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Hop-Frog

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Hop-Frog
Titolo originaleHop-Frog - The Eight Chained Ourangoutangs
Hop-Frog sulla copertina di una traduzione in ceco di racconti di Poe (1919)
AutoreEdgar Allan Poe
1ª ed. originale1849
Genereracconto
Sottogenereorrore
Lingua originaleinglese
SerieRacconti di Edgar Allan Poe
Preceduto daMellonta Tauta
Seguito daVon Kempelen e la sua invenzione

Hop-Frog è un racconto di Edgar Allan Poe del 1849.

Il narratore rievoca eventi di cui è stato testimone, accaduti in un luogo e tempo imprecisati.[1]

Hop-Frog è il buffone di corte di un re; nano e zoppo, è stato strappato al suo lontano Paese per essere inviato in dono al sovrano insieme all'amica Trippetta,[2] anch'essa nana, abile e graziosa ballerina. Il soprannome Hop-Frog[3] ne motteggia la buffa andatura a saltelli dovuta alla penosa deficienza dei suoi arti inferiori; per contro, Hop-Frog ha una prodigiosa forza in quelli superiori, il che lo rende eccezionale quando si tratta di arrampicarsi.

Un giorno il re organizza un grande ballo in maschera e, a corto di idee sui travestimenti, fa convocare Hop-Frog. Dopo aver costretto il buffone a ubriacarsi, il tiranno si spazientisce perché il nano non gli fornisce alcun suggerimento; non appena Trippetta interviene per proteggere l'amico, per tutta risposta il re le scaraventa in faccia il contenuto di un bicchiere di vino. Hop-Frog, dissimulando la sua rabbia, appare improvvisamente ispirato e propone allora al sovrano e ai suoi sette ministri di vestirsi tutti da orangotango: essendo all'epoca tale primate praticamente ignoto in quella parte di mondo, i convitati li avrebbero scambiati per animali veri e ne sarebbero stati spaventati a morte.

L'oltraggio del re a Trippetta

Il re accoglie la proposta con entusiasmo e Hop-Frog, dopo averlo camuffato insieme ai suoi ministri con un travestimento costituito da calzamaglie aderenti, catrame e lino, li lega assieme con una catena per rendere l'effetto ancora più verosimile. L'allestimento della sala è affidato a Trippetta, coadiuvata dall'amico.

A mezzanotte i finti orangotango irrompono sulla scena suscitando grande trambusto e terrore, mentre il re gongola per il successo riscosso dall'abile trovata. Improvvisamente però, mentre gli invitati iniziano a comprendere che si tratta di uno scherzo, con sorpresa generale gli otto uomini, che Hop-Frog aveva legato a un grande lampadario, vengono trascinati verso l'alto avvinghiati dalle catene. Sfruttando la sua nota destrezza nell'arrampicarsi, Hop-Frog li raggiunge in cima al lampadario e, dopo aver rivelato in preda al furore i suoi scopi di vendetta per lo sgarbo a Trippetta, dà fuoco al re e ai sette ministri con una torcia.

La vendetta di Hop-Frog, olio su tela di James Ensor (1896)

A causa dell'elevata combustibilità dei materiali del travestimento gli otto non hanno scampo e presto di loro non resta che una orribile massa annerita e irriconoscibile.

Dopo questa atroce vendetta Hop-Frog e Trippetta spariscono senza lasciar traccia, probabilmente per fare ritorno verso il loro Paese di origine.

Storia editoriale

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Il racconto fu pubblicato per la prima volta sul settimanale bostoniano The Flag of Our Union del 17 marzo 1849.[4]

Edizione di riferimento

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  1. "Poe seems to have a fairy-tale effect in mind. He is extremely vague about date, as though he wanted this kingdom to be some timeless Never-Never-Land. The narrator speaks of a time when jesters were still common (implying "a long time ago"), but also of "great continental 'powers'", a relatively modern development. He says that he was present when the events of the story occurred, implying the relatively recent past, yet that orang-utans were hardly known in the civilized world, implying a date at least before the age of exploration. Since Poe intends for his story to have some of the qualities of a folk-tale or even a parable, this vagueness seems deliberate. Note also the paucity of foreign phrases or quotations and explicit literary references; Poe seems concerned more than usual with keeping things simple". (EN) Edgar Allan Poe, The Short Fiction of Edgar Allan Poe: An Annotated Edition, a cura di Stuart Levine e Susan Levine, University of Illinois Press, 1990 [1976], p. 252.
  2. Così anche nel testo originale in inglese.
  3. Letteralmente: "rana saltatrice".
  4. J. A. Weinstock (a c. di), The Ashgate Encyclopedia of Literary and Cinematic Monsters, London-New York, Routledge, 2016, p. 333.

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Collegamenti esterni

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Controllo di autoritàVIAF (EN) 7462149068464665730009 · LCCN (EN) no2018005141 · GND (DE) 120114342X
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