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I delitti della Rue Morgue

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I delitti della Rue Morgue
Titolo originaleThe Murders in the Rue Morgue
Prima pubblicazione
AutoreEdgar Allan Poe
1ª ed. originale1841
Genereracconto
Sottogeneregiallo
Lingua originaleinglese
SerieRacconti di Edgar Allan Poe
Preceduto daL'uomo della folla
Seguito daUna discesa nel Maelström

I delitti della Rue Morgue (in lingua originale The Murders in the Rue Morgue, in italiano tradotto anche come Duplice delitto nella Rue Morgue e Gli assassinii della Rue Morgue) è un racconto di Edgar Allan Poe del 1841.

È considerato il primo racconto giallo della storia della letteratura[1][2].

L'anonimo narratore esordisce esaminando vari giochi (in particolare scacchi e dama) e confrontando le capacità intellettive da essi richiesti, con una particolare attenzione per il ragionamento analitico; il racconto che seguirà, continua, sarà da commento alle suddette considerazioni. Descrive quindi il suo soggiorno a Parigi durante il quale conobbe Auguste Dupin, gentiluomo dotato di particolari capacità analitiche, di cui divenne amico e con cui prese in affitto una casa in comune.

Un giorno i due leggono sui giornali il resoconto di un inspiegabile delitto: in un appartamento al quarto piano di un edificio nella Rue Morgue, sono state barbaramente assassinate l'anziana Madame L'Espanaye, trovata nel cortile interno orrendamente mutilata e con la gola brutalmente tagliata, e sua figlia Camille, strangolata e nascosta nella cappa del camino. La porta della stanza è chiusa dall'interno e i soccorritori, richiamati dalle urla delle vittime e di due sconosciuti, hanno dovuto forzarla per entrare. La polizia brancola nel buio: la porta e le finestre dell'appartamento sono state trovate ermeticamente chiuse e i vicini hanno udito, insieme alle urla delle due povere vittime, le imprecazioni di un francese e una seconda voce stridula e irriconoscibile che sembra esprimersi in un idioma ignoto. Preso atto che la polizia non riesce a ottenere alcun risultato con gli interrogatori e che un innocente è stato ingiustamente sospettato e arrestato, Dupin, servendosi della sua conoscenza di G., prefetto di polizia di Parigi, ottiene l'autorizzazione a fare un sopralluogo sulla scena del delitto per potersi fare un'idea precisa di quanto è accaduto e ipotizzare una soluzione.

Illustrazione di Arthur Rackham (1935)

Dupin, accompagnato dal narratore, compie un'accurata visita sul luogo del delitto: si rende conto che non esistono passaggi segreti verso l'esterno, e che è impossibile passare dalla cappa del camino, perché troppo stretta. Dupin si convince pertanto che l'assassino è uscito passando da una delle finestre della stanza sul retro dell'appartamento, che però sono state trovate perfettamente chiuse dall'interno. L'investigatore vuole dimostrare che l'apparente impossibilità della sua ipotesi in realtà non è tale, e vuole scoprire la prova che l'omicida è uscito proprio da lì. La sua ricerca dà i frutti desiderati: Dupin trova un chiodo spezzato che a prima vista sembra intatto e una molla che chiude con un automatismo il telaio della finestra. All'apparenza sembra impossibile che l'assassino sia passato proprio di lì: la finestra si affaccia su un baratro di parecchi metri e, oltre tutto, la parete sotto la finestra è completamente liscia. Dupin nota, però, che a circa due metri dalla finestra c'è il cavo di un parafulmine e che le imposte del quarto piano sono fatte in modo da offrire alle mani un appiglio molto comodo. Dupin spiega al narratore che soltanto un essere dotato di forza, agilità e coraggio straordinari e quasi sovrumani può aver compiuto un balzo dal cavo sino alla finestra, usando la persiana di legno come appoggio. Tutto combacia, ma quello che sembra impossibile è che possa esistere un essere umano dalle capacità richieste per compiere una simile impresa. Dupin, però, sa qual è la soluzione di questo mistero, soluzione che gli è stata suggerita da una notizia riportata su un giornale di qualche giorno prima e che aveva letto con grande curiosità. Un essere capace di compiere una tale impresa esiste, ma non è per niente umano. Il colpevole del duplice omicidio è infatti un enorme orango del Borneo. Dupin ha pubblicato un annuncio sul giornale locale chiedendo se qualcuno ha perso un simile animale: un marinaio di una nave maltese arriva presto a cercarlo.

Illustrazione di Byam Shaw (1909)

Il marinaio si offre di pagare una ricompensa, ma Dupin gli chiede semplicemente di conoscere le circostanze dietro i due omicidi. Il marinaio spiega di aver catturato l'orangutan mentre si trovava nel Borneo e di averlo portato a Parigi sperando di venderlo a una grossa somma, ma di aver avuto difficoltà a tenerlo sotto controllo. Quando, nel cuore di una notte, il marinaio vide l'orango che tentava di radersi la faccia con il suo rasoio, imitando il suo radersi mattutino, l'animale fuggì nelle strade deserte e raggiunse la Rue Morgue, dove salì ed entrò in casa, sempre seguito dal marinaio, che riuscì ad arrampicarsi e ad assistere. Mentre Mademoiselle L'Espanaye, avvistando l'orango, era subito svenuta, questi aveva afferrato Mademoiselle L'Espanaye per i capelli e agitava il rasoio imitando un barbiere. La disposizione probabilmente solo giocosa dell'orango fu però mutata in rabbia nella reazione terrorizzata dell'anziana: allora la bestia si scatenò strappandole i capelli e tagliandole la gola, quindi strangolò la figlia ancora svenuta. Il marinaio non aveva potuto che assistere impotente al delitto, e le due voci ascoltate dai testimoni appartenevano ai due, la scimmia e il suo padrone che cercava di placarla. Temendo la punizione del padrone, l'orango gettò il corpo della madre fuori dalla finestra e infilò il corpo della figlia nel camino, prima di fuggire.

Risolto il caso, Dupin e il narratore espongono la soluzione al prefetto G. Questi, pur accogliendo formalmente l'esito delle indagini, si limita a congedarli osservando che alcune persone farebbero meglio a badare ai fatti propri. Il narratore è indignato, mentre Dupin non se ne cura, spiegando all'amico come il prefetto abbia usato il sarcasmo per nascondere il proprio disappunto di non essere giunto alla soluzione.

Storia editoriale

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Il racconto fu pubblicato per la prima volta sul Graham's Magazine dell'aprile 1841.[3]

La prima edizione in volume risale al 1845, quando a Londra uscì la raccolta Tales, pubblicata presso Willey and Putnam.[4]

  1. (EN) Kenneth Silverman, Edgar A. Poe: Mournful and Never-ending Remembrance, New York, Harper Perennial, 1991. ISBN 0-06-092331-8
  2. (EN) Jeffrey Meyers, Edgar Allan Poe: His Life and Legacy, New York, Cooper Square Press, 1992. ISBN 0-8154-1038-7
  3. Edgar Allan Poe, Racconti Straordinari - Genesi di un poema - Racconti grotteschi e seri, trad. di Renato Ferrari, Milano, Edizioni per Il Club del Libro, 1958.
  4. Edgar Allan Poe. Opere scelte (a cura di G. Manganelli), Milano, Arnoldo Mondadori Editore, I Meridiani, 1971, p. 1398
  5. (EN) Murders In The Rue Morgue by Iron Maiden, su songfacts.com, Songfacts. URL consultato il 20 novembre 2010.
  6. (EN) Album Sleeve Notes, su poe-cd.com. URL consultato il 15 ottobre 2009 (archiviato dall'url originale il 21 aprile 2009).

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