria: la lingua e la letteratura raggiunsero quella perfezione che ha fatto parlare di "classicismo" del Medio Regno. Tra i testi più noti figurano il Racconto di Sinuhe, la Profezia di Neferti, gli Insegnamenti di Amenemhat e la Satira dei mestieri.[35]
Il progressivo indebolimento del potere centrale con la XIII dinastia, caratterizzata da una rapida successione di sovrani, aprì la strada al Secondo periodo intermedio e alla successiva affermazione degli hyksos nel Delta.[36]
- Il complesso piramidale di Amenemhat I a Lisht, XII dinastia.
- La cappella di Sesostri I ricostruita a Karnak, XII dinastia.
- Stele a falsa porta del ciambellano Hornakht, figlio di Mera, calcare, XII dinastia. Museo Egizio, Torino (Cat. 1612).[37]
- Sesostri III in granito nero, XII dinastia. Museum of Fine Arts, Boston.
- Amenemhat III con Corona bianca (AEIN 924), XII dinastia. Ny Carlsberg Glyptotek, Copenaghen.
Secondo periodo intermedio (1790-1540 a.C.)
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Con la fine della XII dinastia si delineò una situazione di progressiva frammentazione del potere centrale.[38] Nel Delta orientale è attestata già fra tardo Medio Regno e inizio del Secondo periodo intermedio la presenza stabile di gruppi levantini; per questo l'ascesa degli hyksos (dall'egizio Heka Khasut, "capi dei paesi stranieri") viene oggi ricondotta più spesso a un lento processo di insediamento e crescita politica di popolazioni già presenti in Egitto, piuttosto che a un'unica invasione improvvisa.[39][40]
La XIII dinastia governò ancora il Paese per oltre un secolo, ma con una successione sempre più rapida di sovrani e un progressivo indebolimento dell'amministrazione centrale.[41] Nel Delta si affermarono intanto poteri paralleli, fino al consolidarsi della XV dinastia hyksos con base ad Avaris.[42] Benché la tradizione del Nuovo Regno li dipingesse come conquistatori violenti, le evidenze archeologiche e la rilettura critica delle fonti mostrano un quadro più complesso: non si registrano distruzioni generalizzate all'inizio del loro dominio e i re hyksos adottarono lingua, scrittura e forme della regalità egizia, presentandosi come sovrani egiziani.[43]
Nell'Alto Egitto i principi tebani della XVII dinastia acquistarono progressivamente forza fino a sfidare il dominio hyksos.[44] Il conflitto si inasprì con Seqenenra Ta'o, la cui mummia presenta gravi ferite craniche compatibili con una morte violenta in un contesto bellico.[45] Il successore Kamose portò la guerra verso nord, ma morì poco dopo il suo terzo anno di regno.[46] Salì quindi al trono Ahmose I, che avrebbe fondato la XVIII dinastia e portato a compimento la riunificazione delle Due Terre con la conquista di Avaris.[47]
- Statua del governatore Uahka, figlio di Neferhotep, in calcare, inizio XIII dinastia (1976-1794 a.C.). Museo Egizio, Torino (Suppl. 4265).[48]
- Statua del visir Iymeru, figlio del visir Ankhu, in granodiorite, XIII dinastia (1730-1720 a.C.). Museo Egizio, Torino (Suppl. 1220).[49]
- Frammenti del lenzuolo funerario della principessa Ahmose, in lino, XVII dinastia (1540 a.C.). Museo Egizio, Torino (Suppl. 5051/+ Suppl. 05065).[50]
- Cassetta per canopi in legno, Secondo periodo intermedio (1700-1539 a.C.). Museo Egizio, Torino (Cat. 2452).[51]
- Stele del responsabile del Palazzo Interno Senbef, figlio di Itu, in calcare, XIII dinastia (1759-1700 a.C.). Museo Egizio, Torino (Cat. 1627).[52]
Nuovo Regno (1540–1080 a.C.)
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Il Nuovo Regno (ca. 1548-1086 a.C.) comprende la XVIII, la XIX e la XX dinastia ed è la fase di massima espansione militare e territoriale dell'Egitto, tanto da essere spesso definito anche "periodo dell'impero". Ahmose I, fondatore della XVIII dinastia, completò la cacciata degli hyksos, prese Avaris e inseguì i fuggitivi fino alla piazzaforte palestinese di Sharuhen; nello stesso tempo riaprì anche il fronte nubiano, ponendo le basi dell'espansione meridionale del primo Nuovo Regno.[47][53] Sotto i successori Thutmose I e Thutmose III l'Egitto raggiunse la sua massima estensione territoriale: in Nubia il controllo diretto si estese fino alla quarta cataratta, mentre nell'area siro-palestinese il dominio fu esercitato politicamente attraverso accordi di vassallaggio e guarnigioni nelle fortezze di transito. Il lungo regno di Thutmose III — cinquantaquattro anni, di cui una parte in coreggenza con la reggente Hatshepsut — fu segnato da una serie di campagne militari che in circa diciassette anni portarono alla formazione del più vasto impero che l'Egitto abbia mai avuto, dall'Eufrate alla quarta cataratta del Nilo.[54]
La XVIII dinastia fu anche teatro di una profonda crisi religiosa e politica: Amenofi IV / Akhenaton assunse il nome di "colui che è utile ad Aton" e fondò in Medio Egitto la nuova capitale Akhetaton, nella quale si trasferì con la sposa Nefertiti e con la corte, promuovendo una radicale riforma religiosa incentrata su Aton e ridimensionando il culto di Amon, il cui clero a Karnak aveva acquisito un potere economico e politico di primissimo piano.[55][56] La riforma incontrò forti resistenze e fu progressivamente smantellata dopo la morte del suo ideatore.[56] Alla sua morte il giovane Tutankhamon ripristinò l'antico culto e abbandonò Akhetaton. La dinastia si concluse con i brevi regni di Ay e del generale Horemheb, che avviò una sistematica restaurazione dell'ordine tradizionale.
La XIX dinastia vide l'Egitto confrontarsi con la potenza ittita per il controllo della Siria. Ramses II, il più longevo e celebrato tra i faraoni del Nuovo Regno, combatté la Battaglia di Qadeš (1274 a.C.) contro Muwatalli II e concluse poi con Hattušili III un trattato di pace e alleanza tra i più antichi del Vicino Oriente di cui siano pervenute redazioni da entrambe le parti.[57] La XX dinastia affrontò le ripetute invasioni dei Popoli del Mare: Ramses III le respinse in battaglia navale e terrestre, ma le lotte intestine e la crisi economica che ne seguirono portarono al collasso della dinastia nel giro di un secolo, con il progressivo indebolimento del potere regio a vantaggio del clero tebano di Amon, aprendo il Terzo periodo intermedio.[58]
- Maschera funeraria di Tutankhamon, oro e lapislazzuli, XVIII dinastia. Museo Egizio del Cairo.
- Il grande tempio di Ramses II ad Abu Simbel, XIX dinastia.
- Statua del faraone Horemheb e della regina Mutnodjemet, granodiorite, XVIII dinastia. Museo Egizio, Torino (Cat. 1379).[59]
Terzo periodo intermedio (1080–664 a.C.)
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Il Terzo periodo intermedio fu segnato da una forte frammentazione del potere centrale.[60] Nella XXI dinastia l'Egitto risultò diviso soprattutto tra i sovrani di Tanis nel Basso Egitto e il clero tebano di Amon nell'Alto Egitto.[60] Questo equilibrio limitò a lungo l'azione esterna della monarchia, che poté tornare a una politica più attiva solo quando riuscì a contenere il potere sacerdotale tebano.[60]
Con la XXII dinastia, di origine libica, i faraoni tentarono di ricomporre l'unità del Paese anche attraverso il controllo del sacerdozio tebano; Sheshonq I nominò il figlio Iuput sommo sacerdote di Amon a Tebe e, una volta rafforzata la propria posizione interna, poté riprendere iniziative verso la Palestina.[60] Tuttavia la nuova élite mantenne anche forme di organizzazione fondate su solidarietà familiari e di lignaggio, che favorirono successioni collaterali e centri di potere concorrenti.[61] Tra XXII e XXIV dinastia il quadro politico restò quindi instabile, con regni paralleli e autorità locali in competizione, soprattutto nel Delta e nell'Alto Egitto.[61]
Nella seconda metà dell'VIII secolo a.C. questa frammentazione favorì l'espansione del regno di Kush.[62] La stele di Piye mostra infatti un Egitto ancora diviso tra più sovrani regionali, mentre con Shabaka e i suoi successori la XXV dinastia kushita riuscì a riunificare il paese sotto una superiore autorità regia.[62] Il controllo di Tebe e poi dei principali centri del nord rese nuovamente possibile una politica egiziana più attiva verso il Levante.[62]
La fase finale del periodo fu dominata dal conflitto con l'impero assiro.[63] Taharqa riuscì a fermare una campagna assira nel 674 a.C., episodio che contribuì alla sua autorappresentazione di sovrano vittorioso sugli Assiri.[63] Le campagne del 671, 667 e 664 a.C. segnarono però il tramonto dell'egemonia kushita in Egitto e aprirono la strada al nuovo assetto politico del Paese.[63]
- Statua colossale di Pinedjem, Primo Profeta di Amon (Karnak, tempio di Amon).
- Ushabti di Taharqa.
- Cassetta per ushabti del sacerdote uab Patjauemdiamon, in legno, XXI-XXII dinastia (1076-746 a.C.): riflette il peso assunto dal personale sacerdotale nel Terzo periodo intermedio. Museo Egizio, Torino (Cat. 2430).[60][64]
- Stele di Neskhonsupakhered, cantatrice di Amon, in adorazione di Ra-Harakhty, in legno e stucco, XXI-XXII dinastia (950-800 a.C.): testimonia il rilievo delle cantatrici di Amon nel personale templare femminile dell'epoca. Museo Egizio, Torino (Cat. 1598).[65][66]
Periodo tardo (664–332 a.C.)
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La XXVI dinastia saita (664–525 a.C.) ebbe inizio quando Psammetico I, principe di Sais elevato al governo dell'Egitto dagli Assiri, si sottrasse progressivamente alla tutela assira grazie all'impiego di mercenari di origine greca e caria e, nel 656 a.C., riuscì a riunificare l'intero Paese – compresa Tebe – sotto la propria autorità. Psammetico I riformò il sistema di governo, riorganizzò l'esercito e favorì l'insediamento di gruppi greci nel Delta, con Naucrati come principale emporio dei contatti fra Egitto e mondo ellenico.[67] Il suo regno inaugura una fase di intensa rinascita culturale nota come "arcaismo saita": nell'arte, nell'architettura funeraria e nella letteratura si afferma un consapevole e programmatico ritorno alle forme del Medio e dell'Antico Regno, che i sovrani della XXVI dinastia percepivano come un modello di legittimità e grandezza cui richiamarsi.[68]
Sotto i successori di Psammetico I – Necao II, Psammetico II, Aprie e Amasi II – l'Egitto mantenne una posizione rilevante nello scacchiere internazionale e intensificò i rapporti diplomatici e commerciali con il mondo greco. Amasi II promosse ulteriormente tali contatti, che ebbero in Naucrati il loro centro principale. Nonostante questa vivacità diplomatica, l'Egitto non fu in grado di resistere alla potenza militare persiana.[67]
Nel 525 a.C. Cambise II, re persiano figlio di Ciro il Grande, attraversò il Sinai con il supporto logistico dei capi arabi e sconfisse l'esercito egiziano; dopo un breve assedio Menfi cadde e il faraone Psammetico III fu catturato. L'Egitto entrò nell'Impero achemenide come satrapia (XXVII dinastia, 525–404 a.C.). Cambise adottò titoli faraonali ma le fonti classiche – in particolare Erodoto – lo ricordano come oppressivo e sacrilego; l'egittologia moderna considera questo giudizio in parte distorto dalla propaganda successiva. Sotto Dario I il Paese fu riorganizzato amministrativamente, vennero avviati lavori templari nel tempio di Ibi nell'oasi di Kharga e fu completato il canale del Mar Rosso. Il regno di Serse I fu invece più gravoso per la popolazione e coincise con l'interruzione delle registrazioni del toro sacro Api a Menfi. Rivolte intermittenti, spesso sostenute da contingenti greci, si succedettero nel corso del V secolo a.C.[69]
Intorno al 404 a.C., approfittando delle crisi interne all'impero persiano, Amirteo, principe di Sais e unico re della XXVIII dinastia, riuscì a espellere il presidio persiano con l'aiuto di mercenari cretesi, aprendo un nuovo periodo di indipendenza faraonica. Il cosiddetto "Periodo tardo" nel senso stretto (XXVIII–XXX dinastia, 404–343 a.C.) fu l'ultimo periodo di autonomia faraonica. Amirteo fu presto scalzato da Neferite I di Mendes, fondatore della XXIX dinastia (399–380 a.C.); questi e i suoi successori concentrarono le proprie energie diplomatiche e militari nel contenere le ricorrenti minacce di riconquista persiana, stringendo alleanze con Sparta e poi con Atene. Il re Acore riuscì a respingere nel 385 a.C. una potente invasione persiana con l'aiuto di mercenari greci agli ordini del generale Cabria.[70]
La XXX dinastia (380–343 a.C.) – fondata a Sebennytos da Nectanebo I dopo aver deposto l'erede di Acore – rappresenta l'apice di questa fase finale di indipendenza. Nectanebo I respinse brillantemente nel 373 a.C. un potente attacco persiano, poi avviò un ampio programma di costruzioni templari in tutto il Paese. Il suo successore Teo tentò una campagna militare in Levante contro i Persiani ma fu abbandonato dalle sue truppe e costretto a rifugiarsi alla corte achemenide. Nectanebo II, che gli succedette nel 360 a.C., seppe resistere a un ulteriore tentativo di invasione nel 351 a.C. e promosse un vasto programma edilizio e il potenziamento dei culti degli animali sacri in diverse regioni dell'Egitto.[70]
Nel 343 a.C. Artaserse III mosse contro l'Egitto con forze preponderanti; Nectanebo II, sconfitto, si ritirò verso sud, ponendo fine all'ultimo regno faraonico di stirpe indigena. Si aprì così la breve XXXI dinastia (seconda dominazione persiana, 343–332 a.C.).[70][69]
- Coperchio del sarcofago del visir Gemenefherbak, in grovacca, XXVI dinastia (664-525 a.C.): il Museo Egizio ne sottolinea l'altissimo rango e la raffinata lavorazione, tipica della produzione saitica. Museo Egizio, Torino (Cat. 2201/01).[71]
- Coperchio del sarcofago di Ibi, grande intendente di Nitocris, divina adoratrice di Amon, in grovacca, XXVI dinastia (664-610 a.C.): richiama il rilievo della Divina adoratrice di Amon nella Tebe saitica, poiché Nitocris era la massima autorità religiosa della città e Ibi ne amministrava il patrimonio. Museo Egizio, Torino (Cat. 2202/01).[72]
Dominazioni straniere, periodo ellenistico e romano (343 a.C.-394/565 d.C.)
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Con la fine della XXX dinastia si chiuse la serie delle dinastie faraoniche indigene. Dopo la riconquista persiana del 343 a.C., l'Egitto rimase sotto la seconda dominazione achemenide per poco più di un decennio; nel 332 a.C. Alessandro Magno entrò nel paese senza combattere, rese omaggio agli dei egizi e avviò la fondazione di Alessandria.[73] Dopo la morte di Alessandro, fra il 321 e il 305 a.C. l'Egitto passò dall'essere una satrapia staccatasi dall'impero persiano a un regno autonomo sotto Tolomeo I, che assunse la regalità faraonica.[74] La dinastia tolemaica si concluse con la sconfitta di Cleopatra VII e Marco Antonio ad Azio e con la morte della regina nel 30 a.C., quando l'Egitto fu annesso a Roma, divenendo una provincia romana.[75]
I Tolomei si presentarono come faraoni legittimi, ma dovettero costruire il proprio potere attraverso un equilibrio fra monarchia, esercito, burocrazia e clero indigeno.[76] I sacerdoti egizi, grandi proprietari fondiari insieme ai militari, fecero da mediatori fra il sovrano, i templi e la produzione agricola; i sinodi sacerdotali e i decreti multilingui del periodo mostrano insieme il sostegno dato ai re e l'inserimento dei templi nella struttura statale.[77] In questo quadro il compromesso con il clero ebbe un rilievo decisivo anche nella politica monumentale del periodo.[78] L'età tolemaica fu infatti una delle principali fasi di attività templare dell'Egitto tardo. Il grande tempio di Horus a Edfu, iniziato sotto Tolomeo III, fu completato e dedicato sotto Tolomeo XII, mentre l'ultima fase della politica edilizia tolemaica raggiunse un picco sotto Cleopatra VII, soprattutto a Dendera, File e Kom Ombo.[79] Le iscrizioni templari presentano il re come responsabile della costruzione, delle offerte e delle dotazioni fondiarie, ma la progettazione e la gestione concreta dei lavori rimasero in larga misura nelle mani del clero egizio.[80][78] Nello stesso periodo il culto di Iside fu fortemente promosso dai Tolomei, che costruirono nuovi santuari, come il tempio di Iside a File, restaurarono templi più antichi e favorirono anche l'affermazione di Serapide ad Alessandria.[81]
Dopo il 30 a.C. il dominio romano non interruppe subito questo assetto. La costruzione e decorazione dei templi proseguì almeno nei primi secoli imperiali, con interventi attestati, tra gli altri, a Dendera, Edfu, Karnak, Esna e File sotto Augusto, Tiberio, Claudio, Nerone, Domiziano e Antonino Pio.[82] Tuttavia il rapporto fra amministrazione e religione indigena cambiò gradualmente: il greco ebbe ormai pieno predominio nell'amministrazione, i templi persero progressivamente risorse economiche e il programma edilizio rallentò, pur continuando la cultura religiosa egizia a godere di un forte prestigio sociale anche in età romana.[83][84]
Nel tardo impero la scrittura egizia sopravvisse ormai quasi solo negli ambienti templari. Entro la metà del III secolo il geroglifico era confinato a pochi santuari e a contesti funerari, mentre il demotico non era più usato nell'amministrazione.[83] Fra la fine del IV e il VI secolo i culti templari tradizionali furono progressivamente soppressi, anche se File continuò a funzionare più a lungo rispetto ad altri santuari.[2][85] Proprio a File sono attestati l'ultimo testo geroglifico databile, del 394, e l'ultimo graffito demotico noto, del 452, segnali convenzionali della fine della cultura scritta egizia antica.[2]
- Tolomeo IX in presenza di Horus nel Tempio di Edfu.
- Incensiere in forma di accampamento romano con quattro torri (castrum). Museo Egizio, Torino (Suppl. 1667).[87]
Regno di Meroe
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Dopo la fine della XXV dinastia i sovrani kushiti mantennero il controllo della Nubia con centro a Napata; solo più tardi Meroe divenne il principale polo politico del regno nella sua fase finale.[88][89] Il periodo meroitico è generalmente compreso tra il III secolo a.C. e la metà del IV secolo d.C.[90]
Pur sviluppando una propria identità politica e culturale, il regno di Meroe conservò forti elementi di derivazione egizia: continuò a usare una scrittura derivata dai sistemi grafici egizi, mantenne culti e forme di regalità di tradizione faraonica e costruì vaste necropoli di piramidi, oggi fra le testimonianze più note del regno kushita.[91][89] Nei secoli ellenistico e romano i rapporti con l'Egitto continuarono, alternando scambi, contatti religiosi e conflitti lungo la frontiera nubiana.[92]
Nel IV secolo d.C. il regno meroitico scomparve come potenza autonoma, mentre la presenza nubiana rimase ancora visibile nei santuari di File, uno degli ultimi luoghi in cui sopravvissero i culti tradizionali dell'Egitto antico.[90]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- Annotazioni
- Fonti
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- ↑ Stele funeraria raffigurante Iti e Neferu che ricevono offerte alimentari (S. 13114), su collezioni.museoegizio.it. URL consultato il 31 marzo 2026.
- ↑ Stele raffigurante due coppie di arcieri (S. 13115), su collezioni.museoegizio.it. URL consultato il 31 marzo 2026.
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Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]Fonti primarie
[modifica | modifica wikitesto]- Papiro dei re: elenco di tutti i sovrani, compresi quelli minori e quelli considerati usurpatori (redatto durante il regno di Ramses II).
- cronaca di Manetone: suddivisione della storia dell'Egitto in 30 dinastie, da Menes ad Alessandro Magno (redatta durante il regno dei primi due Tolomei). Nessuna copia originale è pervenuta e se ne conosce l'esistenza poiché riportata da scrittori e storici successivi quali Sesto Giulio Africano (inizio del III secolo d.C.) ed Eusebio di Cesarea (inizio del IV secolo d.C.).
- Lista di Abido: elenco di 76 antenati di Seti I inciso sulle pareti del tempio della città.
- Lista di Saqqara: riporta i cartigli di 57 sovrani omaggiati da Ramses II.
- Sala degli antenati: elenco di 61 antenati di Thutmose III (rilievo nel tempio di Luxor).
- Pietra di Palermo: lista dei re, dei nomi delle loro madri e, di anno in anno, del livello raggiunto dalla piena del Nilo.
Fonti secondarie
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) Dorothea Arnold, Amenemhat I and the Early Twelfth Dynasty at Thebes (PDF), in Metropolitan Museum Journal, vol. 26, 1991, pp. 5-48, DOI:10.2307/1512902.
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- Approfondimenti
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- Nicolas Grimal, Storia dell'Antico Egitto, traduzione di G. Scandone Matthiae, Bari, Laterza, 2002, ISBN 978-88-420-5651-5.
- (EN) Ian Shaw (a cura di), The Oxford History of Ancient Egypt, Oxford, Oxford University Press, 2000, ISBN 9780198150343.
- Toby Wilkinson, L'antico Egitto: storia di un impero millenario, Milano, Einaudi, 2012. (orig. The Rise and Fall of Ancient Egypt, Bloomsbury, 2010)
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]- Arte egizia
- Collezioni egittologiche in Italia
- Cronologia di Glasgow
- Dinastia tolemaica
- Egitto (provincia romana)
- Egitto tolemaico
- Letteratura dell'antico Egitto
- Lista di Abido
- Lista di Saqqara
- Musei di antichità egizie
- Necropoli di Tebe
- Papiro dei re
- Papiro giuridico di Torino
- Pietra di Palermo
- Piramidi egizie
- Sala degli antenati di Thutmose III
- Testi di esecrazione
- Tombe dei Nobili
- Valle dei Re
Altri progetti
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Wikiquote contiene citazioni sull'storia dell'antico Egitto
Wikimedia Commons contiene immagini o altri file riguardanti l'storia dell'antico Egitto
Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- UCLA Encyclopedia of Egyptology (UEE), su uee.ucla.edu.
- (EN) Chronology, su uee.ucla.edu, UCLA Encyclopedia of Egyptology.
- Progetto di mappatura delle tombe della Valle dei re, su thebanmappingproject.com. URL consultato il 19 gennaio 2024 (archiviato dall'url originale il 22 dicembre 2016).
- Portale italiano dedicato all'Antico Egitto, su egittologia.net.
- Portale dedicato all'Antico Egitto, su aton-ra.com.
- Il glossario di Egittologia, su abspace.it.
- Cartigli e Faraoni d'Egitto, su cartigli.it.
- (EN) The Ancient Egypt Site, su ancient-egypt.org.
- (EN) La storia antica del medio oriente, su ancientneareast.tripod.com.
