Tito Labieno (storico)
Tito Labieno (in latino Titus Labienus; ... – 12) è stato uno storico romano.
Biografia
[modifica | modifica wikitesto]Declamatore e storico, Tito Labieno è noto principalmente da alcune allusioni di Seneca il Vecchio, che ci informa che egli teneva pubbliche recitationes della propria opera davanti ad un folto pubblico, non omettendo gestualità e toni violenti, quasi da comizio[1]:
Le sue Historiae furono accusate di essere eccessivamente filo-pompeiane, ovvero repubblicane: pertanto, Augusto fece sì che il Senato decretasse che le Historiae fossero bruciate (12 d.C.). In seguito a tale decisione, Tito Labieno si suicidò, lasciandosi morire chiuso nella tomba dei suoi avi.
Cassio Severo, suo allievo, aveva imparato l'opera dello storico e, dopo la sua morte, dichiarò che per distruggere l'opera di Tito Labieno bisognava bruciare anche lui: non a caso, Severo fu confinato da Augusto a Creta e poi a Serifo, dove morì nel 32 d.C.
Historiae
[modifica | modifica wikitesto]I suoi libri, di cui non resta nulla, davano ampio spazio alla storia contemporanea e osavano denunciare la corruzione dell'élite di governo. Furono fatti bruciare, come detto, dal Senato sotto Augusto. Tuttavia se ne salvarono copie, probabilmente grazie al già citato Cassio Severo, visto che risulta che l'opera di Tito Labieno fu ripubblicata per ordine di Caligola[2].
Note
[modifica | modifica wikitesto]Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Labièno, Tito, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
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